Sinner punta Wimbledon: da mercoledì parte la missione londinese

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Il numero 1 del ranking Atp al lavoro a Montecarlo fino a domani, poi la partenza per Londra. Prima dello Slam il test esibizione a Hurlingham

Federica Cocchi

Giornalista

15 giugno - 14:06 - MILANO

C’era una volta un giovane tennista che si approcciava all’erba con un timore reverenziale che sfiorava la soggezione. Un ex sciatore di nome Jannik Sinner, che sui prati non riusciva a trovare l’equilibrio imparato fin da bambino sulle piste innevate fino a quando non ha deciso che anche quella superficie doveva diventare amica. Ha sbagliato, è scivolato, è caduto, si è rialzato fino a che quell’erba è diventata, lo scorso anno, il giardino dove ha saputo cogliere il fiore più prezioso del suo bouquet: la vittoria di Wimbledon contro Carlos Alcaraz. Sinner, che si allenerà fino a domani al Country Club di Montecarlo, si ricongiungerà con i prati mercoledì e giovedì, per iniziare la preparazione allo Slam di cui è campione in carica. Una scelta fatta tempo fa, quella di non giocare tornei prima di Wimbledon, e mantenuta anche dopo la prematura uscita di scena al secondo turno del Roland Garros, prosciugato fisicamente e mentalmente da settimane di tornei e trionfi. Niente Halle quest’anno per lui e il primo banco di prova sarà il Giorgio Armani Tennis Classic, dal 23 al 27 giugno all’Hurlingham Club, dove troverà anche Flavio Cobolli (in campo oggi nell’Atp 500 tedesco) e Luciano Darderi. Il modo migliore per testare la temperatura del suo tennis, senza la pressione di un torneo ma con avversari di livello. L’obiettivo è trovare il feeling con l’erba, sicuramente la superficie dove ha giocato meno. 

il percorso

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Il successo sull’erba è il metro con cui si può misurare la sua capacità di lavorare sodo per raggiungere un obiettivo. Avrebbe potuto limitarsi a essere il più forte sul cemento, che tante gioie e sicurezze gli ha dato, ma è sempre stato consapevole del fatto che per entrare nella storia del tennis bisognava trionfare sui prati dell’All England Club e questa è stata la sua stella polare nei momenti difficili. Il primo passaggio chiave risale a Wimbledon 2022. Quarti di finale contro Novak Djokovic, due set di vantaggio, poi la rimonta del serbo fino al quinto. È proprio da quel match che, ha raccontato Darren Cahill, ha avuto le prime importanti indicazioni sulla direzione da prendere. L’australiano aveva chiesto a Nole le sue impressioni nell’affrontare Jannik: "Mi spiegò che il gioco di Sinner aveva bisogno di più varietà, dicendomi che avrebbe dovuto migliorare al servizio e essere più imprevedibile in campo. Le sue parole sono state molto preziose. Ovviamente eravamo già al corrente degli aspetti del gioco in cui Jannik dovesse fare progressi, tuttavia ascoltare il pensiero di una leggendo come Nole ci ha fornito una prospettiva differente. Nel complesso mi sento di dire che Djokovic è stato molto utile anni fa, assicurandosi che stessimo apportando le giuste modifiche al gioco di Sinner". L’altoatesino in quel momento, era già un giocatore Top 10 ma sull’erba servivano cambi di ritmo, soluzioni improvvise, discese a rete. Tutto ciò che il suo tennis avrebbe dovuto iniziare a integrare. Sinner non ha mai nascosto le difficoltà incontrate sui prati. Alla vigilia di Wimbledon 2023 parlò con grande lucidità del suo rapporto ancora non del tutto stabile con l’erba, soprattutto nei movimenti: "Non è facile trovare subito il feeling con gli appoggi, devi adattarti ogni giorno", diceva. Da lì, insieme a Vagnozzi e Cahill ha iniziato il suo lavoro costante, continuo, nella direzione prima del servizio e poi dell’imprevedibilità. E così il servizio è diventato più centrale nella gestione dei turni di battuta, la risposta – già uno dei punti di forza del suo gioco – ha assunto un peso ancora maggiore, e la ricerca della rete è diventata sempre più frequente. Nel 2024 le prime soddisfazioni, con la vittoria del primo titolo su questa superficie a Halle, feudo di Roger Federer a cui è anche dedicato un vialetto, e i quarti di finale ai Championships, fermato da Medvedev ma soprattutto da un malore. 

il cerchio

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Lo scorso anno, reduce dalla dolorosa finale persa contro Alcaraz, è stato quello delle certezze arricchite dal desiderio di rivalsa: "Ora arrivo sull’erba con fiducia. È una superficie dove sento di poter esprimere un tennis super aggressivo". Così ha fatto, nonostante un rischio grande così contro Dimitrov agli ottavi e un leggero infortunio al gomito destro dovuto a una caduta. La finale con Carlos, il primo set perso, la rimonta e le mani sul cappellino. Pezzi di storia seminati nel giardino più prestigioso del tennis. È quasi tempo di un nuovo raccolto.

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