La terza vita di Donna Vekic: dal fondo del ranking al trionfo al Queen’s da ripescata

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Dopo l’argento olimpico e una nuova caduta fuori dalla top 100, la croata vince il titolo più importante della carriera: eliminata nelle qualificazioni, è entrata nel tabellone come lucky loser e ha battuto in finale Raducanu

Pellegrino Dell'Anno

Collaboratore

15 giugno - 15:42 - MILANO

Donna Vekic è rinata, per la terza volta. Vincendo da lucky loser il Queen’s, titolo più importante della sua carriera, in finale contro Emma Raducanu per 6-0 7-6(6). Giusto due anni fa, aveva toccato il cielo con un dito. Aveva vinto l’argento olimpico a Parigi, sulla terra del Roland Garros, un paio di mesi dopo la semifinale a Wimbledon (la più lunga nella storia dello Slam londinese a livello femminile) persa contro Jasmine Paolini. Sembrava l’inizio di una seconda giovinezza, culminata ad inizio 2025 con il best ranking al n.17 del mondo. Il tanto atteso approdo ai massimi livelli, dopo che le pressioni da giovanissima l’avevano sempre schiacciata. Ma la maturità, che si vede in un viso spesso pensieroso e con qualche ruga ad appesantire sorrisi che da ragazzina l’avevano resa tra le giocatrici più graziose del circuito, ambita da molti sponsor, non ha portato in dote una forza mentale costante. Ed è stata costretta a ripartire quasi da zero.

Fondo

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Vekic, figlia di un portiere di calcio e di un'ostacolista, aveva vinto il primo titolo nel circuito maggiore nel 2014, diciassettenne, a Kuala Lumpur. Sembrava l’inizio di una grande storia per una ragazza longilinea, con un bel servizio e ottimi colpi da fondo, cresciuta in una Croazia segnata ancora in parte dagli echi della guerra. Ma le aspettative hanno fatto presto spazio all’ansia da prestazione, quasi all’angoscia, con Donna che tra il 2018 e il 2022 ha passato un periodo buio. Con poca voglia di godersi il tennis, uscendo anche dalle prime 100 del mondo. Addirittura a maggio 2024 aveva pensato di ritirarsi. Poi quel magico Wimbledon, la prima semifinale Slam alla 43esima partecipazione, il riconoscimento social dall’account dei Championships con un gioco di parole tra i due nomi: “WimbleDonna”. Quel momento sembrava il punto di partenza di un nuovo percorso esaltante. Ma è durato solo qualche mese, prima che la candela (prodotto per il quale Vekic è titolare di un’azienda, DNNA) si consumasse: neanche una semifinale raggiunta in tutto il 2025, una classifica che l'ha vista precipitare al n.117 del mondo giusto lo scorso aprile e la necessità di giocare di nuovo le qualificazioni. Ma poi l’aria di Londra si è rifatta magica.

Rinascita

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La croata è arrivata al Wta 500 del Queen’s da n.76 al mondo, obbligata a giocare il tabellone cadetto, arrendendosi al secondo turno contro Anna Blinkova, n.105 Wta, in meno di un’ora e mezza. Sembrava l’ennesimo capitolo di una discesa verso il precipizio, invece è stata l’anticamera di una nuova scalata. Vekic è infatti stata ripescata in seguito ad un forfait, entrando in tabellone come lucky loser. E ha ringraziato nel modo migliore gli dei del tennis: un solo set perso in cinque partite, ai quarti contro l’ex n.1 al mondo Karolina Pliskova, e una grande rimonta da 2-5 nel secondo set della finale per battere la padrona di casa Raducanu. Vekic è diventata la sesta lucky loser a vincere un titolo Wta, prima ad un livello superiore del Wta 250. Da oggi torna al n.33 della classifica mondiale, e arriverà a Wimbledon con un’aria e una consapevolezza diverse. Con la forza di chi dal fondo ha saputo trovare non una, bensì due volte, la forza di risalire nel ranking e nelle gerarchie del tennis. Dalla paura, che quasi l’ha pietrificata in tanti episodi della carriera, Vekic ha saputo andare avanti. Anche con un tocco di fortuna, di cui però c’è sempre bisogno nelle storie più belle.

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