Lo sperma di maiale può aiutare nella somministrazione di farmaci antitumorali: lo studio

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 lo studio

Nei test sui topi, il tumore si è ridotto al 2-3%: una scoperta che potrebbe rivoluzionare il trattamento del retinoblastoma

Daniele Particelli

14 aprile - 12:21 - MILANO

Può sembrare assurdo, ma spesso la scienza percorre delle strade inaspettate, con risultati sorprendenti. È quello che è successo in Cina, dove un gruppo di ricercatori dell'Università Farmaceutica di Shenyang ha sviluppato una tecnica innovativa per somministrare farmaci antitumorali direttamente nella retina, sfruttando delle particelle ricavate dallo sperma di maiale.

Le barriere biologiche finora insuperabili

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La retina è uno dei tessuti più protetti dell'intero organismo. È circondata da una barriera biologica - la cosiddetta barriera emato-retinica - che impedisce l'ingresso di molecole potenzialmente pericolose. Si tratta di un meccanismo di difesa molto prezioso, ma che costituisce anche un ostacolo enorme per la somministrazione di farmaci. Patologie come il retinoblastoma, un tumore della retina che colpisce frequentemente i bambini, richiedono oggi dei trattamenti invasivi che consistono in iniezioni dirette nell'occhio o in terapie laser, entrambe fastidiose e potenzialmente dannose per la vista.

La soluzione: esosomi come navette molecolari

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L'intuizione dei ricercatori è partita da un'osservazione biologica: durante la migrazione degli spermatozoi nel tratto riproduttivo femminile, alcune particolari vescicole chiamate esosomi riescono ad attraversare le barriere fisiologiche normalmente impenetrabili. Da qui i ricercatori cinesi hanno ipotizzato che queste stesse particelle potessero avere la stessa capacità anche nell'occhio.

Gli esosomi, minuscole bolle lipidiche facilmente ricavabili dallo sperma di maiale, sono stati ingegnerizzati in laboratorio per trasportare un mix di molecole capaci di indurre la distruzione delle cellule tumorali. Sulla loro superficie è stato applicato dell'acido folico, una molecola in grado di indirizzare le navette selettivamente verso il tumore: le cellule del retinoblastoma, infatti, presentano sulla propria superficie una concentrazione di recettori per l'acido folico significativamente più alta rispetto alle cellule sane della retina.

I risultati nei topi: tumore ridotto al 2-3%

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Una volta somministrate sotto forma di collirio nei test sui topi, queste navette molecolari hanno raggiunto il fondo dell'occhio attraverso due percorsi simultanei, la cornea e la congiuntiva, senza danneggiare i tessuti. Dopo 30 giorni di trattamento, i topi trattati avevano la vista integra e le dimensioni del tumore erano ridotte al 2-3% rispetto a quelle degli animali non trattati.

I ricercatori cinesi, nei risultati dello studio pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances, hanno spiegato che gli esosomi penetrano nell'occhio attraverso un meccanismo che coinvolge il fattore di crescita epidermico, che provoca una distruzione reversibile delle giunzioni cellulari, diverso dal meccanismo utilizzato nel tratto riproduttivo, ma ugualmente efficace.

I risultati di questo curioso studio potrebbero aprire la strada a futuri test clinici per verificare se questo metodo possa essere esteso all'uomo. Per il momento, però, i ricercatori cinesi hanno già iniziato a esplorare l'utilizzo di esosomi ricavati anche dallo sperma di toro, ampliando le possibilità della ricerca. Non è prevista, nell'immediato, una sperimentazione sull'uomo, ma non è escluso che in futuro, a fronte di risultati ancora più incoraggianti, non si possa percorrere questa strada, con l'obiettivo di rivoluzionare il trattamento del retinoblastoma e, più in generale, di tutte le patologie oculari che richiedono il superamento della barriera emato-retinica.

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