Lo spagnolosi prepara alla finale di Champions in maglia Arsenal - da secondo di Raya - e prende appunti su come eguagliare Clarence Seedorf. I due, dopotutto, potrebbero avere presto un paio di lati in comune: vincere la coppa con tre club diversi e… prendere casa nella Milano nerazzurra
Kepa Arrizabalaga ha sperato di trattare la pressione come i suoi primi guanti da portiere: all’apparenza giganteschi, poi maneggiati con nonchalance. Lo aveva detto subito, alla prima intervista col Chelsea nell’estate 2018: “Mi concentro su me stesso e basta, devo pensare a giocare. Mi hanno pagato così tanto perché il mercato ormai è questo, si sborsano cifre più alte”. Nel suo caso si trattò di una vetta mai raggiunta: ottanta milioni di euro. L’Everest dei portieri. Otto anni dopo il ragazzo cresciuto allevando cardellini si prepara alla finale di Champions in maglia Arsenal e prende appunti su come eguagliare Clarence Seedorf. I due, dopotutto, potrebbero avere presto un paio di lati in comune: vincere la coppa con tre club diversi e… prendere casa nella Milano nerazzurra.
bacheca e paradossi
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La bacheca di Arrizabalaga tutto sommato si addice a quella di portiere più pagato della storia, se è vero che ha vinto tutto e più volte. Due Champions (col Chelsea nel 2021 e il Real nel 2024) fanno da scintillante corollario a un palmares composto da trofei nazionali (la Premier League appena conquistata con l’Arsenal, ad esempio) e ulteriori soddisfazioni internazionali (Supercoppa Uefa e Mondiale per Club coi Blues, oltre all’Europa League vinta con Sarri al primo tentativo). Il paradosso è che il ragazzo di Ondarroa, 10mila anime sul golfo di Biscaglia, ha fatto incetta di titoli senza vivere quasi mai da miglior attore protagonista. Al Chelsea rimane titolare solo due anni, perdendo poi il posto a favore di Mendy che alza la Champions da numero uno. Stesso copione a Madrid: arriva per sopperire al grave infortunio di Courtois, eppure il belga fa in tempo a tornare e riprendersi il posto per la finale contro il Dortmund, relegando il basco addirittura a terzo portiere complici le buone prestazioni di Lunin. Ora, all’Arsenal, rischia di vivere lo stesso scenario: alzare la Champions sì, ma da riserva di Raya.
cardellini
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Kepa, classe ’94, ha vissuto più di una vita. A cinque anni il pallone conta, ma i cardellini di famiglia molto di più: lui entra alla Bilbao Txori Lagunak, la società ornitologica più conosciuta dei Paesi Baschi, perché lo caratterizza la voglia di aiutare i genitori ad allevarli. Un procedimento rigoroso, quello insegnatogli da papà Pelo: catturarli, accudirli, insegnar loro a cantare. Con ottimi risultati, visti i concorsi vinti con i tre pennuti Oker, Rocky e Raikkonen. Poi, però, arriva il calcio: la cantera del Bilbao, l’esplosione in prima squadra, le attenzioni del Chelsea che nel 2018 lo paga 80 milioni per raggiungere Londra e regalare a Sarri un portiere sarriano: “Mi sento stimato” dice in conferenza, “perché arrivo in una squadra che negli ultimi anni ha vinto tutto”. A fine anno ecco servita l’Europa League: quella sì, da titolare.
con sarri
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Eppure proprio con Sarri va in scena la litigata dell’anno. Che poi si scopre più un equivoco che altro, o almeno così provano entrambi a spiegare. Zoom sul febbraio 2019, finale di Carabao Cup contro il City: Kepa accusa qualche problema nei minuti finali dei supplementari, così il tecnico manda a scaldare il vice Caballero che è fra l’altro specialista dei rigori (non esattamente il pane quotidiano del basco). Arrizabalaga però dice a gesti di non voler uscire, rifiutando così la sostituzione. Si va ai rigori, lui ne para uno ma non basta: vince il City e la stampa cavalca l’episodio del mancato cambio. Parlano di frattura fra i due, ma Kepa spiega anni dopo: “Avevo sentito una fitta alla gamba, volevo solo che riprendessimo tutti fiato. La mia intenzione era quella di perdere un po’ di tempo, ma nella confusione Sarri non mi capì. Però sì, sarei dovuto uscire e sono dispiaciuto: mi sono scusato con tutti, anche se i media mi hanno dipinto come uno contro il tecnico”. Il basco rimedia una multa da 200mila sterline e il caso va in archivio.
vice di lusso
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Oggi Kepa è un vice di lusso. Uno che, più che cantare come i suoi cardellini, ha portato la croce: all’Arsenal quest’anno non ha mai giocato in Premier collezionando solo una presenza in Champions (3-2 contro il Kairat Almaty) e 10 nelle coppe nazionali. Quanti clean sheet? Quattro, più una notte da protagonista contro il Crystal Palace in Coppa di Lega, quando ha parato il rigore decisivo a Lacroix portando i suoi in semifinale: “Noi portieri dobbiamo essere pronti al 100% sui rigoristi. E prepararci a tutto, a ogni possibile scenario”. Immaginiamo quello buono: vincere un’altra Champions e raggiungere Seedorf fra i pluripremiati degli almanacchi. Poi chissà, magari giocarsi il posto da titolare dell’Inter con Martinez. Kepa contro Pepo, sa quasi di scioglilingua.


