Il difensore azzurro ci ha raccontato com'è stato vincere la Premier dopo 22 anni e anche come sarà giocare la finale della grande coppa contro il Psg: "Questa squadra è speciale. Adesso bisogna portare a casa il risultato"
21 maggio - 21:58 - LONDRA
Riccardo Calafiori quei momenti ormai ce li ha scolpiti nella mente. Quelli in cui con i suoi compagni ha scoperto di aver vinto la Premier, quelli degli abbracci e della festa tutti insieme, la squadra e lo staff, nel centro di allenamento dell’Arsenal. Quella delle celebrazioni dopo, con i compagni e Mikel Arteta, anche se al contrario di Declan Rice, il difensore azzurro alle 5 del mattino non stava camminando attorno all’Emirates. Calafiori questo titolo con l’Arsenal da protagonista, la prima Premier dei Gunners dopo 22 anni, lo sta ancora interiorizzando. Intanto però sta provando a concentrarsi sulla sua prossima sfida: la finale di Champions del 30 maggio a Budapest col Psg. Un altro sogno, di cui ancora per sua stessa ammissione il neo 24enne non si rende ancora conto.
Riccardo, cosa ti ha lasciato questa festa?
“Poca voce! (ride) Una cosa indescrivibile, l’emozione che abbiamo provato tutti. Penso che allo stesso momento eravamo molto emozionati, contenti, e soddisfatti di questo traguardo che abbiamo raggiunto. Abbiamo fatto la storia, c’è poco da dire”.
Dai video della vostra festa, diventati virali, traspare tutta l’unità di questo gruppo: è questo il vostro segreto?
“Esatto. Siamo uniti non solo come squadra, ma anche con tutte le persone che lavorano per il club. Eravamo tutti lì a festeggiare, a saltare insieme: penso sia stata la cosa più bella della serata”.
Declan Rice e qualche altro tuo compagno alle 5 del mattino erano a fare i selfie con i tifosi attorno all’Emirates Stadium. Tu dov’eri?
“Io in quel momento ero a letto perché ero cotto. Non che abbia dormito alla fine, ma ero stanchissimo dopo una serata bellissima”.
Perché l’Arsenal ha vinto la Premier?
“Perché ce la siamo meritata più degli altri. Questo gruppo penso sia una delle chiavi: non è l’unica cosa che ci ha fatto vincere, ma ha influito”.
Dalla festa dei tifosi emerge quanto l’Arsenal, forse più di altre squadre, abbia un legame con la comunità che rappresenta, con la sua gente. Voi lo sentite?
“In tutta l’Inghilterra, soprattutto qui a Londra, credo che l’Arsenal sia la squadra più storica e più sentita come tifoseria. Lo vedi e lo percepisci: ho amici che giocano in altre squadre di Londra e per loro non è così. Quando vai in centro, un conto è essere un giocatore di un’altra squadra, un conto è essere dell’Arsenal. Si sente la differenza. Questa è una squadra che mi è sempre piaciuta, proprio per questo attaccamento che c’è. È un titolo che mancava da tanto e si capisce anche perché viene festeggiato così”.
Il tuo momento più bello della stagione?
“Ne ho tantissimi, solo uno non riesco a trovarlo. Quando vinci la Premier, non è fortuna: è un anno di sacrifici, rimanere lì in testa senza mai tornare indietro, senza lasciarsi superare dagli avversari. È una grande emozione”.
La prossima è la finale di Champions.
“Ecco, questo forse ancora non riesco a realizzarlo. Anche gli amici, parlando, mi chiedono se me ne rendono conto. E forse no”.
Come mai?
“Sono passati anni, ma non è troppo tempo fa che giocavo alla Play la finale, uno contro uno col mio migliore amico. E poi se lì sul campo per provare a vincerla… Già conquistare la Premier è qualcosa di storico, ma vincerle entrambe, soprattutto la Champions che anche solo andare in finale può capitarti una sola volta nella carriera… Bisogna sfruttare questa occasione”.
Davanti avrete il Psg.
“Sono i campioni in carica, una squadra fortissima. Se devo vedere una cosa a favore nostro è proprio il fatto che loro sono i campioni. Quindi magari noi la vogliamo leggermente di più”.
Siete considerati sfavoriti: una motivazione extra?
“Non mi ritengo sfavorito, soprattutto perché è una finale di Champions. È una partita secca, ci sono tante variabili e sappiamo come funziona il calcio. Non penso di essere sfavorito, penso a giocarla perché è una grande soddisfazione. E poi speriamo di vincerla”.
Arrivate in finale da imbattuti.
“L’anno scorso siamo arrivati in semifinale quasi senza rendercene conto, quasi non capendo quanto ci siamo andati vicini. Quest’anno, se ripenso alle partite di ottobre e novembre, penso che abbiamo dimostrato di essere una squadra di un altro livello. E abbiamo continuato a dimostrarlo fino alla fine. Adesso però bisogna portare a casa il risultato”.
Cosa può fare a questo gruppo aver vinto la Premier?
“Ci può solo aiutare, specialmente verso questa finale. Abbiamo provato questa sensazione, vogliamo riprovarla subito. A Budapest ci andiamo anche più leggeri, secondo me”.
Il 31 maggio l’Arsenal ha già organizzato una parata. Ci sarà di sicuro il trofeo della Premier: cosa daresti perché ci fosse anche quello della Champions?
“Darei… tutto quello che posso dare senza farmi del male fisico in modo da non giocare la partita”



