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L'entusiasmo di un Paese, il lavoro di Pochettino, una generazione cresciuta in Europa e un tabellone favorevole: ecco perché il sogno americano non è più soltanto uno slogan
3 luglio - 12:25 - LOS ANGELES (USA)
A furia di sentire ronzare la domanda-ritornello, “Why not us?”, si inizia a crederci davvero: perché non loro? Perché non possono essere gli americani a mettersi una stella sul petto, surfando su questo entusiasmo come fosse un’onda della California? Mauricio Pochettino, il creatore sapiente della domanda a inizio Mondiale, continua a ripeterla accarezzando l’ego enorme dello zio Sam: lo ha fatto ancora dopo il 2-0 alla Bosnia, che ha spalancato gli ottavi e regalato agli USA il primo successo a eliminazione diretta in un Mondiale dal 2002. Ma se lo chiedono ormai decine di milioni di americani davanti alle tv inzeppate da servizi e collegamenti sulla Coppa del Mondo, sempre più incuriositi da quella strana creatura chiamata “soccer”.

