Tre anni fa giocavamo tutte le finali, ora è un disastro: dietro un altro passo indietro del calcio italiano

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Dopo il terzo Mondiale mancato, dalle coppe europee arriva un altro segnale forte: il nostro sistema non funziona

G.B. Olivero

11 aprile - 10:32 - MILANO

Si può credere ai miracoli, la storia dello sport ne è piena, ma è molto probabile che la campagna europea 2025-26 dell’Italia si sia conclusa virtualmente giovedì. L’andata dei quarti di Europa e Conference League ha evidenziato per l’ennesima volta l’inferiorità dei nostri club rispetto a quelli inglesi: il Bologna e la Fiorentina, seppur alla fine di due partite molto diverse, hanno largamente ceduto ad Aston Villa e Crystal Palace ed è difficile ipotizzare una rimonta giovedì prossimo. Pochi giorni dopo la clamorosa sconfitta nei playoff contro la Bosnia, che ci lascia fuori dal terzo Mondiale consecutivo, il calcio italiano si confronta con un altro risultato pessimo. Dai club arriva lo stesso segnale mandato dalla Nazionale: il sistema non funziona. Però tre stagioni fa, non tre lustri, portavamo l’Inter in finale di Champions, la Roma in quella di Europa League e la Fiorentina in quella di Conference. Con il corollario delle semifinali di Milan e Juve e dei quarti del Napoli. Questo significa che gli episodi possono incidere e che magari non è tutto nero oggi così come non era tutto positivo nel 2022-23. Questa stagione, comunque, ha fatto emergere tutti i limiti che ogni tanto siamo ancora bravi a nascondere sotto il tappeto. 

i precedenti

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Dagli anni Cinquanta agli anni Novanta le coppe avevano una struttura diversa e coinvolgevano un numero inferiore di squadre. Il sorteggio era integrale e il rischio di uscire presto era alto. Però i club italiani erano quasi sempre protagonisti. Per dire, nel 1970-71 perdemmo 5 squadre (Cagliari, Bologna, Inter, Lazio e Fiorentina) tra primo e secondo turno di Coppa Campioni, Coppa Coppe e Coppa delle Fiere, però in quest’ultimo torneo la Juve andò in finale. Nel 1975-76 portammo solo il Milan (Coppa Uefa) ai quarti, così come nel 1978-79 l’Inter (Coppa Coppe) ma furono casi isolati. E quando le cose andavano male, la bocciatura era circoscritta e non riguardava tutto il movimento. Nel 1981-82 Juve, Roma e Inter uscirono al secondo turno e il Napoli al primo. Ma quella stagione si chiuse con il trionfo dell’Italia al Mondiale di Spagna. Non eravamo scarsi: succedeva di perdere. 

il digiuno

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Restringendo l’analisi agli anni Duemila, è successo di non presentare nessuna squadra ai quarti (2000-01, 2015-16) o di portarne una (2011-12) o due come adesso (2003-04 e 2018-19). La realtà è che non vinciamo la Champions da sedici anni: è stato eguagliato il digiuno più lungo. In precedenza erano trascorse sedici stagioni dal successo del Milan nel 1969 a quello della Juve nel 1985. In Europa League il trionfo dell’Atalanta nel 2024 ha interrotto un’astinenza iniziata nel 1999. La vecchia Coppa Uefa era diventata la versione europea della Coppa Italia: otto trionfi tra il 1989 e il 1999. Poi stop. La Conference sembrava essere un generoso terreno di caccia: Roma campione nella prima edizione, poi le due finali perse e una semifinale della Fiorentina, che però quest’anno ha altro a cui pensare e, soprattutto, ha trovato nei quarti un avversario nettamente superiore. Gli argomenti di discussione non mancano e si sommano a quelli generati dalla disfatta della Nazionale. Se l’Inter, squadra di riferimento della Serie A, esce con il Bodo Glimt; se la Juve per due anni di fila si schianta nei playoff; se il Napoli chiude la prima fase al 30° posto, significa che il problema è radicato. Ritmi bassi, troppa tattica, scarsa tecnica, magari anche un clima tossico che trasforma ogni sfida in un esame. Bisogna ripartire con un’altra mentalità ed è il momento giusto per farlo, perché non abbiamo più nulla da perdere. Quest’anno abbiamo perso tutto.

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