Ricca anzi ricchissima di storia, ad un paio di ore di volo, Siviglia è una meta molto amata dagli italiani durante le festività, in particolare durante la Settimana Santa a Pasqua quando le città andaluse da Cordoba a Malaga mostrano in maniera spettacolare le tradizioni antiche della loro fede. Ma per provare a godere della città senza la folla festiva altre stagioni, come autunno e primavera, sono da preferire con una raccomandazione che vale sempre: prenotare in anticipo gli ingressi nei monumenti, on line, in particolare della Cattedrale e del Real Alcazar con i suoi lussureggianti giardini, altrimenti si rischiano file immense sul posto o peggio ancora il sold out.
I percorsi nel centro storico di questa città del sud della Spagna sono ben noti: tutto ruota intorno alla imponente cattedrale gotica, la più grande del mondo dove però si fondono come in tutti i luoghi che hanno avuto più dominazioni altri stili l'arte araba, mudéjar, rinascimentale, barocco e appunto gotico - tra le curiosità è qui la tomba di Cristoforo Colombo. L'ex minareto poi trasformato in campanile quando la città fu riconquistata, ossia la torre Giralda è lì accanto, mentre la magnifica plaza del Triunfo (che ricorderà scorci di Palermo) ha nel lato opposto l'Alcazar, il meraviglioso palazzo arabo (set di film e serie famose, come Lawrence d’Arabia e, più recentemente, Game of Thrones): una cartolina che rimarrà impressa. Come i vicoli della Juderia, il quartiere ebraico, stretti, pieni di storia ( sono quelli della Carmen di Bizet in una città che ha ispirato moltissimo la musica lirica dal Barbiere di Siviglia di Rossini a Le nozze di Figaro e il Don Giovanni di Mozart), un tempo antico abitati dagli ebrei sefarditi fino alla loro espulsione alla fine del XV secolo. Ci si perde passeggiando e arrivando al pittoresco quartiere di Santa Cruz, con le sue strade acciottolate e la sua movida. Sul fiume Guadalquivir c'è la Torre de l'Oro e attraversandolo il quartiere di Triana sempre affollato di giovani, affascinante, pieno di vita vera, storicamente abitato da gitani, culla di flamenco, marinai, toreri e numerosi musicisti come numerose targhe per le strade ricordano. Altra tappa da non perdere è la Plaza de Espana creata per l’Expo Iberoamericana del 1929, gioiello architettonico in stile eclettico, con una forma semicircolare e piastrelle che rappresentano tutte le province della Spagna (anche qui set cinematografico tra cui Star Wars: L’attacco dei cloni). Il flamenco è imperdibile: tanti locali della tradizione a Santa Cruz o a Triana ma a Plaza de Espana è facile trovare gruppi che si esibiscono dal vivo all'aperto.
Tapas, aperitivi, pasticcerie antiche, ristoranti: la cultura gastronomica andalusa vale il viaggio (o il ritorno rilassato magari solo per un weekend). Siviglia è una città che vive per le strade, nelle piazze ed è una scoperta ad ogni angolo. Come il ristorante Las Piletas a Calle Marqués de Paradas, vicino all'Nh Hotel di Plaza de Armas (strategico per raggiungere a piedi ogni direzione del centro e con un rooftop da cui si gode una vista spettacolare a 360 gradi sui tetti e sul fiume e le montagne distanti). Las Piletas, molto popolare tra gli abitanti di Siviglia la domenica, ha una cucina tradizionale andalusa in ambienti pieni di cimeli della corrida che è stato un vanto della città e la cui arena (visitabile) è a due passi. La cultura della corrida è rappresentata tra memorabilia, locandine, abiti ma il turismo c'entra poco perchè ai tavoli ci sono proprio famiglie intere di cittadini. Il menù spazia dalla apprezzata specialità Cola de Toros (una specie di spezzatino con la coda), la carillada sempre di toro, la cazuela de gambas all'aglio, le varie fritture di pesce, la paella de pescado, l'ensaladilla de pulpo e i dolci sivigliani in particolare il tocino de cielo (una sorta di creme caramel al cubo di uova e zucchero). Per gustare il prosciutto crudo non c'è che l'imbarazzo della scelta in tutta la città, un posto di tradizione e grande fascino è
A Triana si possono mangiare i cartocci di fritti e prosciutto nelle botteghe del mercato o gironzolare per i tanti bar di birre artigianali, il tipico manzanilla che è un vino molto secco e sangria (agli ingredienti di vino rosso, arance, zucchero, cannella, chiodi di garofano qui si aggiunge sherry locale) e tapas mentre un panificio nascosto pieno di golosità dolci e molto autentico e di grande qualità è Tradición Repostera Molinos che ha tutti i dolci della tradizione, e produzioni speciali dei dolci andalusi di Natale e della quaresima. A Plaza de Armas c'è la stazione dei bus oppure a Santa Justa quella ferroviaria: si parte per esplorare altre città dell'Andalusia come Granada, Cordoba, Malaga, Cadice, Huelva, Almeria e Jaén.
Granada, ai piedi delle montagne della Sierra Nevada, è una città con due anime, araba e cristiana. E' tra le mete più frequentate, per il gioiello unico al mondo dell'Alhambra, grandioso esempio di architettura medievale del periodo della dominazione araba. Questo complesso fortificato, in alto su una collina, comprende palazzi reali, giardini rigogliosi, piazze e fontane. Ci si viene da tutto il mondo per ammirarlo dunque bisogna arrivarci avendo acquistato prima (molto tempo prima) il biglietto altrimenti l'accesso gratuito del complesso è limitato, per quanto comunque molto spettacolare da vedere. Di fronte all'Alhambra c'è il pittoresco borgo di Albacìn o Albayzin, l’antico quartiere in cui si stanziarono i Mori dopo la Reconquista e il Generalife con i suoi “giardini di Dio”. Qui da non perdere oltre la vista panoramica anche una sosta nelle teterías, una vera e propria istituzione eredità del passato moresco: sono sale da tè tradizionali con fascino arabo da Mille e una notte.
Nella Granada cristiana la Cattedrale e la Cappella Santa e il Monastero di Santa Isabella. La città nel 2026 celebra i 90 anni dalla morte, anzi dall'uccisione il 19 agosto 1936, del poeta Federico Garcia Lorca che nacque a Fuente un sobborgo delle vicinanze nel 1898. Un itinerario nel suo nome comprende la casa museo Garcia Lorca antica residenza un tempo di proprietà della famiglia a Vega de Granada e dove si possono vedere molti scritti originari, oggetti personali del poeta, foto, disegni, quadri e manoscritti: in questo luogo familiare tra il 1926 e il 1936, scrisse alcune delle sue opere più importanti, come Nozze di sangue o Lamento per Ignacio Sánchez Mejías, poi l'hotel Reina Cristina che prima di essere un albergo era la residenza della famiglia Rosales, dove il poeta trovò rifugio nei suoi ultimi giorni di libertà nell'agosto del 1936, vivendo momenti di pace con il suo amico Luis Rosales prima di essere arrestato e trasferito a Víznar, dove fu assassinato, mentre l'NH Collection Granada Victoria, a due passi dalla cattedrale, costruito all'inizio del XX secolo, è sede di premi e convegni su Lorca oltre ad avere una biblioteca con sue opere. Gastronomicamente Granada e Siviglia sono simili, la cucina andalusa le accomuna, ma in particolare la città dell'Alhambra, affollata di universitari, è nota per la tradizione delle tapas gratuite che accompagnano la bevanda, veri e propri piattini di leccornie, come il brodetto di cozze servito con chips. Oltre al Rabo de Toro (coda di toro), si gustano le habas con jamón (fave con prosciutto), l'insalata di arance e baccalà (Remojon Granadino) e le Berenjenas con Miel ossia melanzane fritte con sopra il miele. Capitolo a parte le croquetas fritte: variazioni infinite di crocchette con base besciamella (in questo diverse dalle italiane, qui restano più soffici) e ripiene di carne, pesce, patate, riso per cui i ristoranti rivaleggiano. Tra le più note quelle di baccalà, gamberi o nero di seppia rigorosamente home made di Carmela, un ristorante di pesce dove propongono tra l'altro un altro piatto tipico di Granada: la frittata di bianchetti (chanquetes). Per dolce, provate i Piononos creati a Santa Fe, vicino Granada, nel XIX secolo in onore di papa Pio IX: sono un piccolo dolce cilindrico composto da pan di spagna arrotolato, inzuppato in uno sciroppo dolce e ricoperto di crema e cannella tostata.
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