Dopo anni di ostracismo nei confronti del giocatore di classe, di difficile collocazione nel 3-5-2 e nel 4-4-2, ecco che in A si è ritornati alla necessità del fantasista. Qualche esempio? Nico Paz nel Como, Dybala nella Roma, Alajbegovic nella Juve, Mastantuono nella Fiorentina. Fanno eccezione i nerazzurri, i più forti, i detentori dello scudetto. Ma è sicuro che non serva?
Forse è vero che nel calcio ormai non ci sia più nulla da inventare. Dopo i riferimenti diciamo così aritmetici e geometrici - i moduli, dal 4-4-2 al 3-5-1-1, alle diagonali - ci siamo appassionati a situazioni apparentemente originali come la costruzione dal basso. Diventata improvvisamente la soluzione a qualsiasi problema, salvo poi scoprire - c’è bisogno di fare dei nomi? - che allenatori importanti hanno rivalutato il portiere capace di lanciare lungo per scavalcare il centrocampo. Di sicuro neanche questa una novità. Un grande allenatore e innovatore del passato, Ottavio Bianchi, che qualcuno scambiava erroneamente per un difensivista, ad esempio teorizzava che tra le varie soluzioni d’attacco c’era quello di scaraventare il pallone sulla trequarti per poi essere pronti - dopo aver guadagnato quaranta metri - sulla respinta avversaria. Insomma, il calcio cambia e spesso le mode tornano ad affacciarsi, facendo gridare alla novità.

