Bertoni: "Firenze, dai tempo a Mastantuono e sarà amore. Se Grosso gli darà il ruolo giusto..."

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L'argentino dà il benvenuto al connazionale: "Ha gamba e cambio di passo, qualità importanti. Il suo ruolo ideale è all'ala destra, dove fa anche la fase difensiva. Con lui, Kean e Gudmundsson la Fiorentina è al top"

Lorenzo Cascini

Giornalista

8 agosto - 10:05 - MILANO

L’Italia gli è entrata nel cuore. Lo capisci dall’intensità con cui ne parla: sette anni nel nostro Paese hanno creato un filo indistruttibile. Un ponte tra l’Argentina e l’Italia. In mezzo ci sono ricordi, racconti, storie e pezzi di vita. Daniel Bertoni si trova in Italia anche in questi giorni. È a Napoli con la famiglia, una città che l’ha adottato per due anni, quando faceva coppia in attacco con Diego Armando Maradona. "Mi fermano ancora per strada e mi chiedono una foto, è speciale". Nel frattempo, tra un bagno e una gita, segue anche l’altra “sua” squadra italiana: la Fiorentina. Daniel a Firenze è stato quattro anni - dal 1980 al 1984 - e ha lasciato grandi ricordi. Ancora oggi segue la Fiorentina, fa il tifo da lontano. E commenta con grande trasporto l’arrivo di un altro argentino come lui, Franco Mastantuono, sbarcato in Italia dal Real Madrid e da ieri ufficialmente un nuovo giocatore viola.

Bertoni, partiamo dalla notizia. Mastantuono alla Fiorentina in prestito secco. Come la vede? 

"Benissimo. Sono felice per lui e per la Fiorentina. Penso che possa essere la squadra perfetta per mostrare il suo valore anche in Europa. Noi in Argentina lo sappiamo, ora toccherà a voi scoprirlo. E mi faccia dire una cosa ai fiorentini, se posso". 

Prego. Lei li conosce bene… 

"Eccome se li conosco. C’è un rapporto d’amore che dura da quasi trent’anni. Voglio lasciargli un messaggio, come fossero delle... istruzioni per l’uso: date tempo a Mastantuono, lui vi ripagherà con giocate incredibili e tanta classe. Arriva da un altro campionato, è un ragazzo sveglio e saprà adattarsi. Se saprete dargli un po’ di tempo, nascerà un grande amore". 

Adesso proviamo a fare un assist a Fabio Grosso. Dove lo farebbe giocare Mastantuono? 

"Penso che la sua posizione ideale sia quella di ala destra. Ha testa, corre, può fare anche la fase difensiva. Bisogna però anche lasciarlo libero di inventare, creare e magari pure sbagliare. E mi creda, se riuscirà a esprimersi come sa, sbaglierà poco". 

In cosa può migliorare secondo lei e in cosa invece sarà un valore aggiunto? 

"Guardi, quando un ragazzo fa un paio di gol - specie così belli - si grida subito al fenomeno. Poi, molti si perdono. Su di lui invece mi sono informato, lo seguo da anni, è molto serio, dedito, intelligente. Ecco perché non si perderà. Deve solo avere spazio e fiducia, quella che gli è un po’ mancata a Madrid, soprattutto nell’ultimo periodo con Arbeloa. È praticamente fermo da un anno, dovrà ritrovare il ritmo partita. Il valore aggiunto può darlo fisicamente: ha gamba e cambio di passo, qualità importanti. E poi sa dribblare, cosa che ormai in Italia fanno davvero in pochi. Vedrete, vi stupirà".

D’altronde, Firenze ha sempre avuto un legame speciale con gli argentini. Lei, Passarella, Batistuta. 

"Eh sì, c’è una cosa che ci lega ed è indubbiamente la passione. A Firenze il tifo è incredibile, lo stadio pieno che canta, la Fiesole. Un’atmosfera magica. Certo, Franco tra Monumental in Argentina e Bernabeu in Spagna è abituato bene, ma anche il Franchi sa far tremare le gambe. Ecco, la sfida per Grosso e il direttore Paratici sarà proprio questa: riportare la città a emozionarsi come un tempo. In questo Mastantuono potrà aiutare eccome". 

A proposito di Grosso e Paratici, come giudica il mercato della Fiorentina di quest’anno? 

"Ottimo, Mastantuono è solo l’ultimo colpo. Forse è il più entusiasmante della truppa dei nuovi, ma sono arrivati tanti buoni giocatori. Penso a Dragusin, che ha giocato in Premier, ma conosce già il vostro campionato, ma anche ad Atta, Jimenez e Oulai. Sono tutti giocatori che hanno un grande potenziale, ma che devono fare uno step di crescita. E Firenze è la tappa ideale. Sono fiducioso, anche perché a far meglio dello scorso anno ci vuole poco...". 

Dove può arrivare? 

"Oggi più che di classifica si deve parlare di progetto. È importante tornare a vincere, ma lo è di più costruire un qualcosa che duri nel tempo. E le scelte fatte negli ultimi mesi mi sembra vadano in questa direzione. Prendere tanti ragazzi validi, giovani e futuribili. Abbiamo parlato tanto di Mastantuono, ma bisogna ricordarsi che ha solo 19 anni e tutto il tempo del mondo per incidere. Bisognerà lasciarlo leggero, lontano da etichette e paragoni pesanti. Penso che la squadra sia forte e possa puntare all’Europa. Mi piacerebbe tornare al Franchi a sostenerla". 

La visione della società, quindi, la convince? 

"Assolutamente sì. Giovani, qualità e acquisti mirati. Queste sono le parole d’ordine. L’affare Mastantuono va in questa direzione. È una piazza che ti dà tanto e tanto si merita. Poi con un centro sportivo del genere è tutto più facile: in Europa pochissime squadre possono contare su una struttura del genere. E sembra un dettaglio, invece fa la differenza. Ti semplifica il lavoro, lo migliora ed è una vetrina per chi vuole venire a Firenze. Poi la Fiesole, una città bellissima e una grande storia alle spalle. Insomma, i presupposti per fare bene ci sono tutti. Ora toccherà alla squadra dimostrare sul campo il suo valore".

In chiusura, un parere su Kean. La permanenza di Moise sarà determinante oppure investendo bene sul mercato si può trovare di meglio? 

"Leggo che Kean potrebbe rimanere a Firenze e ne sono molto contento. Con lui e Gudmundsson, Mastantuono può trovarsi a occhi chiusi: per i giocatori bravi e di talento funziona così. Basta uno sguardo e ci si intende. Quei tre, se messi nelle condizioni giuste, possono far sognare la Fiorentina e i suoi tifosi. Spero che Moise sia ancora l’attaccante della Viola, se fossi in Paratici farei di tutto per tenerlo. È un grande bomber e come lui ce ne sono pochi in giro per l’Europa".

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