Spagna, il segreto è Yamal? Macché, è la difesa che non ha ancora preso gol...

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Con il Portogallo è stata decisiva la panchina, nelle sfide prima ci aveva pensato Oyarzabal. Ma la vera forza è la solidità della retroguardia. E se si sveglia Lamine...

La Spagna è approdata ai quarti di finale del Mondiale grazie all’alta qualità media della rosa, senza aver finora la stella assoluta che si prende tutta la scena. L’Argentina ha Lionel Messi, la Norvegia Erling Haaland, l’Inghilterra Harry Kane, la Francia ampia scelta ma il leader resta Kylian Mbappé. La Spagna risponde con Mikel Merino, che ha deciso l’ottavo con il Portogallo; oppure con Mikel Oyarzabal, quattro reti nelle precedenti partite. Si sta parlando di un campione d’Inghilterra con l’Arsenal e di un vincitore della Coppa del Re con la Real Sociedad, restando ai loro trofei freschi, ma rimangono due giocatori un passo dietro alle superstar. Però la forza del gruppo di De la Fuente è proprio questa: la classe medio alta che fa volare.

GARANZIA

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Per classe, età, vittorie già ottenute e rendimento del Barcellona, Lamine Yamal era la stella designata a prendersi tutte le attenzioni. Il talento del diciottenne catalano non si discute, però il ragazzo sta pagando l’infortunio muscolare che lo ha fermato prima della Coppa, l’attenzione particolare degli avversari, anche un po’ d’inesperienza da debutto. Raramente è riuscito ad essere dominante come nel club, con il Portogallo ha avuto più spazio quando si è infortunato Nuno Mendes, suo avversario diretto, senza comunque incantare. La Spagna lo aspetta e prosegue con altre soluzioni di livello alto. Quando il ct ha tolto Alex Baena, Pedri e Dani Olmo sono entrati Ferran Torres, Mikel Merino (assist e gol) e Fabian Ruiz. Da questo si capisce molto della forza di una nazionale. “Possiamo tenere in panchina giocatori che in qualsiasi altra nazionale sarebbero titolari” ha detto il tecnico. Merino aveva steso la Germania nei supplementari dei quarti all’Europeo vinto due anni fa, si è ripetuto qui negli ottavi. Gli sono bastati sei minuti. A gennaio si era rotto un piede, frattura da stress, e mentre l’Arsenal veleggiava verso il titolo, lui, fuori fino a maggio, temeva di perdere il Mondiale. “Non ci delude mai, è una scommessa sicura, una garanzia” lo ha elogiato il suo allenatore.

SOLIDITA'

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Zero gol subiti finora, unica a riuscirci, eppure Unai Simon dà sicurezza ma non ha dovuto compiere miracoli in serie. La Spagna si difende con un reparto affiatato e con un sistema aggressivo di difesa anche lontano dall’area. Il portiere ha dovuto effettuare soltanto sei parate nelle cinque partite al Mondiale, ha portato a 609 minuti il record d’imbattibilità che era di Walter Zenga, ma per lo spagnolo si conta anche il Mondiale precedente. Nelle nove partite del 2026, la retroguardia spagnola ha incassato soltanto due reti, e in amichevole. Una fortezza che dà tranquillità.

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