Il numero uno potrà continuare le terapie al ginocchio e non dovrà giocare nel forno dell'Ohio. Ma se a New York avesse un primo turno impegnativo...
È stata una scelta sofferta, ma oculata. Jannik Sinner conosce il suo corpo - “il mio capitale, il mio motore” - come nessun altro e, insieme al team guidato dai coach Vagnozzi e Cahill, è perfettamente in grado di prendere la strada giusta. Altrimenti non sarebbe arrivato al primo posto del tennis mondiale. Si tratta di soppesare costi e benefici e, anche nella rinuncia a Cincinnati, se i vantaggi sembrano prevalere, qualche rischio resta inevitabilmente sul tavolo. L’infortunio al ginocchio destro non preoccupa: il sovraccarico viene trattato con un ciclo intensivo di fisioterapia predisposto dal professor Melegati, che proseguirà nei prossimi giorni al J Medical di Torino. Se l’azzurro si è preso tutto il tempo necessario per comunicare agli organizzatori del Masters 1000 la sua decisione, è perché, fortunatamente, il problema non era così grave da escludere subito la sua presenza in Ohio. E allora si trattava di studiare la strategia più efficace di avvicinamento all’ultimo Slam della stagione.
PERCHÉ SÌ
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Il torneo di Cincinnati scatta giovedì e Sinner, dopo il bye al primo turno, avrebbe debuttato tra sabato e domenica. Si è preferito fare le cose con calma, procedere con altre sedute di fisioterapia, senza fretta, senza forzare i tempi. Jannik, forse, sarebbe stato in grado di giocare in Ohio, anche perché nei giorni scorsi si è allenato sul campo ad alta intensità a Montecarlo. Ma perché rischiare? Il ginocchio sarebbe stato sottoposto a uno stress a così breve distanza dall’infiammazione trattata con le onde d’urto, tanto più che a Cincinnati le condizioni climatiche sono proibitive: temperature elevate e umidità alle stelle, l’anno scorso, hanno messo ko tanti giocatori, compreso lo stesso Sinner, costretto a ritirarsi in finale contro Alcaraz. Meglio avvicinarsi allo Us Open gradualmente: fisioterapia anche la prossima settimana a Torino, allenamenti nel Principato, il compleanno a casa (il 16 agosto) e trasferimento diretto a New York, accorciando la pesante trasferta americana.
PERCHÉ NO
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Sinner, che aveva già deciso di disertare Montreal, non disputa una partita ufficiale dal 12 luglio, quando batté Zverev trionfando a Wimbledon. Lo Us Open scatta il 30 agosto. Quindi Jannik debutterà a Flushing Meadows essendosi lasciato alle spalle sette settimane di digiuno agonistico. Considerando che tra il Roland Garros e Wimbledon non ha disputato tornei, sbarcherà negli States con un bagaglio di sette match nell’arco di tre mesi: si tratta dei sette che lo hanno accompagnato al successo londinese, visto che a Parigi era stato eliminato al secondo turno, il 28 maggio, crollando a un passo dalla vittoria contro Cerundolo. Il rischio è che, soprattutto nelle prime uscite americane, Sinner possa pagare dazio, specie se il sorteggio dovesse riservargli cattivi clienti: a Wimbledon si è ritrovato sotto due set a uno nel match di debutto con Kecmanovic, ma è stato bravissimo a venirne fuori. D’altra parte, la stagione ha sottoposto il numero 1 del mondo a un tour de force intercontinentale tra inizio marzo e metà maggio: 29 partite, tutte vinte, in 72 giorni e cinque Masters 1000 in bacheca (Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma). Fatiche pagate a caro prezzo al Roland Garros. Da qui la necessità di ricalibrare la programmazione, poi aggravata dal guaio al ginocchio. Rientro nel Tour rimandato: complicazioni ormai all’ordine del giorno in un tennis sempre più usurante e frenetico.

