Nella prima giornata l’azzurro favorito del peso (finale ore 21.33): "In tribuna ci sarà la mia ragazza, per lei sto studiando polacco. Pratico meditazione e con Ponzio, Weir e Ferrara possiamo sognare una tripletta"
10 agosto - 08:22 - BIRMINGHAM
Ma come? Da oggi, in città, oltre 1600 atleti di 49 Paesi – cifre record – si daranno battaglia per una settimana nell’edizione n. 27 degli Europei e loro, quelli di Birmingham, nella centralissima Victoria Square, celebrano l’indipendenza giamaicana con un chiassoso Festival di tre giorni. Dev’essere una provocazione. Venissero all’Alexander Stadium, piuttosto: si assegneranno 50 titoli continentali e lo spettacolo è garantito. Che senza Usain Bolt, manco gli sprinter giamaicani valgono tanto. Pronti-via e l’Italia – qualificazione al mattino, finale alla sera - gioca subito una delle carte di maggior... peso. Leo Fabbri, leader mondiale stagionale della specialità, difende l’oro di Roma 2024.
Sa, vero, che sarà l’uomo da battere?
“Al ruolo mi devo abituare. Ultimamente mi è capitato spesso. Si tratta di tener fede alle attese”.
Non sempre ci è riuscito e qualcuno, senza ricordare le medaglie vinte, le ha appiccicato l’etichetta di perdente.
“Gli ultimi giorni, da questo punto di vista, non sono stati facili. La tensione s’è fatta sentire. Ma ora voglio andare in pedana e buttarlo lontano”.
È tranquillo?
“Felice e spensierato. Anche se, vincendo, farò solo il mio dovere e diversamente ripartiranno le polemiche. Ho però motivi per essere fiducioso”.
Quali?
“Intanto mi aiuto molto con la meditazione: non vuol dire star seduti con l’indice e il pollice delle mani che si toccano. È, piuttosto, una condizione in cui, concentrandosi sulla tecnica di respirazione, si riducono pensieri e tensioni”.
Le critiche? Sono spensierato e felice. Mi aiuto ogni giorno con esercizi di meditazione
Da quanto la pratica?
“Da circa cinque anni: al mattino è guidata, con una serie di esercizi che mi suggerisce il mio mental coach Stefano Tavoletti, che mi ha seguito anche a Birmingham. Abbiamo frequentato alcuni corsi insieme. Ma posso dedicarci un po’ di tempo in qualsiasi momento della giornata”.
Quali altre le ragioni per essere ottimista?
“L’inglese Lincoln, uno dei miei rivali, mi aveva parlato malissimo di questa pedana. Diceva che era scivolosa al punto che sarebbe stato meglio usare scarpe da ginnastica. In caso di pioggia, peraltro non prevista, già mi prefiguravo scenari tipo Giochi di Parigi. Invece l’hanno rifatta ed è perfetta. Mi basterà fare quel che sono capace”.
C’è altro?
“Eh sì, in tribuna ci sarà la mia fidanzata, la polacca Alicja Kaczmarek, ostacolista, sorella minore di Natalia, bronzo olimpico in carica dei 400 nonché moglie del mio collega Konrad Bukowiecki. Stiamo insieme da un paio di mesi, ora posso ufficializzarlo”.
Galeotta fu l’atletica?
“Quest’inverno mi sono ritrovato in raduno a Stellebosch, in Sudafrica, con Konrad. Durante uno spostamento in auto gli ho raccontato che ero tornato single. Lui sapeva di una simpatia di Alicja per me. L’ha subito chiamata e lei ha preso a scrivermi, Poi è venuta a Roma per il Golden Gala e...”.
Dove vive?
“A Poznan, con voli diretti su Venezia o Treviso da un 1h20’ e da 30 o 40 euro. Non è difficile vedersi. Io ho cominciato a studiare polacco on line: faccio anche lezione con un ragazzo due volte alla settimana e ripasso prima delle sedute di pesi. Ho una buona memoria. Per ora ci capiamo in inglese”.
Per superare la qualificazione ci vuole 19.60-19.70, per il podio 20.90, per il titolo 21.50. Spero di far tutto quel che devo al primo tentativo
Ha uno stagionale di 22.74 e il rivale più vicino, il suo compagno di allenamenti Zane Weir, nella lista europea 2026 la segue, lontano, a 132 cm: quali misure serviranno per fare un bel regalo ad Alicja?
“Per superare la qualificazione 19.60-19.70, per il podio 20.90, per il titolo 21.50. Spero di far tutto quel che devo al primo tentativo, in entrambi i casi con un bel gesto e poi, in finale, di divertirmi”.
Tra i due turni trascorreranno meno di otto ore: è un problema?
“Lo è stato lo scorso anno ai Mondiali di Tokyo, perché i trasferimenti albergo-stadio erano complicati. Ma qui no. Anzi, sono felice che si risolva tutta nella prima giornata: via il dente, via il dolore”.
Da chi dovrà eventualmente guardarsi?
“Considerando Nick Ponzio, sogno una tripletta italiana. Lincoln è stabile sui 21 metri. Poi ci sarebbe lo stesso Bukowiecki, che però è reduce da un infortunio al gomito del braccio di lancio”.
Con lei campione uscente e con Riccardo Ferrara, sarete addirittura quattro gli azzurri in gara. Cominciando da Weir, ci presenta gli altri?
“Zane trasmette serenità. Grazie anche alle origini sudafricane, è un ragazzo semplice. E la recente paternità lo ha reso ancor più responsabile. Siamo amici. A Schio, il paese di coach Paolo Dal Soglio dove facciamo base, andiamo al fiume insieme. E ci divertiamo con le carte dei Pokemon. Abbiamo appena aperto un box comprato sul web”.
Ponzio?
“È un tipo particolare, non è facile rapportarsi con lui. Fa il simpatico solo quando ha bisogno. E spesso pretende. Quando è arrivato qui, che qualcuno gli rimborsasse quanto speso perché si era dimenticato di fare il check-in del volo. Ma frequentandolo, dopo un po’ diventa più malleabile”.
E Ferrara?
“Ha 25 anni, è un mio fratellino. Viene spesso a trovarmi a Firenze, ama la città. E abbiamo in comune la passione per gli orologi. Senza nulla togliere al suo allenatore, è da tempo che gli suggerisco di lasciare la sua Reggio Calabria e di venire con noi. Vale 22 metri: forse ci sta pensando”.
Com’è l’ambiente in squadra?
“Siamo molto uniti, probabilmente perché, tra ansie e timori, viviamo tutti nella stessa situazione. Ci stimoliamo a vicenda. E anche se il nostro resta uno sport individuale, si avverte il senso del gruppo”.
Un esempio?
“Visto che Pernici si sposerà, anche se gli avevo detto di non fare cavolate in diretta tv e invece si è proposto alla fidanzata, gli ho promesso che al matrimonio gli farò da testimone...”.

