Alex sospeso per doping e sotto accusa in Germania si dice innocente. Per tutelarsi - come raccontano l'avvocato e il suo ex tecnico Donati - aveva ottenuto e aveva conservato un altro campione di urine non manipolabile che assicurerebbe l'assenza di doping nel suo corpo
22 giugno - 22:51 - MILANO
La reazione di Alex Schwazer non si è fatta attendere. E anche se l'amarezza l'ha portato a dire "basta così", in realtà lui e il suo entourage hanno in mano una carta da giocare, la terza provetta. Ricapitoliamo: la Nada, l’Agenzia nazionale antidoping tedesca, rivela di aver avviato un procedimento formale nei confronti dell'atleta italiano che sarebbe risultato positivo all’Epo (Eritropoietina), la stessa sostanza della prima positività (quella pre Londra 2012) durante un controllo ai campionati tedeschi di marcia su strada il 26 aprile a Kelsterbach, Francoforte. Le tracce della sostanza vietata sarebbero state rinvenute sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue.
le parole di schwazer
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Schwazer non ha intenzione di difendersi, però una mossa è pronto a farla: "Chiederemo le controanalisi soltanto se verrà analizzato anche un residuo di urina conservato separatamente. Ho sempre portato a ogni gara - ha spiegato in conferenza stampa - un contenitore acquistato da me nel quale conservavo un campione delle mie urine dopo la competizione. Per questo chiediamo che quello venga confrontato con quelli ufficiali. In quel campione non troverete Epo".
donati e la terza provetta
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Alla gara di aprile era presente l’ex allenatore di Schwazer, Sandro Donati, che si è fatto consegnare una terza provetta con lo stesso campione di urina poi analizzato dal laboratorio di Colonia e risultato positivo all’Epo. Il team di Schwazer aveva chiesto anche una provetta con il sangue, che però è stata rifiutata. L’avvocato di Alex, Gerhard Brandstätter, spiega: "La terza provetta non esiste di solito. Tu delle provette A e B non vedi più nulla, ma delle urine c’era del residuo e abbiamo chiesto di tenerla e ce l’hanno concesso. Che non ci fosse fiducia da parte nostra lo dimostra il fatto che è stata chiesta a Francoforte una terza provetta di urina, la sua innocenza è in questa provetta". Infatti, mentre la provetta su cui è stato compiuto il test può essere contaminata involontariamente o dolosamente, quella in possesso del campione olimpico contiene la stessa urina analizzata senza possibilità di interventi esterni: l’urina infatti ha dei marker specifici che cambiano giorno dopo giorno. Perciò quelli del 26 aprile sono specifici e individuabili in entrambe le provette.
la spiegazione di donati
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"Subito dopo la gara vinta - dice Donati, 79 anni, oggi vice direttore tecnico di La Torre - come da prassi ho chiesto se potevo accompagnarlo al test. Dopo la fase dei prelievi molto tranquillamente siamo passati alla verbalizzazione e abbiamo fatto mettere per scritto un primo rifiuto alla richiesta di avere un campione del sangue prelevato, mentre ci è stata accordata, sbagliando, la possibilità di conservare un residuo dell’urina. Abbiamo messo al sicuro un’urina contenente informazioni importanti, abbiamo fatto quello che dovrebbe essere la prassi per tutelare l’atleta di fronte a un sistema antidoping ancora medievale".
La Gazzetta dello Sport
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