Rogers, da stella Nba ad autista di camion dei rifiuti. Poi quella maledetta caduta dal fuoristrada

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L'ex sesto uomo dell'anno con i Suns avrebbe compiuto 55 anni. Salvato dalla strada, arrivò al top, poi un tragico incidente lo rese tetraplegico. La morte lo scorso novembre

Giacomo Iacomino

27 giugno - 16:45 - MILANO

Prima di tornare a Durham, North Carolina, e guidare camion per la raccolta dei rifiuti sulle strade della città in cui era cresciuto, Rodney Rogers era stato il miglior sesto uomo della Nba. Un’ala potente con il fisico di un lungo e il tiro da tre di una guardia, capace di intuire il basket di oggi con almeno vent’anni d’anticipo. Aveva sfidato Larry Bird ai tempi del Dream Team e, da adolescente, era stato salvato dalla strada dal suo allenatore delle superiori dopo averlo accolto in casa propria. Avrebbe compiuto 55 anni. Condizionale d’obbligo dal 21 novembre scorso, quando il suo corpo ha smesso di combattere una battaglia iniziata nel 2008. Un incidente in quad nei boschi dietro casa lo lascia paralizzato dal collo in giù. Costretto alla sedia a rotelle e legato a un respiratore, "The Durham Bull", è così che lo chiamavano dalle sue parti, non smette di lottare.

fondazione

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Comincia a frequentare le scuole della sua comunità. Vuole mostrare ai ragazzi il significato di "mai arrendersi". Partecipa a convegni, incontri universitari. E fonda la Rodney Rogers Foundation, a sostegno delle persone affette da lesioni spinali, come lui. Nato il 20 giugno del 1971, mentre le radio americane suonavano "It's Too Late" di Carole King in testa alle classifiche, la sua è una delle storie più umane, dure e ispiratrici che il basket americano abbia mai raccontato. Per capire da dove viene questa storia bisogna scavare nel cemento di Durham. Il padre abbandona la famiglia quando Rodney ha otto anni. La madre, Sandra, rimane coinvolta in un grave incidente stradale che la lascia parzialmente paralizzata. I due fratelli finiscono in prigione. Il suo destino sembra segnato. A salvarlo è Boyd Chandler, il suo allenatore alla Hillside High School. Se lo porta a casa sua quando ha ancora quattordici anni. Gli dà una stanza, una struttura, una direzione. Sul parquet della Hillside è una forza della natura. I college si accorgono di lui. Rogers sceglie Wake Forest, preferendo l'ambiente raccolto dei Demon Deacons all'elitarismo della vicina Duke per rimanere nella Tobacco Road, il cuore pulsante del basket del North Carolina. Forma "The Dynamic Duo" con Randolph Childress, compagno di squadra che diventerà per lui un fratello e molto ben conosciuto dalle nostre parti, soprannominato "Il professore" dopo quasi dieci anni in Serie A con tanto di cittadinanza onoraria a Montegranaro, dov’è ricordato ancora come un dio dopo tre stagioni memorabili.

Phoenix Suns forward Rodney Rogers (L) is fouled by Portland Trail Blazers Rasheed Wallace during the second quarter 02 November, 2000, in Phoenix. AFP Photo/Mike FIALA (Photo by Mike FIALA / AFP)

meglio di grant hill

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Nel 1993 Rogers viene eletto Acc Player of the Year, miglior giocatore della Atlantic Coast Conference. Supera nelle votazioni Grant Hill, la stella assoluta di Duke, già considerato all'epoca un potenziale nuovo Michael Jordan. Per la Tobacco Road è uno smacco epico: il ragazzo della Durham più povera che scalza il principe della Duke aristocratica dal trono dello Stato. Quell’anno Denver sceglie il toro di Durham con il numero 9 al Draft: la chiamata più alta per un giocatore di Wake Forest dai tempi di Len Chappell negli anni ’60. Al college, al suo posto, arriva Tim Duncan. Sarebbe stata una coppia da sogno. Rodney Rogers non lo sa ancora, ma a modo suo è già entrato nella storia ed è successo un anno prima. Estate 1992, Florida. E’ uno dei convocati nella selezione di giocatori universitari scelta come sparring partner del Dream Team di Jordan, Bird e Magic che si prepara per Barcellona.

la lezione di bird

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Durante una sessione a porte chiuse, lui e i suoi compagni battono i professionisti in una partitella. Rogers ha 21 anni. Si avvicina a Larry Bird con la faccia di chi forse non ha ancora capito con chi sta parlando: "Non segni un tiro dal 1984", l'anno del primo mvp di Bird, quando Rogers aveva dodici anni. Il giorno dopo Bird non dice una parola. Prende la palla e inizia a segnare da ogni angolo del campo, annunciando ogni mossa prima di compierla, smontando i giovani con una lezione di basket totale. A modo suo, Rogers aveva contribuito ad accendere la miccia di quella squadra leggendaria, stuzzicando l'orgoglio di un campione immenso che, pur con la schiena ormai a pezzi, decise di ricordare a tutti perché fosse un mito. In Nba gioca dodici anni, è un giocatore che fa spogliatoio. Amato da tutti. Con i Nuggets firma nel 1994 un record rimasto nella storia: tre triple consecutive in nove secondi contro gli Utah Jazz (su YouTube c’è il video). A Phoenix, nel 2000, arriva il premio di sesto uomo dell'anno in una squadra che schierava Jason Kidd, Penny Hardaway e Cliff Robinson. È il collante dello spogliatoio, e il New York Times lo ricorderà esplicitamente come l'uomo decisivo nei finali di partita, quello a cui affidarsi quando la palla scotta. Tre anni dopo arriva a giocarsi le Finals con i New Jersey Nets. Di fronte ci sono i San Antonio Spurs di Tim Duncan, che vinceranno 4-2 la serie. Un incrocio nostalgico pazzesco per la storia di Wake Forest. Perché i due giocatori simbolo che avevano ridefinito il programma dei Demon Deacons negli anni '90, senza mai potersi incrociare al college, si ritrovarono l'uno di fronte all'altro sul palcoscenico più importante del basket mondiale, a contendersi l'anello di campione Nba.

Boston Celtics forward Rodney Rogers (top) covers New Jersey Nets center Jason Collins (bottom) as he tries to control a loose ball in the third quarter 07 April, 2002 at Continental Airlines Arena in East Rutherford, NJ. The Celtics beat the Nets 102-90.   AFP PHOTO/Matt CAMPBELL (Photo by AFP)

ritiro

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Poi, nel 2005, si spengono i riflettori. Rodney Rogers si ritira e torna a casa. Decide di guidare i camion per la raccolta dei rifiuti, i mezzi pesanti per l'edilizia. Non perché costretto: per scelta, per tornare a Durham, a quel cemento che conosceva. Nel tempo libero passa i pomeriggi nei campetti di quartiere dov'era cresciuto per allenare gratuitamente i ragazzini dell’associazione "Girls and Boys Club" e delle scuole medie della comunità. Non chiede un dollaro, chiede solo di restituire quello che Boyd Chandler aveva dato a lui. Il 28 novembre 2008 la linea del destino si spezza. Cade dal quad nei boschi del North Carolina, si frattura le vertebre cervicali. I medici gli danno il cinquanta per cento di possibilità di salvare la pelle. Lui sopravvive rimanendo paralizzato dal collo in giù, su una sedia a rotelle, legato a un respiratore. "In un modo o nell'altro, trovi sempre la forza di andare avanti. Quando una cosa ti viene tolta, un'altra ti viene data. La mia vita è cambiata, ma la mia mente, la mia anima e la mia voglia di aiutare gli altri sono ancora esattamente le stesse". Sono le parole da lui pronunciate in una delle sue ultime interviste.

 Copyright 2025 NBAE   Nathaniel S. Butler/NBAE via Getty Images/AFP (Photo by Nathaniel S. Butler / NBAE / Getty Images / Getty Images via AFP)

comunità

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Non è la fine. Supportato dall'amore incrollabile della moglie Faye, Rogers fonda la Rodney Rogers Foundation per sostenere chi vive con lesioni spinali, gira le scuole della sua comunità per portare ai ragazzi una lezione che nessun campo da basket avrebbe potuto insegnare, continua a frequentare Wake Forest, con cui non ha mai tagliato i ponti. E infatti nel 2022 l'università gli conferisce il Distinguished Alumni Award, oltre a una laurea honoris causa in Doctor of Humane Letters. Poco prima della cerimonia, Rogers dice alla presidente Susan Wente di voler tornare a studiare per prendere anche la sua laurea vera, quella che non aveva mai finito. Quando muore, la famiglia sceglie i funerali in forma privata, una decisione che fa discutere in una comunità che avrebbe voluto abbracciarlo un'ultima volta ma che rispecchia la riservatezza con cui Rogers ha vissuto gli anni più duri. Lo scorso mese di dicembre Wake Forest istituisce ufficialmente il Rodney Rogers Day, fissando la prima celebrazione per il 31 gennaio di quest’anno durante il Big Four Showdown, la classica super sfida tra le quattro grandi università del North Carolina. I primi studenti che fanno il loro ingresso al Joel Coliseum ricevono una maglia commemorativa con il suo numero, il 54, ritirato dai Demon Deacons nel 1996 e oggi appeso per sempre al soffitto dell’arena. Randolph Childress, "il professore", l'uomo con cui ha condiviso i momenti più belli a Wake Forest dov’erano come fratelli, scrive poche parole che pesano più di qualsiasi statistica: "Ho il cuore spezzato per la scomparsa di Rodney. Alcuni dei giorni più felici della mia vita li ho trascorsi con lui a Wake Forest. È stato un compagno di squadra fantastico, ma un amico ancora migliore. La sua forza e il suo coraggio sono stati un'ispirazione per tutti noi”. Il 20 giugno Rodney avrebbe compiuto 55 anni. Non ci saranno celebrazioni fragorose. Ma ci sono i campetti di Durham, il ricordo dei suoi compagni. E una lega, la Nba, che oggi gioca esattamente nel modo in cui lui, trent'anni fa, aveva immaginato il futuro. Il giorno in cui è nato, le radio suonavano "It's Too Late". Rogers ha insegnato il contrario: non è mai troppo tardi, per nessuna battaglia.

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