Ricaricare l'auto in questo modo può costare carissimo

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Durante il processo di ricarica di un'auto elettrica o ibrida plug-in c'è sempre una dispersione d'energia. Una modalità di ricarica, però, è molto peggio delle altre

Luca Palladino

10 agosto - 10:00 - MILANO

La ricarica della propria auto è un processo chiaramente necessario per chi possiede un veicolo con motorizzazione elettrica ed ha senso per chi ne ha uno ibrido plug-in. Ma è bene sapere che quando si ricarica un'auto, non tutta l'energia che si paga per il processo di ricarica stesso va a finire nella batteria della vettura. Esiste infatti il fenomeno della dispersione o della perdita energetica, che si può verificare per diversi motivi. Durante il processo di ricarica del veicolo, infatti, si attivano alcuni sistemi a bordo dell'auto che proprio in quel momento necessitano di elettricità. Inoltre, c'è dispersione energetica a causa della conversione di corrente, visto che una presa da casa offre energia alternata (AC), mentre il veicolo funziona con corrente continua (DC). Oltretutto, questo passaggio di energia nei cavi produce calore e anche questo può aumentare la dispersione energetica. Per capire quanta perdita d'energia ci sia davvero durante la ricarica di un'auto, l'Adac (di fatto l'Aci tedesca) ha svolto uno studio a riguardo con cinque vetture elettriche, analizzando la differenza della ricarica a un caricatore portatile per presa domestica con quella a una wallbox, la nota cassetta intelligente appesa al muro per ricaricare.

Lo studio dell'Adac

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Per quest'analisi fatta dall'Adac, sono state dunque eseguite sia le ricariche con una presa domestica che quelle tramite wallbox, quest'ultime anche con la differenza tra la massima potenza e quella ridotta. Queste le cinque auto analizzate dall'Adac: Mercedes Cla 350 Eq, Volkswagen ID.7 Tourer, Volvo EX30, Renault R5 E-Tech, Tesla Model Y. Il risultato è chiaro: la dispersione d'energia è più alta quando si ricarica l'auto con una presa domestica, che ha una potenza bassa (2,3 kW in questo caso), per cui occorre più tempo ma con meno efficienza. L'energia che si disperde in fase di ricarica non è solo corrente in meno nella batteria del veicolo, ma è anche un costo in più con cui i possessori di auto elettriche o ibride plug-in devono fare i conti. Il veicolo che perde più energia nella ricarica con presa domestica da quest'analisi è la Mercedes Cla 350 Eq (ben il 24,2%); mentre gli altri quattro sono su una cifra che si aggira tra il 12,7% della Tesla Model Y e il 15,3%. Per quanto riguarda invece la ricarica tramite wallbox a potenza ridotta (4,2 kW in questo caso), la dispersione energetica si riduce di più con valori tra l'8,0% della Renault R5 E-Tech (la più efficiente) e il 12,8% della Mercedes Cla 350 Eq.

La ricarica più efficiente

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Pertanto, come dimostrato dall'analisi dell'Adac il processo migliore per ricaricare il proprio veicolo risulta quello tramite wallbox con la massima potenza possibile, da 11 kW o da 22 kW. Quest'ultima è disponibile, tra le auto analizzate, soltanto sulla Volvo EX30. Alla massima potenza di ricarica, la dispersione d'energia è ancora più ridotta, con la Renault R5 E-Tech che risulta la più efficiente (solo 5,1%). Il dato più alto è il 6,9%, sia per la Mercedes Cla 350 Eq che per la Volkswagen ID.7 Tourer. Insomma, sono risultati questi dell'analisi Adac, che di fatto rafforzano l'idea che la presa domestica non è adatta per la ricarica di un'auto, per ragioni di sicurezza ed efficienza. Dovrebbe essere solo una soluzione d'emergenza, dato che una superiore dispersione d'energia comporta anche un'importante perdita di denaro. Per ridurre queste dispersioni durante la ricarica è preferibile utilizzare una stazione fissa come una wallbox, con potenze adeguate (superiori almeno ai 3 kW). Inoltre, è bene evitare le forti escursioni termiche e il freddo, quindi meglio ricaricare l'auto subito dopo averla guidata, con la batteria ancora calda. Come consigliato dall'Adac, per esaminare le perdite durante la ricarica di un veicolo è possibile consultare i dati di Green Ncap, il programma di tutela dei consumatori che valuta l'impatto ambientale delle auto.

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