(di Alessandra Baldini)
Da Jesse Plemons a George Clooney
e Adam Sandler, da Paul Mescal a Julia Roberts e Jennifer
Lawrence, da Chase Infiniti a Miles Caton. Alla vigilia della
notte delle stelle, in diretta sulla Rai dal Dolby Theater di
Los Angeles, c'è qualcosa di rituale nell'indignazione che
accompagna le considerazioni su nomi e titoli che avrebbero
potuto entrare in corsa agli Oscar ma domenica non avranno
alcuna chance di vincere.
Uno snub, nel gergo hollywoodiano, è molto più di una
semplice esclusione: è il segnale di una frattura tra i gusti
dell'establishment di Hollywood e ciò che il pubblico, i critici
e persino molti colleghi riconoscono come eccellenza. La
frattura è apparsa quest'anno più profonda del solito con una
una folla di dimenticati illustri. Nessuno, ad esempio, si
aspettava che Wicked - Parte 2 (Wicked: For Good) venisse
ignorato totalmente dopo che il primo capitolo, con le stesse
Cynthia Erivo e Ariana Grande nei panni delle streghe del Mago
di Oz, aveva trionfato l'anno scorso nelle categorie tecniche,
costumi e scenografia.
Quando Hollywood mangia i suoi figli: la disfatta degli snub
ha scompigliato soprattutto le categorie degli attori. Tra le
star escluse ci sono Julia Roberts di After the Hunt - Dopo la
Caccia, mentre Jennifer Lawrence, acclamata per Die My Love,
aveva raccolto consensi ai Golden Globe e Jodie Foster, leggenda
vivente del cinema dai tempi di Taxi Driver, era data per
favorita per almeno una nomination con Vita Privata (A Private
Life). A nulla poi sono valsi gli elogi della critica e della
co-star Leonardo DiCaprio che l'aveva definita "l'anima e il
cuore" di Una Battaglia Dopo L'Altra: sull'altra sponda
generazionale della recitazione al femminile la 25enne Chase
Infiniti è rimasta a bocca asciutta al pari di Miles Caton, a 21
anni rivelazione di Sinners, il cui premio di consolazione sarà,
domenica, di interpretare sul palcoscenico del Dolby il track
originale candidato I Lied To You.
Hollywood ha voltato le spalle a Paul Mescal di Hamnet
(sopraffatto dall'intensità di Jessie Buckley nel ruolo della
moglie di William Shakespeare?) ma anche a Jesse Plemons,
l'eccezionale co-star della sette volte candidata a miglior
attrice Emma Stone nella dark-fantasy Bugonia firmata da Yorgos
Lanthimos. Fuori dalle nomination sono rimasti anche George
Clooney e la sua spalla Adam Sandler a dispetto del feeling
reciproco dimostrato nel Jay Kelly di Noah Baumbach, mentre tra
i grandi esclusi c'è perfino una leggenda come Daniel Day-Lewis,
dato in odore di Oscar dopo esser rientrato dopo anni sul set di
Anemone per il debutto alla regia del figlio Ronan.
Altre esclusioni hanno lasciato a bocca asciutta grandi
registi del cinema internazionale: il sudcoreano Park Chan-wook,
uno dei più influenti degli ultimi vent'anni in corsa con No
Other Choice - Non c'è Altra Scelta, non ha ancora messo nella
sua bacheca una singola nomination, mentre l'iraniano Jafar
Panahi, Palma d'Oro a Cannes con Un Semplice Incidente, ha
mancato l'ingresso sia nella top ten del Miglior Film che nella
cinquina della regia da cui è rimasto escluso anche Guillermo
del Toro dopo aver diretto il pluricandidato (ben nove
nomination) Frankenstein. Una contraddizione che ha
dell'assurdo: come può un'opera entrare tante volte in gara e
non includere chi l'ha concepita, diretta e plasmata fotogramma
per fotogramma?
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18 ore fa
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