(di Patrizia Vacalebri)
"Il mio lavoro è tutta un'
interferenza. Io stesso sono un'interferenza perché sono a posto
di un altro. E' l'era in cui viviamo, con la tensione che
produce il mio lavoro, un lavoro faticoso, che richiede tanta
cura. Ma è anche la sapienza delle mani che lo fanno. E' il
mondo che va avanti e la tecnologia. Io lo faccio a modo mio,
con errori nascosti da tutte le parti. Ed è un lavoro difficile
che io continuo a fare con la guerra, che non mi fa dormire. Ma
io amo l'atelier dove lavoro e vivendoci dentro lo conosco
meglio. Le interferenze sono la moda. La moda vive di
sopravvivenze, di futuri che mai si coagulano come il sangue,
corrono e poi si bloccano e poi qualcuno lo riprende. E' un po'
come il posto che ho scelto con queste due scale meravigliose,
dove tutto sembra perfetto, austero".
Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino, ha scelto
di presentare la collezione di pret a porter della maison
Valentino per l'Autunno/Inverno 2026/27, a Roma e non a Parigi,
e a Palazzo Barberini, che ha accolto per l'occasione centinaia
di ospiti, tra i quali Gwyneth Paltrow, Georgina Rodriguez,
Colman Domingo, Giancarlo Giammetti, Ghali, Britt Lower, Yang
Zi, Bianca Balti.
Prima della sfilata gli invitati hanno potuto ammirare le
sculture di Gian Lorenzo Bernini in mostra. Poi tutti al party
musicale a Palazzo Ludovisi, a sentire la voce di Lily Allen.
Per lo stilista, Palazzo Barberini, come la sua collezione,
"espone la coesistenza forzata di ordine e frizione permanente,
le interferenze che si generano nel loro sovrapporsi". Tant'è
che il capolavoro barocco voluto da papa Urbano VIII (Maffeo
Barberini), che integra la precedente villa Sforza, per
Alessandro Michele "è il contenitore ideale per uno show di
moda, perché rende visibile la frizione costitutiva tra rigore e
sconfinamento che attraversa tanto l'architettura quanto il
vestire". Anche l'invito alla sfilata, era un manifesto
d'interferenze: la copia di un bottone nascosto del busto di un
cardinale, accompagnato dalla frase latina, Quod est perenne
gaudium requirere. Il senso della scelta era quello suggerire
"quanto la contemplazione di un dettaglio possa diventare
esperienza estetica e memoria. Il frammento si fa luogo di
permanenza e di senso".
La collezione è tutta un'interferenza, che genera oppose
architetture e anche nella moda di Alessandro Michele. "Roma è
nata dritta ma poi è diventata meravigliosamente storta come me.
Per questo la amo. E' bellissima". La collezione è un incrocio
di interferenze, di errori che non cercano di essere nascosti,
come fa un torchon dietro una giacca da uomo. Oppure come fa la
plissettatura larga di una cappa che copre appena un abito
lungo, o l'asimmetria di un cappotto metà pieghettato metà
liscio. Ecco il plissé. " Nel mio lungo seminario da Valentin-
rivela lo stilista - mi sono innamorato della lavorazione
plissè e ora pretendo molto". Sfilano infatti long dress
plissettati e diafani sul corpo, gonne plissettate come le
bluse. Accostamenti di rosa e viola, arancio e verde, rosso e
menta. Sfilano pantaloni di velo portati con giacche di pelle
dalle spalle squadrate. pantaloni di chiffon ricamati con
paillettes. Abiti da sera con torchon di Svarovski al collo e ai
polsi. Tante le borse a tracolla, anche per l'uomo, che appare
con meravigliosi cappotti color cammello, giacche drappeggiate
sulla schiena, giacconi di pelle, o di raso, pantaloni sempre
morbidi e completi in gessato grigio. Un solo bellissimo abito
rosso, omaggio al fondatore della maison Valentino Garavani.
Insomma, la nuova collezione di Alessandro Michele voleva
interferire con quella classicità prevedibile che genera noia.
Missione compiuta.
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7 ore fa
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