Ormai lo sloveno, totalmente privo di rivali, corre solo contro le proprie prestazioni. E dall'Alpe d'Huez 2022 ha migliorato il suo tempo di 3'41"!
Non si è mai alzato sui pedali, e quando è arrivato non sembrava neanche stanco. Invece aveva appena spianato i 21 tornanti dell’Alpe d’Huez. Per Tadej Pogacar è sembrato più complicato togliersi di torno gli spettatori indemoniati che erano sulla salita più bella da due giorni (e due notti) che andare a riprendere in fila indiana i reduci dalla fuga: uno alla volta. Fino a Sepp Kuss, Lenny Martinez e Richard Carapaz, non proprio tre scartini in salita. C’è da capirli, gli altri del gruppo: lo sloveno corre contro i record, la leggenda, i miti, e loro corrono come se lui non ci fosse, ognuno con il suo piccolo o grande obiettivo: la maglia a pois, il secondo posto, il podio, chiudere il Tour nella top10, essere il primo francese, il primo spagnolo, il più giovane, il più vecchio. Ognuno a rincorrere i suoi guai, ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. E ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi, direbbe Vasco Rossi. Corrono come se Pogacar non ci fosse. "Tanto lui è irraggiungibile", dice alzando le spalle Sepp Kuss, che preferisce concentrarsi sul mancato accordo con Carapaz e Martinez, non che se fossero andati d’accordo sarebbe cambiato qualcosa. "Lui vince il Tour con una gamba sola", chiarisce il belga Maxim Van Gils, compagno di Evenepoel alla Bora. Quanto a Remco, che è sempre secondo ma adesso a 7’11” dalla maglia gialla, risponde a chi lo accusa di non averci provato. "Non ho intenzione di correre rischi folli che metterebbero a repentaglio il mio secondo posto".
nella leggenda
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Pogacar abbatte i record, disbosca gli albi d’oro, annienta i paragoni. E allora prendiamo il pallottoliere per raccontare di quella volta - questa - che Pogacar vinse il suo quinto Tour de France (non consecutivo però, in quella particolare disciplina Miguel Indurain è ancora solo). Cinque vittorie di tappa, ma occhio: mancano ancora le giornate più dure, domani, e a Parigi - con Montmartre - c’è quella sconfitta patita l’anno scorso da van Aert da cancellare. Quanto all’Alpe d’Huez, allacciate le cinture. Dopo trentun anni Pogacar scalando i 21 tornanti in 35’27” ha mandato in archivio il record di Marco Pantani che risaliva al 1995: il romagnolo deteneva anzi i primi tre tempi di scalata dell’Alpe d’Huez. Al terzo posto il 37’15” del ‘94, al secondo il 36’53” del ‘97 e al primo il 36’50” del ‘95, un tempo considerato imbattibile. Tadej lo ha battuto di 1 minuto e 23 secondi. Lo stesso Pogacar nel 2022, quando fu Pidcock a vincere la tappa, scalò l’Alpe d’Huez in 39’08”, piazzandosi al diciottesimo posto. Davanti a lui i tre tempi di Pantani, appunto, e poi Lance Armstrong al quarto e al sesto posto (cancellati per doping), Ullrich 1997 al quinto, e a seguire Indurain, Zulle e Riis (tutti del ‘95), Virenque 1997, Laurent Madouas ‘95, Landis 2006 (anche questo cancellato per doping), e ancora Kloden 2006, Ullrich 2004, Virenque ‘94, Sastre 2006, Mayo 2003. Tutti davanti al Pogacar del 2022. Negli ultimi tre anni, dopo che nel 2022 e nel 2023 Jonas Vingegaard è riuscito a batterlo al Tour, Pogacar ha alzato il livello in maniera clamorosa, e sono caduti uno a uno i record di scalata. Anche quelli degli anni Novanta, che sembravano immortali. Resistevano soltanto due primati: uno era quello di Pantani. Ma va detto che Pogacar si è migliorato dal 2022 di 3 minuti e 41” su una salita di 13,8 km: qualcosa di inaudito. Espugnata l’Alpe d’Huez, adesso rimane soltanto un record degli anni Novanta, un record molto discusso: la scalata di Hautacam di Bjarne Riis nel 1996: il danese coprì quel 13,5 km sui Pirenei al 7,8% di pendenza media in 34’40”. Il giorno dopo L'Équipe titolò "Questo sì che è un campione", perché era arrivato da solo in maglia gialla, cosa che Indurain non era riuscito mai a fare. Sta di fatto che nel 2007 Riis ammise di aver fatto uso di Epo dal 1993 al 1998, e quindi anche quando vinse il Tour. "Ero strafatto fino al midollo", disse del giorno di Hautacam. Quindi diciamo che quel record resiste, ma in fondo non esiste. Preveniamo la domanda: perché non è stato cancellato come quelli di Lance Armstrong? Perché quando Riis confessò era ormai trascorso il periodo di prescrizione (che allora era di otto anni, adesso è stato portato a dieci). Chiusa la parentesi.
un uomo solo al comando
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Torniamo a Pogacar e all’Alpe d’Huez. Partito a 11,8 km dal traguardo, senza più compagni di squadra, è andato a prendersi una salita leggendaria. Un uomo solo al comando: del Tour, della tappa, della storia. Non potendo più duellare con nessuno, fa collezione di momenti come questi. I dati della sua scalata sono davvero impressionanti: siamo ai margini dei 7 watt per chilo, e a ridosso di 1890 di VAM, che vuol dire che in un’ora Pogacar ha scalato 1.890 metri di dislivello. E domani c’è il tappone con tre gran premi della montagna Hors Catégorie: Croix de Fer, Galibier, e l’inedito (per il Tour) col de Sarenne verso il nuovo traguardo all’Alpe d’Huez. Ci risiamo, insomma.


