Il neo giallorosso: "Giocherò col mio idolo Dybala, un sogno. Mi sorpresero la carica e il rumore dell'Olimpico: sono pronto"
“È stata una trattativa dura, ma io ci ho sempre creduto”. Sorride sotto i baffi Rodrigo Mora. Con la maglia giallorossa addosso. Poco prima di ammirare a Trigoria le foto di Totti che, secondo il portoghese, è secondo solo a Cristiano Ronaldo e di godersi i complimenti di Mourinho ("È uno dei maggiori talenti del calcio portoghese, farà innamorare i romanisti”). Nella sua prima intervista italiana il 19enne non nasconde l’emozione anche se il suo arrivo nella capitale sembrava sul punto di saltare da un momento all’altro tra frecciate, dietrofront e polemiche. Alimentate in queste ore anche dall’avvocato e consulente di Mora. Intanto il trequartista, ai canali ufficiali del club, non nasconde l’emozione.
FIDUCIA
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“Come tutti sanno è stata una trattativa difficile che è durata abbastanza a lungo - ammette Rodrigo prima di scendere in campo per l’allenamento -. Sinceramente non vedevo l’ora di arrivare qui. Ho sempre avuto fiducia anche quando sembrava che le cose non andassero benissimo. Quando ho saputo che mi sarei trasferito qui sono stato molto felice e devo essere grato per tutto il supporto che ho ricevuto perché quando ho saputo dell’interesse della Roma molte persone e molti tifosi hanno iniziato a mandarmi messaggi e questo mi ha colpito e, ovviamente, mi ha reso felice. Ringrazio tutti per questo in particolare il presidente Friedkin e il mister Gasperini”. E ora non vede l’ora di conoscere il tifo dell’Olimpico, anche se un assaggio lo ha avuto già due anni fa nella sfida di Europa League. “È una tifoseria molto appassionata e molto rumorosa. Mi ha colpito il rumore dei tifosi - confida il 19enne -. Quella è stata una partita difficile in cui la Roma ha vinto, ma ciò che mi ha impressionato di più sono i tifosi. Ora giocherò la Champions per la prima volta, un sogno anche se sono ancora molto giovane”. Poi il portoghese chiarisce il motivo della scelta del numero 86 sulla maglia (un inedito a Roma). “L’ho scelto la prima volta con il Porto e a partire da quel momento non l’ho mai voluto cambiare. Penso che anche ai tifosi del Porto piacesse questo numero e credo che continuerò a indossarlo almeno per qualche anno ancora. Ora devo assimilare tutto perché è la prima volta che lascio il Porto dove ho trascorso tutta la mia vita. Ma non ho dubbi che sarà un cambiamento positivo”.
DYBALA E GASP
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- Mora coronerà il sogno di giocare con Paulo Dybala, uno dei suoi idoli sin da bambino: “Durante la mia infanzia sono cresciuto vedendo le giocate di Dybala e ora poter giocare accanto a lui è qualcosa di molto gratificante. Non vedo l’ora di conoscerlo bene”. Intanto ha conosciuto Gasperini. “Ho molta voglia di lavorare con lui - prosegue Mora -. Penso che a lui piacciano molto i numeri 10 e a me piace giocare in quel ruolo. La capacità di liberarmi degli avversari in situazioni complicate è il mio principale punto di forza. Credo che ci troveremo bene insieme”. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è a Farioli che lo ha impiegato nella scorsa stagione a centrocampo riducendo di molto l’apporto offensivo di Rodrigo che al suo primo anno al Porto (da trequartista) aveva segnato ben 11 reti.
LA POLEMICA
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E proprio al tecnico italiano arriva anche la frecciata di Luis Henrique, avvocato e consulente di Mora. “L'unica cosa impensabile era che Rodrigo rimanesse un altro anno al Porto con questo allenatore, venendo lentamente ‘ucciso’ senza mai giocare”, sbotta Henrique su Record. Poi il racconto della trattativa. "La verità è che mercoledì scorso, quando il mio telefono è squillato e mi sono messo in viaggio verso Porto, il dossier Rodrigo Mora era clinicamente morto. La Roma non si fidava del Porto. Il giocatore e la sua famiglia erano inquieti, e persino Jorge Mendes non riusciva a comprendere appieno cosa fosse successo nelle 48 ore precedenti”. Poi è arrivato proprio l’intervento del legale del ragazzo. “Ho capito cosa poteva unire le parti e, soprattutto, cosa le divideva in quel momento - ha continuato Henrique -. Ora che l'accordo è concluso, non posso che dire ad André Villas-Boas e al Porto: "Prego. Non c'è nulla di cui ringraziarmi. È stato un piacere dare una mano!", perché, in pratica e alla fine, il Porto ha ottenuto l'accordo di cui aveva bisogno alle condizioni che mi aveva imposto, il giocatore ha ottenuto ciò che voleva, così come il suo agente, la Roma, il suo allenatore e Farioli, che ha preso due piccioni con una fava. In altre parole, so che sembrerà autocelebrazione, ma un risultato migliore era impossibile! Perché, alla fine, ciò che conta non è il costo del trasferimento, né i bonus, né le percentuali sulle future rivendite. Ciò che conta è la certezza che, anche in un mondo in cui tutti diffidano di tutti, c'è ancora spazio per una promessa fatta”.



