Montella e l'amore della sua Turchia. "Mi sento a casa, mi ricorda il sud". E ora può sognare

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Prosegue la storia d’amore sul Bosforo di Vincenzo Montella, il ct che ha conquistato la Turchia ridandole il Mondiale dopo 22 anni di attesa: l’ultima volta fu semifinale e molti dei suoi ragazzi di oggi non erano neanche nati. Adesso il tecnico italiano non si nasconde minimamente e gonfia l’ambizione di un popolo fiero

Sembra impossibile, ma certi turchi, quelli più in là con gli anni e con amore per il Bel Paese, lo conoscono davvero e lo vedono ancora oggi: "Un turco napoletano", film del 1953 in cui il grande Totò fa la parte di un ladro napoletano che si finge un eunuco turco per entrare nella casa di un ricco e geloso signore. Tra corteggiamenti, equivoci e bugie, succede il caos ma, come sempre, tutto è bene quel che finisce bene. E bene, anzi benissimo, prosegue la storia d’amore sul Bosforo di Vincenzo Montella, il ct che ha conquistato la Turchia ridandole il Mondiale dopo 22 anni di attesa: l’ultima volta fu semifinale, e molti dei suoi ragazzi di oggi non erano neanche nati. Adesso il tecnico italiano non si nasconde minimamente e gonfia l’ambizione di un popolo fiero: vuole il primo posto del girone senza se e senza ma, poi si vedrà. Sognare è lecito, anzi doveroso visto il talento in rosa nel 4-2-3-1 mobile sperimentato nel tempo. Certo, ci sono pur sempre gli States come rivali e incontrare la squadra di casa in un Mondiale non è mai stato semplice. Domani a Vancouver, nella notte italiana, il torneo turco inizierà contro l’Australia dopo giorni passati in Arizona, nel centro sportivo di Mesa: strutture all’avanguardia, caldo pungente, ma anche 40 minuti ogni volta per raggiungere l’albergo.

turco napoletano

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C’è, comunque, qualcosa di profondamente napoletano nel modo in cui Vincenzo Montella è entrato nei cuori di tutti. Non solo i risultati, con l’Europeo 2024 chiuso ai quarti di finale prima dell’arrivo a questo evento planetario, ma soprattutto la capacità di connessione con una nazionale passionale, orgogliosa e viscerale. In questo caso, le origini dell’allenatore hanno avuto un peso: "Mi sento perfettamente a mio agio nella cultura turca, un mondo che mi ricorda per molti aspetti il Sud Italia", ha detto in tante interviste l’Aeroplanino che plana sul Bosforo. Insomma, in Turchia Montella è diventato molto più di un commissario tecnico, ma un personaggio popolare, quasi un connazionale adottivo. Dopo gli anni trascorsi ad Adana, nel sud del Paese, ha imparato usi, ritmi e sensibilità locali: la lingua inizia a masticarla davvero soltanto adesso, comprende diverse espressioni, ma preferisce ancora maneggiare l’italiano per arrivare al cuore dei giocatori. E qui, in questa storia d’amore a forma di mezzaluna, entra in campo una figura chiave: Gaetano Daniele Salierno, traduttore ufficiale della nazionale, l’uomo che ripete parola per parola ciò che dice Montella e lo rende accessibile a tutti. Eccetto gli unici due che capiscono la lingua di Dante, Hakan Calhanoglu e Kenan Yildiz, capitano e stellina nascente della nazionale. Dani, come lo chiamano tutti, è diventato famoso lo scorso aprile, quando la Turchia ha staccato il pass mondiale battendo il Kosovo ai playoff: è iniziato a circolare sul web un video del ct alle prese con un discorso motivazionale, di quelli che restano per l’impatto emotivo, e tradotto con vigore all’impronta dallo stesso amico. A completare lo staff tricolore, poi, il viceallenatore Davide Russo, il preparatore atletico Pierpaolo Pollino e il match analyst Massimo Crivellaro.

come un turco

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L’Aeroplanino adesso ha volato fino agli Usa e da lì in Canada: a Vancouver, domani nella notte italiana, lo aspetta la sfida con l’Australia per far saltare il tappo e misurare le vere ambizioni: a Calhanoglu ha consegnato definitivamente il motore della squadra, col compito di far crescere i leoncini attorno a lui, da Arda Guler a Kenan Yildiz. Semmai, sono stati certi guai fisici a complicare l’avvicinamento: le ultime indicazioni sull’interista sono rassicuranti, dopo giorni di lavoro differenziato e di gestione prudente, con solo una ventina di minuti in campo nell’ultima amichevole con il Venezuela, Hakan tornerà dal primo minuto al debutto. Anche lo juventino Yildiz ha recuperato, ma non è al top e la decisione definitiva su di lui verrà presa solo nel giorno partita. Vincenzo compirà il compleanno il 18, giovedì prossimo, giusto alla vigilia della seconda sfida contro il Paraguay a San Francisco e prima del redde rationem per la vetta del girone contro gli americani di Pochettino. Volare ai sedicesimi da prima sarebbe la consacrazione per un nuovo sultano, peraltro inatteso: a Istanbul hanno deciso, infatti, di puntare su un italiano dopo che negli anni ’50 e ’70 Sandro Puppo, Giovanni Varglien e Leandro Remondini si erano avvicendati in panchina in una piccola staffetta tricolore intervallata qua e là da altri. Dal 1966 in poi, però, nessun altro italiano si era seduto su quella panchina, finché è arrivato un napoletano che dice candidamente: "Mi sento turco e penso come un turco".

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