Il nuovo attacco di Giorgia Meloni all'Europa non ha cambiato e non cambierà i termini entro i quali la Commissione sta preparando la risposta alla richiesta di flessibilità inoltrata dalla premier italiana a Ursula von der Leyen. Non c'è una tempistica precisa prevista per la replica europea alla missiva partita da Palazzo Chigi. C'è però un lavoro che ciascuna direzione generale di Palazzo Berlaymont sta mettendo a punto in questi giorni. Con una data sicuramente da cerchiare con il rosso: mercoledì 3 giugno, giorno della presentazione del pacchetto di primavera del semestre europeo. Almeno nei contenuti è in quell'occasione che l'Ue formulerà una prima risposta all'Italia.
In Italia, nel frattempo, sulle parole pronunciate da Meloni all'Assemblea di Confindustria sono tornate in trincea le opposizioni. Con un messaggio riassumibile così: il capo del governo non può attaccare l'Ue dopo 4 anni in cui siede ai tavoli dei leader a Bruxelles. "Tranne quando celebra se stessa per il record di durata del suo esecutivo, la Presidente del Consiglio sembra dimenticare spesso che da 4 anni è al potere in Italia e in Europa, assieme peraltro a una larga maggioranza di governi di destra", ha sottolineato la segretaria del Pd Elly Schlein. "Meloni è un disco rotto, ha fallito e dà la colpa all'Ue", è stata invece la replica del segretario di Più Europa Riccardo Magi. Mentre per il vicepresidente del M5S, Mario Turco, quello del capo del governo è stato "un attacco ipocrita all'Ue, gli imprenditori sono stati ingannati".
Al di là della contesa politica da clima quasi pre-elettorale, la partita dell'Italia per ottenere nuova flessibilità resta in salita. La Commissione, tuttavia, non resterà ferma. Si muoverà innanzitutto su due binari, quello della Coesione e quello del Pnrr. Sulla prima, l'esecutivo comunitario potrebbe dare indicazione ai 27 sulla possibilità di modificare ulteriormente le destinazioni dei fondi comunitari, privilegiando quei settori colpiti dalla crisi energetica.
Quanto ai Piani nazionali di ripresa e resilienza, l'indicazione è già arrivata ai governi nei giorni scorsi: i Paesi membri hanno tempo fino al 31 maggio per presentare le ultimissime modifiche in corsa ammissibili da Palazzo Berlaymont.
Sull'estensione della flessibilità sulla difesa anche all'energia si naviga invece a vista. Nei giorni scorsi a Bruxelles è circolata una suggestione: applicare l'estensione della deroga per un solo anno, e per interventi che vadano comunque nella direzione dell'indipendenza energetica. Ma si resta nel campo di ipotesi. Con un'appendice: un eventuale intervento dell'esecutivo Ue per allargare i margini di flessibilità deve comunque ottenere un placet politico degli Stati membri che al momento appare lontano.
E' invece una certezza quanto la Commissione va dicendo da settimane: le misure, a prescindere dalla tipologia di fondi usati, devono essere temporanee e mirate. Non devono produrre un aumento della domanda e quindi anche dei prezzi. E' questa, mentre sulla crisi di Hormuz non c'è ancora la parola fine, la principale priorità di Bruxelles.
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