Di Erling si conosce tutto, Jonathan è esploso al Rakow, segnando anche ieri nel match contro la Fiorentina: in 36 gare giocate quest'anno ha centrato la porta ben 21 volte
Il piccolo Bryne, laboratorio di calcio prestato alla Serie B, schiera contro il KFUM Oslo tale Erling Braut Haaland, al debutto da titolare con una squadra professionistica di questo pianeta. Il biondo (inusualmente trequartista alle spalle della superstar del tempo, Aram Khalili) deve ancora compiere sedici anni e sta iniziando a far capolino sui taccuini degli scout più svegli. Al Bryne giurano possa battere ogni record. Tranne uno: quello di più giovane esordiente con la maglia del club. Perché quello lo straccia, esattamente all’80’, Jonathan Brunes. Anche lui classe 2000, ma nato tre settimane dopo Erling. I due condividono la nazionalità e il secondo nome, Braut. Perché sono cugini. Avanti veloce: Haaland lo conoscono anche in Antartide, ma pure Jonathan si è fatto un nome. Dopotutto, ha già segnato 21 reti quest’anno: l’ultima alla Fiorentina, in Conference.
CONFRONTO IMPARI
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Se a casa Haaland, una di queste sere, si mettessero a giocare al trend social 2026-2016, potrebbero farsi un giro sui tabellini di un decennio fa. E rivelare forse un sorriso compiaciuto. Di strada ne hanno macinata, i cugini del gol. Erling ha preso le aspettative e le ha calciate in porta come centinaia di altri palloni in un fazzoletto di carriera: Molde, Salisburgo, la maturità a Dortmund e la trasformazione in cannibale al Manchester City. Jonathan è rimasto in laboratorio un po’ di più, fra Bryne, Sola, Floro e Lillestrom. Il talento c’era, al di là del confronto impari col cugino: “Erling era già un po’ più bravo ai tempi del Bryne” raccontava in un’intervista un paio di anni fa, “e ora è semplicemente il più forte centravanti del mondo. Chiunque può imparare da lui”. Anche il cugino Brunes: lo Start gli dà una chance nel 2022 e lui fa start pure coi gol, 12 in sole 15 partite. È pronto anche lui: nell’estate 2023 lo prendono in Belgio, al Leuven.
MANCINI ENTRAMBI
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Zoom sugli idoli di casa Haaland. Erling e Jonathan condividono l’idea dell’esplosività negli ultimi sedici metri, grazie a un fisico dirompente (Brunes sfiora il metro e 90), e fanno tutto col mancino. Educato per entrambi: il robot del City lo usa come mannaia contro chiunque in Premier e in Champions, quello di Brunes lo ha dolorosamente assaggiato la Fiorentina nell’andata degli ottavi di Conference. Bello il movimento, anche meglio l’esecuzione: Jonathan ha controllato dopo essersi inserito in area e poi ha colpito col mancino con quel timing che è bastato a prendere in controtempo De Gea. Ex United, peraltro: il cugino Erling avrà messo un like in più.
DINAMISMO E RIGORI
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Al Rakow Brunes è arrivato dopo un solo anno al Leuven che gli è servito soprattutto come periodo di ambientamento: gol col bilancino (3 soltanto), ma tanta confidenza acquisita nel giro di pochi mesi. Tutto terreno da seminare in vista di un raccolto più generoso: il Rakow ha fiutato l’affare nell’estate 2024 e ha avuto ragione subito, considerando che Jonathan ha ricambiato al primo anno con 14 gol in campionato, con l’amarezza del titolo sfumato alle ultimissime curve. Il secondo posto finale (alle spalle del solo Lech Poznan, e di un punto) è valso comunque a conquistare il pass per la Conference. Dove Brunes ha iniziato a segnare subito: due gol al primo turno playoff con lo Zilina, poi i centri pesanti contro il Rapid Vienna e soprattutto con lo Zrinjski Mostar. Non avrà la dinamite addosso come Erling, ma Jonathan la porta l’ha centrata 21 volte su 36 gare giocate quest’anno: curriculum sufficiente a valergli già lo status di calciatore più intrigante dell'intero campionato, prodotto più attenzionato nel prossimo mercato. Nei sedici metri si muove disinvolto, pronto spesso anche a portar via l’uomo per gli inserimenti dei compagni d’attacco. Un altro zoom? Sui rigori: 5 tirati, 5 trasformati. La Fiorentina è avvertita: vietate le sviste in area al ritorno.

