Dopo la boccata d'ossigeno arrivata dal voto nei Comuni, il centrodestra procede deciso sulla riforma della legge elettorale. E sarebbe, dunque, imminente la presentazione in commissione alla Camera del Bignami bis, il testo che dovrebbe recepire le modifiche concordate in maggioranza alla proposta di legge depositata a febbraio.
Resterebbe infatti questa - secondo quanto riferito - la via tecnica che al momento la maggioranza vorrebbe percorrere prediligendola rispetto a quella della presentazione di emendamenti. Il nuovo testo potrebbe, quindi, arrivare già domani o comunque al massimo all'inizio della prossima settimana.
Intanto nella capigruppo prevista per mercoledì alle 14 alla Camera, come preannunciato anche dal ministro Luca Ciriani, il centrodestra chiederà la calendarizzazione del testo in Aula nell'ultima settimana di giugno per poi poter procedere con tempi contingentati a luglio. A quel punto potrebbe non essere escluso un avvio dei lavori sulla riforma del sistema di voto entro la pausa estiva anche al Senato.
"Se c'è la volontà politica ci sono i tempi", osserva in proposito il presidente Ignazio La Russa. Le opposizioni, nel frattempo, vanno all'attacco. "Non è un gioco a poker, tirino giù le carte", sottolinea Filiberto Zaratti di Avs. "Il testo presenta seri profili di incostituzionalità - evidenzia la Dem Simona Bonafé - e non sappiamo neppure se sarà quello definitivo. In queste condizioni, chiedere alle opposizioni di avviare un dialogo serio appare del tutto paradossale".
"Giocano a nascondino, dov'è il nuovo testo?", ironizza Riccardo Magi. Non solo. Le opposizioni si apprestano a chiedere, qualora arrivi il Bignami bis di ripartire con un ciclo di audizioni. Una possibilità sulla quale il presidente della commissione, l'azzurro Nazario Pagano, non chiude anche perché "a me non risulta che il testo" a prima firma Bignami "sarà stravolto".
In una riunione dei tecnici di maggioranza sono stati messi a punto alcuni degli ultimi dettagli tecnici. E' confermato che salirà dal 40 al 42% la soglia oltre la quale si conquista il premio, mentre scenderà da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 il numero massimo di seggi che si possono ottenere sommando quelli proporzionali ai 70 e 35 previsti di premio. Verrà eliminato il ballottaggio e il premio non verrà assegnato nel caso tra Montecitorio e Palazzo Madama ci sia un esito diverso.
Resta fuori il tema delle preferenze - che vuole anche Vannacci - che potrà arrivare via emendamento, probabilmente in Aula. Si allontana, inoltre, l'opzione di uno schema con preferenze ma capolista bloccati che non è visto con favore da FI e Lega. "I sistemi misti non ci piacciono", osserva un esponente azzurro.
Del resto un sistema di questo tipo può fare gioco a un partito grande con più eletti in un collegio ma per i piccoli rischia di vanificare lo sforzo della caccia alle preferenze sul territorio.
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