L'esterno bergamasco dell'Atletico e la sua nuova vita madrilena. E un po' di rammarico: se riesce a tenere il fenomeno blaugrana al punto di costringerlo a cambiare fascia, magari quella sera a Zenica contro Bajraktarevic
Al Bonanno continuano a raccontare una sola storia. Ridono, si danno di gomito tra felicità, ironia e incredulità. Perché è un aneddoto che fotografa la serata ma anche l’essenza del Cholismo: “Ruggeri ha costretto Lamine Yamal a cambiare fascia!”. Il soldato di Simeone opposto allo stratosferico bambino del Barça e della nazionale spagnola. Il dribblomane sfacciato e senza paura che il giorno prima nella sala stampa del Metropolitano, a pochi metri dal Bonanno, aveva fatto lo sbruffone: “Vediamo se il Cholo mi fa un favore e mi fa marcare da qualcuno uno contro uno, spero di sì”. Avevamo mandato la frase al ‘Rugge’, deputato alla marcatura di Lamine Yamal, e lui aveva risposto serafico con due emoji della dormita. Nulla tocca questo bergheimer di ferro, cresciuto con i piedi cementati alla terra.
simbolico
—
Ma torniamo al Bonanno. Al bar di Toni, bresciano con radici siciliane e cittadinanza nella movida madrilena da oltre trent’anni che gestisce un locale nello stadio dell’Atletico, l’euforia ‘colchonera’ per la conquista della semifinale di Champions dopo 9 anni di attesa è carica come i vassoi che trasportano la birra. E le gesta dell’umile Ruggeri, uomo di sacrificio, lavoro, impegno e dedizione alla causa forgiato dal Gasp e inviato al servizio del Cholo la scorsa estate sono considerate altamente simboliche. Nella sua impari lotta col demonio Lamine il canterano della Dea emerge come un crociato senza paura. E alla fine senza macchia. Con l’episodio del cambio di fascia del suo avversario, magari casuale e circostanziale, che assurge a leggenda urbana: “Lamine non ne poteva più e se n’è andato dall’altra parte!”. Un po’ come il Barça, che è andato a casa. Matteo si è presentato in zona mista con un vistoso cerotto sul sopracciglio destro: gomitata di Gavi cucita con i punti. “Quanti? Sei. Ho preso questo colpo ma è la cosa che conta di meno. La cosa più importante l’abbiamo ottenuta e ora dobbiamo pensare al sabato”. Già, alla Cartuja di Siviglia l’Atletico si gioca la finale di Copa del Rey contro la Real Sociedad.
lavoro e nobiltà
—
E poi un passo indietro: “Questa semifinale di Champions è un premio al nostro lavoro. Abbiamo iniziato in estate e non ci siamo mai fermati, partita dopo partita”. Cita il mantra del ‘Cholo’ Matteo, il mitico ‘partido a partido’, e poi ripete altre due volte la parola ‘lavoro’. L’unica possibile via al trionfo, alla redenzione, alla consacrazione. “Siamo stati molto bravi all’andata a fare due gol, e stasera di nuovo perfetti nel reagire dopo i due gol subiti, compatti, abbiamo fatto quello che dovevamo fare”. E Lamine? Su SportItalia gli ricordano le dichiarazioni del 2007 alla vigilia della sfida, citate in precedenza: “Io penso solo al campo, non alle interviste. Non penso a niente. Mi hanno sempre insegnato che quello che conta è il campo, conta lavorare tutti i giorni per migliorarmi e stasera l’abbiamo dimostrato giocando di squadra contro una squadra fortissima piena di qualità e di caratteristiche fenomenali”.
nessun regalo
—
Mentalità, umiltà, lavoro, sempre lì si torna. E infatti… “Io penso sempre a lavorare. È il segreto che mi hanno insegnato sia i miei genitori che tutti gli allenatori che ho avuto: nessuno ti regala nulla. E se abbiamo raggiunto questa semifinale è perché l’abbiamo voluta e non perché ci abbiano regalato qualcosa. Dobbiamo essere orgogliosi di questo”. Ruggeri ha sofferto, chiaro. Ha ballato, è stato saltato, ha sbracciato, sbuffato, rincorso. Poteva essere travolto, è rimasto in piedi. È tutta la stagione che gli va così: inizialmente spaesato, poi criticato, alla fine titolare e sulla via di trasformarsi in una figura di culto del mondo cholista. E lo stesso approccio vale per sabato, per la sfida con la Real Sociedad: “Abbiamo l’acquolina in bocca perché è una finale, sappiamo di potercela fare ma dobbiamo prepararci bene in questi giorni, lavorare come sempre”. La chiusura è per il ‘Cholo’, ultime considerazioni che corrono sulla stessa linea motivazionale e comportamentale: “Simeone ti spinge a non accontentarti mai e ti spinge sempre oltre l’ostacolo e penso che questa sera si sia visto con quello che abbiamo fatto in campo”. Eccome Matteo, eccome. Hai fatto talmente tanto che il popolo colchonero pensa che la tua abnegazione abbia spinto Lamine Yamal a cambiare fascia per frustrazione, ad andare a cercare da un’altra parte quell’uno contro uno che sognava, voleva, cercava. Finché non ha sbattuto contro il muro bergamasco.
nessuna chiamata
—
E l’Italia, intesa come nazionale, che non l'ha mai considerato (una convocazione con Spalletti, senza mai giocare), men che meno per i playoff per il Mondiale? “Io non ho nulla da dire – dice Matteo a SportItalia –. Il Mister fa le sue scelte e io le rispetto benissimo perché ho la massima stima per lui e per la nazionale e penso solo a migliorarmi per riuscire ad arrivare in azzurro nel momento giusto, quando sarà”. In linea col pensiero di un ragazzo semplice, rispettoso e affettuoso che su Instagram invece di proclami ha postato tre foto assai tenere con la nonna, ringraziandola per spirito, carattere e consigli. Per noi un solo rammarico: magari con il Rugge anche Bajraktarevic quella sera a Zenica avrebbe cambiato fascia.

