Alla vigilia della sfida alla sua ex Atalanta, il tecnico giallorosso replica a Ranieri: "Sorpreso dai suoi toni". Poi scoppia in lacrime e abbandona la sala
Piange Gasperini al termine della conferenza stampa. Per poi sbattere forte la porta e lasciare la sala attonita, in un silenzio totale. Un pianto sincero, di rabbia e di tristezza nel ricordare la figura di Antonio Percassi e al termine di una settimana terribile viste le diatribe interne con Ranieri che hanno messo a dura prova anche un tecnico così esperto. Gasperini si aspettava una presa di posizione dei Friedkin dopo quelle parole, dopo quella che ha ritenuto un'aggressione verbale. Un epilogo sorprendente al termine di una conferenza nella quale Gasp ha lanciato più di un segnale. Forte, inequivocabile alla proprietà. A partire dal preambolo.
gasp sorpreso
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"Allora, c'è stata questa intervista (di Ranieri, ndr) di venerdì scorso che ha creato tutta questa situazione in settimana. Per me è stata veramente una sorpresa incredibile, perché non c'è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che facevamo magari con altra gente, oppure nei rapporti tra noi due. Quindi è stata una cosa veramente inaspettata. E dico che in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, questi toni da parte sua. Da quel momento in poi mi sono solamente preoccupato, primo di non rispondere, secondo di cercare, anche se involontariamente sono coinvolto, di non creare nessun tipo di danno, nessun tipo di difficoltà alla squadra, principalmente, e anche nel rispetto del pubblico. C'erano 60.000 persone, ce ne saranno magari 30.000, forse anche di più domani, che vengono allo stadio per vedere la partita, una partita importante, di livello, dove noi abbiamo ancora delle chance da poterci giocare. E credo che la cosa importante sia questa. E quindi gradirei veramente che parlassimo di questo, anche perché non sono intervenuto durante tutta la settimana, avrei voluto cercare di impedire tutto questo, ma è stato impossibile da parte mia. Ora però zero alibi, la squadra deve pensare a domani".
il paragone
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Ma inevitabilmente in qualche passaggio Gasperini ha voluto dire la sua su una situazione inedita per lui. "Ho sempre lavorato per cercare di migliorare la mia squadra, ho sempre spinto, ho sempre motivato nel tentativo di migliorare la mia squadra per quelli che sono i miei ideali di calcio - ha proseguito il tecnico -. Sono stato chiamato qua per sviluppare una squadra per quelle che chiaramente sono le mie idee di calcio, quindi ho sempre spinto in una direzione di certi tipi di giocatori e questo è sempre stato il mio intendimento, senza altri scopi. La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere subito, se possibile, non aspettare niente, se possibile subito. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata sicuramente, probabilmente più agevole, però ci proviamo lo stesso. Per me l'obiettivo rimane quello". In mezzo anche la polemica legata al recupero di Wesley. "Il calciatore si sente di poter giocare, ha grande generosità, effettua sprint, scatti e tiri. La parte medica considera giustamente che ci sono dei rischi, su questo si è innescato discussione e problematiche. Ma da qui a fare tutto un altro tipo di discorsi ce ne passa. Wesley vuole esserci, magari dall'altra parte si frena. Vedremo entro domani. Se il medico dice no non posso fare nulla, mi sono sempre attenuto alle indicazioni mediche. Non posso forzare delle situazioni. Tutti gli allenatori dipendono dall'ok medico prima di usare un giocatore".
la commozione
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Poi il paragone con l'Atalanta che affronterà domani all'Olimpico e che innesca piano piano la commozione e la rabbia di Gasperini. "Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto - ribadisce Gasp -. Sicuramente è stata una storia lunga, nove anni. Io mediamente sono stato otto anni a Genova e nove anni all'Atalanta, vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta. Che forse lavorare con me tanti anni non è così terribile, certo che in nove anni a volte succedono dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti delle cose. Probabilmente succede anche tra marito e moglie. Quando si sta insieme tanti anni, si possono tirare fuori 3, 4 episodi, 5 episodi, magari così di scontro. E quanti ne tiriamo fuori di quelli positivi? 50? 150? Si potrebbe tirarne fuori a centinaia". Ed è proprio il ricordo di quei nove anni, legati alla situazione attuale, che a un certo punto prende il sopravvento. "Cosa manca alla Roma rispetto alle big? A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell'ambiente esterno. A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto era compatto, il lavoro della società straordinario. Facendo utili tutti gli anni, questa è stata la cosa straordinaria. Lottavamo alla pari con le big in Italia e in Europa e nel frattempo l'Atalanta diventa ricchissima. La società ha operato in sintonia con l'allenatore, a un certo punto un po' perché era cambiata la proprietà, un po' perché non c’era più il papà a cui io ero legato molto". Qui Gasp si ferma, gli occhi si fanno lucidi, la faccia rossa. Alza la mano, si alza e corre verso la porta d'uscita. La trova chiusa e la spinge con forza, rompendo anche un gancio. Un segnale evidente del momento difficile, un segnale che i Friedkin ora non possono ignorare in un senso o nell'altro.


