L'altolà Rai a Ranucci, 'limiti la presenza sulle altre emittenti'

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 Troppe ospitate su La7: è l'altolà della Rai a Sigfrido Ranucci, dopo che il giornalista nell'ultima settimana ha partecipato a Otto e Mezzo di Lilli Gruber, diMartedì di Giovanni Floris e In Altre Parole di Massimo Gramellini, per promuovere il suo ultimo libro, Navigare senza paura (Salani). Nessun richiamo né provvedimento disciplinare - spiegano dall'azienda - ma un invito a rispettare i vincoli imposti a tutti i dipendenti: limitare le presenze in video e voce nonché la promozione di libri, firmati come autori o co-autori, a "una singola partecipazione" per ogni emittente o piattaforma concorrente, come prescrive una circolare varata a gennaio 2025.
 

   "Avevo avvisato preventivamente la Rai delle trasmissioni dove sarei andato ospite per presentare il mio libro. Sono rimasto stupito, ma mi adeguo alle nuove direttive", replica Ranucci commentando la mail ricevuta dalla Direzione Editoriale per l'Offerta Informativa. "Mi sarei aspettato piuttosto una mail di congratulazioni per il premio Purgatori che ha ricevuto ieri Report e per gli ascolti raggiunti, in un testa a testa con 'Che tempo che fa' di Fabio Fazio che ci conferma come prima trasmissione di informazione del prime time Rai". Nella comunicazione aziendale al giornalista, c'è anche un riferimento alla par condicio che richiederebbe una "direttiva che garantisca parità di trattamento e pluralismo". Sullo sfondo, la circolare Rai di metà gennaio che ha sospeso la possibilità per i dipendenti di partecipare a programmi di altre emittenti per tutta la campagna referendaria. Subito in testa alle classifiche di vendita di libri per ragazzi, nella top five di Amazon per un paio di giorni, già alla seconda ristampa dal 27 gennaio - fanno sapere da Salani - Navigare senza paura, firmato da Ranucci in collaborazione con il figlio Giordano, insegnante, mette in fila quattro storie brevi che puntano a stimolare i più giovani a esplorare il web in modo libero e consapevole, in un ambiente il più possibile protetto dalle fake news. Tra gli aneddoti, raccontati da Ranucci da Gramellini su La7, il caso del video del Tgr Leonardo sul Covid 19, diventato virale a marzo 2020 "e condiviso anche dalla premier Meloni e dal vicepremier Salvini, su un esperimento fatto da scienziati cinesi a Wuhan che avrebbe scatenato la pandemia: all'origine, una signora di Riccione di 76 anni". Ma anche l'episodio di un filmato "con persone di colore che distruggono una macchina della polizia: ha fatto 10 milioni di visualizzazioni, viene riproposto ad ogni vigilia di elezioni: allargando l'immagine abbiamo scoperto che è il backstage di una fiction".


    Accanto a Ranucci scende in campo il Movimento Cinque Stelle, parlando di "accanimento che sta diventando mobbing e che puzza lontano un miglio di censura". Il conduttore di Report, sostengono gli esponenti M5s in Vigilanza, "finisce nel mirino per aver parlato altrove, mentre ad altri è consentito intervenire senza alcun limite né richiamo", sottolineano, convinti che si tratti di "un tentativo di ridurre la libertà e l'autonomia di una delle poche voci davvero indipendenti rimaste". Per il senatore Pd Marco Meloni, il caso Ranucci "è il simbolo di un sistema in cui chi informa è costretto a difendersi ogni giorno da intimidazioni, tentativi di censura e isolamento, se non addirittura a proteggersi da vere e proprie incursioni politiche che rendono sempre più difficile esercitare il diritto-dovere di informare". 
   

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