Juve, è un altro David: col Canada torna a brillare ed è capocannoniere del Mondiale

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Dopo mesi difficili a Torino, il canadese diventa il secondo juventino a realizzare una tripletta in Coppa del mondo, 44 anni dopo Paolo Rossi

Jonathan David è come uno smartphone: ha la bussola incorporata. Chi lo ha criticato per nove mesi – con le sue buone ragioni, per carità – guardi il primo dei suoi tre gol al Qatar. Buchanan calcia, la palla si impenna e JD fa una giravolta sul suo asse, poi calcia al volo. Francamente, un gran gol: un 360 con pallone. David è l’uomo del momento al Mondiale e no, non era prevedibile. Alla Juve, per una stagione, l’ha presa poco: 6 gol in campionato, 2 in Champions, fine. Al Mondiale, alla prima partita, si è mangiato un gol grande come un acero ed è finito sui social per un tentativo (goffo) di giocare palla da terra con la testa. Sembrava prigioniero di uno scivolo infinito, invece il 6-0 al Qatar gli apre un mondo.

MARSCH E PAOLO ROSSI

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A Jesse va dato quello che è di Jesse. Marsch, il commissario tecnico del Canada, tra la prima e la seconda partita si è messo la toga. “Jonathan non ha smesso di segnare - ha detto -. Mettetevi comodi e preparatevi. Nelle grandi partite, vogliamo che lui segni e segnerà… e quando segnerà, non si fermerà”. Nella scala fiducia, siamo a livello Bearzot-Rossi ’82. E a proposito di Paolo Rossi, Jonathan è diventato il primo giocatore della Juve a segnare una tripletta a un Mondiale dai tre gol di Pablito al Brasile al Sarriá. Sono passati 44 anni.

POVERO KONE

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Certo, che momento, che giornata. David ha esultato tre volte, è andato a battere un rigore che poi il Var ha tolto e ha pianto, ma non di gioia. Quando la gamba di Ismael Koné si è piegata in quel modo innaturale, JD è sembrato uno dei più colpiti. Ci sono immagini in cui si tiene il viso con la maglia e pare piangere. Nella vita, in fondo, ha vissuto momenti complessi e nel 2019 ha perso la mamma, Rose, a cui ha dedicato una esultanza, quando giocava al Lilla: si è fatto passare un fiore a bordo campo, l’ha baciato e l’ha alzato al cielo. “Questo è per te”.

DAVID E LA JUVE

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In campo, più prosaicamente, con David è quasi sempre una questione di gol. Nei mesi difficili alla Juve, girava una statistica: Jonathan prima di arrivare a Torino aveva segnato oltre 180 gol, il secondo giocatore al mondo nato negli anni Duemila nella classifica marcatori della vita. Il primo, il gigante biondo: Erling Haaland. A 26 anni, David è il capocannoniere di sempre del Canada, anche se prima di questa botta di vita contro il Qatar ne aveva segnati solo due, entrambi su rigore, nelle ultime 10 partite. E il Mondiale è bello per questo, perché improvvisamente, in una notte d’estate, ti sembra che tutto nella vita sia bellissimo, anche se fino a ieri eri sotto un treno. Forse dipende da quanto credono in te le persone che ti stanno vicino. Luciano Spalletti: “Quando gli butti palla addosso, per Jonathan diventa una prigione. Lui è più da gioco pulito, da palla sistemata e pensata”. Jesse Marsch: “Jonathan è il giocatore più intelligente che abbia mai allenato”. Un po’ di differenza, dai, c’è.

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