Jacobs: "Camossi mi ha ridato la qualità che avevo perso. Ho un sogno: fare le Olimpiadi pure col Flag Football"

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La stella della velocità azzurra si racconta a Sportweek: "Da quando sono tornato a lavorare in Italia ho ritrovato la mia corsa naturale. Rana Reider? Non l'ho più sentito. A Roma ho provato la nuova disciplina olimpica: mi piace, corrono come matti"

Andrea Buongiovanni

Giornalista

8 agosto - 08:26 - MILANO

Tutti i fari addosso, tutte le attenzioni su di lui: Marcell Jacobs, il ritrovato Marcell Jacobs, vola a Birmingham per confermare i titoli europei dei 100 (sarebbe il terzo consecutivo) e della 4x100. Ma in palio per il poliziotto bresciano c’è molto di più: lo slancio definitivo verso l’Olimpiade di Los Angeles 2028, vero obiettivo. Fa sorridere pensare che, non più tardi di otto mesi fa, meditava il ritiro... Oggi, sabato 8 agosto, la partenza da Roma. Martedì 11 la gara individuale (doppio turno). Sabato 15, la staffetta (doppio turno). Il programma è definito.

Marcell, è fiducioso?

"Sto bene: la stagione mi ha regalato sensazioni positive e la consapevolezza di aver ritrovato le capacità di un tempo. A Birmingham non ci sono mai stato, ma le finali si disputeranno di sera, quando più mi piace gareggiare, visto che sono un dormiglione. Me la giocherò".

Con chi?

"Su tutti, con i britannici padroni di casa: Romell Glave, Jeremiah Azu e Louie Hinchliffe, con Zharnel Hughes, come immaginavo, proiettato sui 200. Il più pericoloso è Glave: in maggio, a Savona, mi ha dato una lezione, battendomi due volte di 11 centesimi. Poi, 40 giorni dopo, a Eisenstadt, mi sono rifatto precedendolo di 9. Io, nella tappa di Diamond League di Parigi di fine giugno, avevo corso in 9”96. Lui, in quella di Londra di metà luglio, è sceso a 9”97. Siamo alla resa dei conti. Tra Azu e Hinchliffe, invece, penso sia da tener d’occhio più il primo".

Oltre a lei e a Galve, l’unico sotto i 10” nel corso della stagione è stato il tedesco Ansah con 9”98, sul quale pende un procedimento dell’agenzia antidoping tedesca.

"È un caso controverso: ha spiegato che era in ritardo per un volo che lo avrebbe portato al meeting di Montecarlo quando a casa, fuori dalla finestra temporale da lui indicata, si sono presentati per un controllo. Avrebbe chiesto all’incaricato di seguirlo in aeroporto, ma senza successo. Poi il giorno della gara e, poco dopo, sarebbe stato sottoposto a un test Wada e a uno Nada. Forse gli sarebbe convenuto perdere l’aereo… E comunque anche lui, a Eisenstadt, mi è finito lontano".

Solo il sovietico Valery Borzov, tra Atene 1969, Helsinki 1971 e Roma 1974 e il britannico Linford Christie, tra Stoccarda 1986, Spalato 1990 e Helsinki 1994, hanno vinto tre titoli dei 100 consecutivi: è un obiettivo?

"Altroché: anzi, come ho già detto, a quel punto comincerei a pensare all’edizione di Chorzow 2028 per diventare l’unico capace di vincerne quattro".

La 4x100 riuscirà a ripetersi?

"La Gran Bretagna, con quattro uomini nel 2026 da 10”01 o meno, sarà la formazione da battere. Germania e Olanda hanno dimostrato di andare forte. Noi abbiano avuto qualche problema. Ma ci teniamo molto e, da campioni in carica, venderemo cara la pelle".

Che cosa le ha dato, dopo oltre due anni di strade divise, il ritorno con coach Paolo Camossi?

"Mi ha restituito la mia corsa naturale, la mia azione facile, il mio gesto spontaneo. Ho ritrovato una meccanica fluida, rotonda, rilassata, decontratta, qualità che lavorando tanto sulla forza stavo perdendo".

Come c’è riuscito?

"Per diversi mesi, prima di pensare al cronometro, abbiamo lavorato solo su questo. Ora i tempi di contatto a terra sono rapidi, i piedi rimbalzano, le ginocchia salgono alte da sole, la progressione è composta e scorrevole. Anche la partenza è più facile, più attiva".

Fino all’eccesso di quella – chiaramente falsa, sebbene non sanzionata – della finale degli Assoluti di Firenze.

"C’è stato un problema con lo starter che, forse perché disturbato da un drone che gli ronzava sulla testa, ha avuto tempi lunghissimi. Però ripeto: in qualsiasi gara all’estero sarei stato squalificato. Fosse successo anche in questo caso, non avrei battuto ciglio. Sarebbe stato corretto per chi stava guardando e per i miei avversari".

Ha più sentito Rana Reider?

"No, ma il 17 luglio ha mandato un messaggio a mia mamma per farle gli auguri di buon compleanno".

La descrizione dei riferimenti tecnici di cui sopra si può riassumere nella volata di Eisenstadt e in quel 9”67 con 4.1 metri al secondo di vento a favore?

"Non mi è mai piaciuto tanto correre come quella sera: perdevo gli appoggi, da quanto alto andavo e da quanto riuscivo a essere in avanzamento continuo. Non mi sono mai sentito così “stretto” e così libero allo stesso tempo. Secondo Paolo, ho ritrovato gli schemi di un tempo, ma ora li eseguo in modo migliore".

Nella storia dei 100, solo Usain Bolt ha corso (due volte) più velocemente, in 9”58 a Berlino 2009 e in 9”63 a Londra 2012.

"Sì, ma con condizioni di vento nella norma e fa tutta la differenza del mondo. Anzi, questo riferimento un po’ mi infastidisce. Il mio tempo non vale, è come se non lo avessi ottenuto. So che per la gente comune non è immediato da capire. Ma già una volta mi era successo qualcosa di analogo".

Quando?

"Giusto dieci fa: ai campionati Italiani under 23 di Bressanone del giugno 2016, quando saltai 8.48 in lungo, con l’ausilio di una folata irregolare a 2.8 m/s. Quel risultato, poi, mi condizionò. Non succederà stavolta".

Cosa prevede il suo calendario dopo gli Europei?

"Potrei correre i 100 nella tappa di Diamond League di Chorzow del 23 agosto, ma, avendo saltato quella di Montecarlo, raggiungerò la finale di Bruxelles solo andando molto forte e soprattutto in assenza di altri. Oggi, in una classifica che premierà i primi otto, sono undicesimo. Poi, passando probabilmente da altri meeting, punterò agli Ultimate Championships di metà settembre a Budapest. In base al ranking, dovrei esserci. Sono una novità stimolante, un Mondiale dei Mondiali".

Noah Lyles a parte, cosa sta dicendo la stagione dello sprint internazionale?

"Mi sta piacendo Kayinsola Ajayi, 21enne nigeriano. È bello cattivo, non ha paura di nessuno, come ha dimostrato quando ha vinto in Diamond League a Eugene e a Londra con due 9”84, facendo scaramucce con Oblique Seville, battuto entrambe le volte".

Lo conosce?

"Ci siamo incontrati al Villaggio dei Giochi di Parigi 2024, abbiamo corso la stessa semifinale, mi ha chiesto una foto. Da allora ci seguiamo sui social. È un bel tipo".

È in Italia da quasi tre mesi: non le viene voglia di tornare definitivamente?

"No, casa adesso è a Miami, dove vivo con la mia famiglia. A Roma, però, ci sono le condizioni per allenarsi al meglio e di recente ho trascorso una settimana a Desenzano, per stare un po’ con mia mamma, con mio fratello Nicolò, che è rientrato per un breve periodo dall’Australia e che non vedevo da una vacanza fatta insieme in ottobre a Bali, e soprattutto con mio figlio Jeremy".

Che nel lungo migliora a ogni gara…

"È la sua specialità preferita e io sono contento: si impegna e si diverte. A 11 anni conta soprattutto la seconda cosa. È sempre venuto al campo con me. Gli ho dato un occhio, gli ho fatto qualche video. Lui non chiede, ascolta. Ma mi accorgo di essere troppo severo ed esigente".

In che senso?

"Mi innervosisco in fretta. Non potrò mai fare l’allenatore… Ci ho provato anche con Alessandro Monti, il mio fisioterapista. Fa velocità: alla prima gara sui 100 dopo che l’ho seguito un po’ ha fatto schifo. L’ho subito lasciato a Camossi".

E cosa farà da grande? 

"Sono fiero del Centro e dell’Academy di Desenzano. Vorrei esportare il modello a Miami, ovviamente in grande".

Avrebbe clienti?

"Sono convinto di sì. In più, ultimamente, mi sta prendendo il football Nfl. Ho conosciuto un manager italo statunitense, lavora coi giocatori che vanno ed escono dal draft. Potrebbe portarli da me prima che vengano scelti, per prepararli al meglio. E volete sapere una cosa? All’Acquacetosa, al Centro Coni di Roma, dove risiedo, ho incontrato la Nazionale di flag football, versione ridotta del gioco, con squadre da cinque giocatori, che verrà introdotta a Los Angeles 2028. Mi sono esaltato, anche perché si corre veloci come matti. Mi hanno inviato a provare. Il calendario a cinque cerchi coinciderà con quello dell’atletica, ma ho un sogno: fare l’Olimpiade giocando a football".

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