La campionessa campana: "Mi ero fermata dopo la delusione di Parigi, avevo paura del 'dopo' ma ho scoperto che allenare mi piace tantissimo. Sempre più ragazze in palestra ma mancano le bambine, lì dobbiamo lavorare"
Dieci anni dopo il primo volo, la “Butterfly” è tornata a battere le ali. Non per scappare, ma per restare. Sul ring. Dove tutto era iniziato. È lì che si ritrova davvero Irma Testa, la poliziotta campana che un decennio fa rompeva il soffitto di cristallo diventando la prima pugile italiana a volare alle Olimpiadi, strappando la qualificazione per Rio 2016. La narrazione perfetta — la ragazza partita da Torre Annunziata che conquista il mondo — si è incrinata a Parigi, dove la medaglia sfugge e qualcosa si spezza. I dubbi diventano domande. La più semplice, la più scomoda: è ancora questa la mia strada? La risposta non arriva subito. Arriva piano, lontano dai riflettori, tra un allenamento dato agli altri e uno negato a sé stessa. Arriva nella pausa, nel vuoto che per anni non si era mai concessa.
Irma, l’abbiamo vista di nuovo sul ring. Segno che è tornata a fare sul serio.
"Sono appena tornata da Bratislava, in Slovacchia".
Questa è stata la prima trasferta del 2026?
"Sì, la prima".
Dov’era finita?
"Avevo bisogno di fermarmi un attimo".
Parigi resta lì, come una ferita ancora visibile. Ha capito cosa non ha funzionato?
"Sì, subito. Mi è mancato lo sparring, i guanti in preparazione. Ho iniziato solo un mese prima dei Giochi. A dicembre mi ero operata al polso, poi di nuovo a marzo perché l’operazione purtroppo non era andata bene. Ho recuperato tardi".
Avevo paura del 'dopo', invece ora non mi spaventa più
Irma Testa
C’è stata una "depressione post olimpica"?
"No. Delusione sì, ma ero carica. Venivo da europei e mondiali vinti, volevo confermarmi. Poi ho perso il mio allenatore (Emanuele Renzini, ndr), il mio punto di riferimento, che ha lasciato la Nazionale. Dopo anni senza fermarmi, ho deciso di guardare fuori dalla palestra. Oltre l’agonismo".
Fuori, però, senza davvero uscire. Cosa le è piaciuto di più?
"Ho allenato per sette mesi a Tiburtina alcuni ragazzi delle Fiamme Oro. È stato veramente bello. Facevo avanti e indietro tutti i giorni, dal lunedì al venerdì. Andavo la mattina col treno a Roma e tornavo la sera ad Assisi. Mi sono tenuta occupata così. Non nego di aver mangiato un po’ di più o essermi tolta qualche sfizio. Insomma, tutte quelle cose che prima non potevo fare".
Cosa ha trovato in questi mesi?
"Avevo paura del 'dopo', invece ora non mi spaventa più. Ho capito che allenare è bellissimo e potrei fare questo quando smetterò".
Sono sempre un po’ intimorita davanti a Cammarelle, ma soltanto perché vedo in lui tutto ciò che sogno di diventare
Irma Testa
E cos’altro ha capito?
"Ho capito che la scintilla c’era ancora. Sentivo un’adrenalina pazzesca all’angolo quando parlavo ai ragazzi e li accompagnavo a combattere. Il riposo serve a questo, no? Mi ha fatto bene".
Il pugilato femminile, intanto, cresce. E lei lo sa bene. Si sente una pioniera?
"È stato un lavoro di squadra. Per anni abbiamo lottato per avere visibilità. Ci siamo ribellate quando se ne parlava poco. Oggi la federazione si regge molto sui risultati femminili. A differenza degli uomini, noi vinciamo e portiamo medaglie".
In effetti è un periodo d’oro per le donne d’Italia, dalle pallavoliste alle sciatrici.
"Lo stesso vale per il pugilato. A Rio 2016 eravamo sei uomini e io. A Tokyo 2021 quattro donne e zero uomini. A Parigi cinque donne e tre uomini. Se ancora non fosse chiaro...".
Sempre più ragazze in palestra.
"Sì, ma mancano le bambine. Le famiglie sono ancora scettiche. È lì che dobbiamo lavorare".
Sul ring, intanto, le regole cambiano. E bisogna adattarsi. Il nuovo sistema la penalizza?
"Il mio pugilato, ovvero quello di andare indietro, di schivare e rimettere, non sempre veniva premiato. Mi sono già adattata al nuovo regolamento. Il mio vecchio allenatore aveva previsto tutto: meno attendismo, più iniziativa. Ora lavoro su un pugilato tecnico ma offensivo".
Accanto a lei, una nuova guida: Roberto Cammarelle, oro olimpico a Pechino 2008 e ultimo pugile italiano sul gradino più alto del podio ai Giochi. Com’è lavorare con lui?
"Siamo simili, più di quanto sembri. Sono sempre un po’ intimorita davanti a lui, ma soltanto perché vedo in lui tutto ciò che sogno di diventare un giorno io. Lo vedo come un grande campione, il pugile migliore al mondo nei dilettanti. Un punto di riferimento".
La vita, intanto, ha trovato un equilibrio lontano dai riflettori. Dove si rifugia Irma Testa quando spegne le luci?
"Ad Assisi, con la mia compagna e i miei cani, Dante e Tokyo. Quest’ultimo l’ho chiamato così per il mio bronzo olimpico nel 2021. E poi torno spesso a Torre Annunziata, dalla mia famiglia".
Come si chiama la sua compagna?
"Alessandra. Stiamo insieme da tre anni".
Un equilibrio che non cancella l’ambizione. Obiettivo Los Angeles 2028?
"Certo. Si spera, almeno ci proviamo".
E l’America, terra promessa della boxe? Le piacerebbe combattere lì?
"Affascina, certo. Ma io ho sempre inseguito medaglie, non cinture".
Los Angeles sarà l’ultima Olimpiade?
"Mai dire mai".
Il futuro è già scritto, almeno nelle prossime righe. Prossime tappe?
"Dal 15 al 20 giugno combatterò a Guiyang, in Cina, nella seconda tappa delle World Boxing Cup Series. Poi i Giochi del Mediterraneo a Taranto. Gli Europei sono subito dopo, vedremo".

