La sfida per il n.1 resta apertissima. Becker: "Pensavo che sulla terra Carlos fosse ancora superiore, ma Jannik ha colmato il gap"
La classifica conta, pesa, stimola. Ma in fondo resta un numero. E poi la corsa tra Sinner e Alcaraz per il primo posto del ranking non si esaurirà certo nella pur cruciale primavera europea, allungandosi su tutto l’anno fino agli ultimi respiri delle Finals, ancora in calendario a Torino. Calcoli e punti da aggiungere o da difendere, ma è indubbio che il torneo di Montecarlo abbia scolpito su questo tratto di stagione una certezza incontrovertibile: in questo momento Jannik è il più forte giocatore del mondo, e non solo perché lo certifica una graduatoria, seppur importante. Lo dicono i risultati, perché vincere quattro Masters 1000 consecutivi perdendo appena un set è un’impresa che merita un unico aggettivo: leggendaria. Ma lo dice soprattutto il modo in cui ha trionfato a Montecarlo, togliendo la terra da sotto i piedi, nel senso letterale del termine, a chi della superficie sembrava il padrone assoluto, l’arcinemico Alcaraz. Sconfitto nel gioco, soprattutto negli scambi da fondo, e anche e soprattutto nella testa, annichilito nelle letture tattiche e nelle scelte sui punti decisivi.
Incoronazione
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È vero, come ama ripetere Sinner a mo’ di mantra, che le partite tra lui e Carlos si decidono sempre su dettagli minimi e il vento può cambiare di nuovo in fretta, ma la superiorità attuale della Volpe Rossa è certificata dai pareri di alcuni dei più autorevoli commentatori planetari. Per John McEnroe, che ha parlato a TNT Sport, addirittura questo Sinner e questo Alcaraz sulla terra sconfiggerebbero perfino il Nadal dei 14 Roland Garros. E se per lo spagnolo, da sempre considerato l’erede di Rafa, l’investitura in fondo deriva da quella predestinazione, per Jannik si tratta di una vera e propria incoronazione: "Al livello che stanno mostrando, sul rosso, sarebbero favoriti anche contro un Nadal al top. Questi due ragazzi mi fanno pensare a quando si diceva che l’Nba sarebbe morta con Michael Jordan, e adesso è meglio di allora. Il livello del tennis è più alto che mai". Anche un altro ex n.1, Boris Becker, è rimasto impressionato dal rendimento dell’italiano nel Principato: "Pensavo che sulla terra Alcaraz fosse ancora un po’ superiore, ma visto come ha giocato Jannik, credo che il gap si sia annullato e che il numero 1 di fine anno non gli sfuggirà".
Prossimi passi
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Nel suo podcast Off Court , l’ex n.4 Greg Rusedski, oggi apprezzato opinionista, ha analizzato le chiavi del sorpasso, non solo in classifica: "Penso che Sinner sia molto più difficile da battere grazie alla risposta al servizio. Con Alcaraz, se colpisci bene, puoi spostarlo un po’ per il campo perché non è così alto. Se guardi Jannik, non importa quale sia il servizio che gli arrivi, sembra sempre essere presente e coinvolto. E poi, quando serve lui, ormai ha statistiche eccezionali". Brad Gilbert, che è stato coach di Agassi, di cui Sinner è sostanzialmente l’evoluzione 4.0, non ha timore a spingersi su paragoni arditi: "Fino a quattro anni fa, il servizio di Sinner, soprattutto la seconda palla, era molto attaccabile. Adesso lui è diventato un battitore strategico: è un giocatore che costruisce il punto sul servizio, non si limita a tirare missili. È lì da vedere quanto bene costruisca tutto il gioco attorno al servizio. In questo Jannik assomiglia tantissimo a Federer, ha un servizio precisissimo, potrebbe colpire una moneta". Intanto, dopo qualche giorno di riposo, oggi Sinner dovrebbe sciogliere la riserva sulla presenza o meno a Madrid, che parte tra una settimana (ma eventualmente lui giocherebbe di venerdì o di sabato): non è un problema di calendario, bensì di caratteristiche, perché la terra della Caja Magica è diversa rispetto a Roma e Parigi, data l’altura, e le sessioni serali fino a tarda ora potrebbero provocare un surplus di fatica. Senz’altro, Spagna oppure no, Jannik sfrutterà i giorni che mancano a Roma e Parigi per migliorare ancora, nonostante le condizioni sfavillanti del momento. Coach Vagnozzi ha individuato nel servizio in kick e nelle smorzate di rovescio le aree su cui lavorare per crescere ancora sulla terra, e ci si concentrerà pure sulla resistenza e sul recupero nelle partite 3 su 5 (come al Roland Garros), l’ultima piccola ombra per diventare imbattibile: in carriera è 6-11 nei match al 5° e non ha mai vinto un incontro oltre le 4 ore. Ma i confini sono lì per essere superati.



