Nelle ultime tre stagioni il calo è sempre stato nei mesi finali. Il tecnico romeno cerca il cambio di passo per evitare rischi
Oggi Cristian Chivu, uno per uno, li rivedrà finalmente tutti. Nell’abbraccio ritrovato con i suoi soldati, potrà afferrare ogni singola sfumatura dell’animo umano: sentirà il cuore spezzato di Zielinski e degli italiani ormai fuori dal mondo, ma anche l’estasi che Calhanoglu ha inseguito per una carriera e raggiunto con merito. Chi ha appena visto sfrecciare via un treno, forse definitivamente, e chi è salito al volo, per la prima volta in carriera: così è la vita. Il tecnico romeno, che non ha mai giocato un Mondiale in vita sua - ha esordito l’anno dopo dell’ultima partecipazione romena a Francia ‘98 - sa bene che dovrà misurarsi con una variante in più da qua alla fine della stagione: occhio all’effetto del Mondiale sull’Inter, ancora di più nella primavera che di solito da fiorire ogni cosa eccetto i nerazzurri. L’allenatore dovrà gestire l’euforia dei nerazzurri qualificati, che possono essere distratti dall’avvicinarsi del viaggio in America, ma soprattutto dovrà medicare le ferite di chi guarderà gli altri giocare con gli occhi del mondo addosso. A vedere le facce degli azzurri interisti tornati dalla Bosnia ieri, sarà una complessa operazione psicologica: tutti sono precipitati giù d’improvviso e hanno le ossa rotte, Bastoni più degli altri. Se a questo si somma la frenata nerazzurra che ha lasciato i segni sull’asfalto in classifica, la situazione diventa ancora più difficile: prima di partire per le nazionali, l’Inter ha raccolto due punti in tre partite, un’anomalia preoccupante considerato l’andamento precedente. La squadra ne aveva vinte 14 su 15 prima dell’inciampo nel derby, anche per questo Chivu intende mettere tutti sul lettino e parlare, capire, tranquillizzare. Ad Appiano sono convinti che c’entri solo la testa, che sia colpa dell’ansia vicina al traguardo: battere la Roma per Pasqua e spezzare la catena di negatività sarebbe la medicina .
fantasmi
—
L’alter ego degli italiani distrutti è Calha esaltato, capitano di una nazionale che falliva il Mondiale da 24 anni: il turco sa bene che potrebbero essere gli ultimi mesi di residenza milanese, vuole chiuderli come si deve, con il secondo scudetto della vita. Al suo entusiasmo, oltre che all’importanza strategica nel cuore del campo, si affida proprio Chivu: a furia di dover sostituire Calhanoglu in un ruolo non suo, anche Zielinski ha finito per tirare il fiato. Insomma, tra i motivi del calo dell’ultimo mese c’è proprio l’assenza a pieno regime di Hakan, certamente decisivo ma non quanto lo sia Lautaro: l’argentino ha un peso specifico superiore perfino al regista che lo raggiungerà al Mondiale, non è soltanto il realizzatore principe ma la guida morale. Il ritorno di Lautaro è salvifico per evitare che i vecchi fantasmi tornino a svolazzare nel cielo di Appiano, ancora di più se potrà associarsi di nuovo al gemello Thuram: Marcus è alla Pinetina da martedì, ma già prima della pausa lo staff aveva iniziato a vedere in lui un cambio di passo rispetto agli ultimi mesi grigi.
LA COLTRE
—
A San Siro per le feste arriva la Roma e fu proprio questa sfida a iniziare a far deragliare il finale della scorsa stagione: portò al sorpasso del Napoli e, di fatto, all’addio al tricolore numero 21. A proposito di cicatrici, è questo il periodo dell’anno che ne lascia parecchio ai nerazzurri: proprio nella primavera 2024-25, nelle nove partite dopo la sosta, arrivarono due pari e due ko, uno proprio con i giallorossi: 10 punti bruciati, media di 1,8 a gara e tanti saluti ai sogni di gloria. È vero che c’era un altro amministratore in panchina, ma il problema è che questa tendenza era arrivata anche negli anni precedenti: l’Inter della seconda stella 2023-24 aveva rallentato dopo la certezza del titolo e in quello stesso periodo raccolse solo 18 punti. Nel 2022-23, mentre sognava la Champions, la squadra aggiunse altre tre sconfitte e un pari primaverile. Il paradosso è che nel primo anno inzaghiano, quello del sorpasso-beffa subito dal Diavolo, è andata meglio: tutte vinte nel finale tranne una, quella fatale a Bologna. Ripetersi stavolta basterebbe per il titolo, a costo di bucare questa coltre, spessa e diffusa, di amarezza.



