L'attaccante nerazzurro ha iniziato alla grande la stagione col un gol di tacco da applausi. Elegante, capace di puntare la porta e implacabile quando serve. Un campione ex United e Real aveva proprio le sue caratteristiche...
Il nuovo gioco dell’estate calcistica è una domanda: a chi assomiglia Pio Esposito? Già, perché c’è sempre bisogno di una conferma dal passato per avere certezza della meraviglia del presente. È come presentare il passaporto alla dogana: mostri le tue credenziali e gli ufficiali amministrativi ti danno accesso oppure ti respingono e ti rispediscono al mittente. In questo caso Pio Esposito chiede di poter entrare nel Paese della Gloria, quello dove la felicità si misura in gol, in prodezze, in colpi di testa o di tacco, in tiri che hanno nella potenza e nella precisione le loro qualità principali. L’attaccante dell’Inter, nonostante abbia soltanto ventun anni, ha le carte in regola per l’ingresso: è giovane, ma ha già fatto ciò che a molti colleghi non è riuscito in una intera carriera. Ora, a fare la differenza e a trasformarlo da campioncino in stella di prima grandezza, sarà un solo dettaglio, per niente trascurabile e facile da raggiungere: la continuità. Se Pio manterrà le promesse (e le premesse), si prenderà tutto, e per "tutto" s’intende la fama, la popolarità, le vittorie, i trofei (personali e di squadra): non ci sono in giro attaccanti come lui, e questo è già un lasciapassare che rappresenta una sorta di garanzia a lunga (lunghissima) scadenza.
il paragone con vieri
—
Ma torniamo al giochino iniziale: a chi assomiglia? Bobo Vieri, al quale è spesso stato paragonato, forse anche perché indossa la maglia nerazzurra e il paragone viene naturale, si è smarcato con queste parole durante un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport nel dicembre del 2025: "Penso che chi dice che Pio Esposito mi assomiglia non ci capisca molto... Ai miei tempi dicevano che ero il nuovo Boninsegna, ma Pio ha caratteristiche diverse dalle mie. È più simile, come struttura, a Toni, altro bomber vero. Pio è molto giovane, dobbiamo avere pazienza. Tutti lo vedono grosso, alto, biondo, ma non dicono che l’anno scorso era allo Spezia in B: passare da lì all’Inter è un salto triplo. Finisci per avere subito gli occhi addosso, anche troppo. Pio può migliorare, ha testa ed è nel posto giusto: dipenderà solo da lui". Ragionamento da sottoscrivere, parola per parola. Pio e Bobo, sul piano tecnico, sul piano fisico e sul piano tattico, non sono parenti. Bobo era un carrarmato che passava sopra alle difese avversarie con la potenza, alla quale univa un discreto bagaglio tecnico, mentre Pio è più portato a giocare con i compagni, partecipa alla manovra, lavora "con" la squadra e "per" la squadra, detta i tempi del passaggio con sincronismi svizzeri, è abile nel fare la sponda, e poi si fionda in area per concludere. Decisamente diverso rispetto a Vieri, il cui stile era "prepotente".
toni, bettega e crespo
—
Esposito è forse un po’ più raffinato. Bobo, come pietra di paragone, ha proposto Luca Toni. Grande attaccante, molto bravo a leggere la situazione e a mettersi a disposizione del gruppo, efficace nel distribuire il pallone con le spalle rivolte alla porta avversaria, letale di testa (anche se meno di Bobo) e abile in acrobazia. Tuttavia, Pio sembra più elegante e più "stiloso" negli ultimi metri, ha un’innata predisposizione a puntare la porta, che vede con precisione anche lontano (cioè da fuori area), e ha un tiro più preciso. Il gol realizzato contro il Monza, di tacco, è parso una fotocopia di quelli che, in passato, ha regalato uno specialista di questo esercizio come Hernan Crespo o, andando ancora più indietro nel tempo, Roberto Bettega. Di Crespo, però, Esposito non ha ancora i tempi di verticalizzazione e di attacco dello spazio, mentre di Bettega, sopraffino interprete del ruolo, gli manca la sagacia tattica (d’altronde, calcisticamente parlando, è ancora un adolescente…). I movimenti di Crespo li può imparare in fretta, inserendosi al momento giusto nella zona più adatta per fare male ai difensori, e per quanto riguarda la mente raffinata di Bettega serve più tempo, perché il processo implica la definizione della personalità e comporta anche un’evoluzione dal punto di vista psicologico.
pio come van nisterlrooij
—
Scartato l’accostamento a Boninsegna, per restare sempre in ambito interista, perché Pio e Bonimba sono due mondi completamente differenti, c’è un attaccante di ieri che in certe movenze e in certi interventi ricorda un po’ Esposito. O meglio: Esposito ricorda questo giocatore, e cioè Ruud Van Nistelrooij. L’olandese era un fior di centravanti che ha segnato l’epoca d’inizio millennio, soprattutto con la maglia del Manchester United, e poi con quella del Real Madrid, e ovviamente con quella della sua Nazionale. I suoi numeri, giusto per far capire chi fosse Van Nistelrooij: 362 gol in carriera, 35 gol in 70 presenze con l’Olanda, 95 gol in 150 partite con i Red Devils, due volte capocannoniere della Champions League nel 2002 e nel 2003. Se non fosse stato bersagliato dagli infortuni, sarebbe diventato una vera e propria leggenda. Ecco, Pio Esposito, in certi movimenti, soprattutto in area di rigore, fa tornare in mente alcune giocate di Van Nistelrooij. Prontezza negli interventi di testa, ottimo tiro sia di destro sia di sinistro, fisico ben strutturato, potente ma senza esagerazioni, naturale eleganza nello stile e nella protezione del pallone, rapidità di gambe negli spazi stretti. Una differenza: Van Nistelrooij faceva reparto da solo, nel senso che gli bastavano due ali posizionate molto larghe e con il compito di buttargli i palloni in mezzo (al Manchester United aveva Beckham a destra e Giggs a sinistra, mica due giocatori qualsiasi), mentre Pio Esposito finora si è esibito quasi sempre in coppia con un altro attaccante. Non si sa, da solo, se sia capace di reggere il peso di un intero reparto. In ogni caso si sta parlando di un ragazzo che deve ancora "farsi", che ha intrapreso il cammino verso il successo e, per ora, tutto gli sta andando bene (sostegno del pubblico compreso), però deve essere giudicato nel lungo periodo. È la continuità a fare la differenza. Quando sei all’Inter e vuoi diventare una stella, e tutto il pubblico d’Italia ti guarda nella speranza che tu diventi pure un eroe della Nazionale, sei sottoposto a pressioni continue che bisogna saper gestire con la saggezza di un adulto nonostante tu abbia l’età di un ragazzo che va ancora all’università. Questo è il prossimo gradino che Pio Esposito dovrà scalare.


