In Cile da 6 anni c'è lo stesso capocannoniere: ha fatto a botte con Paredes e giocato con la 9 di Lautaro

18 ore fa 5

Zampedri, argentino di nascita, ha trovato la sua America in Cile, dove si è anche guadagnato la naturalizzazione

Per certi aspetti, Fernando Zampedri è un attaccante sudamericano come tanti. Di quelli che sorseggia mate dalla bombilla, la butta dentro quasi ogni domenica e di tanto in tanto rimedia una squalifica per via del suo carattere focoso. Fin qui tutto regolare. Solo che il Toro, lo chiamano così, ha firmato un record che gli è valso un soprannome tutto suo, nel senso che è stato coniato apposta per lui: hexagoleador. È infatti l’unico giocatore della storia del calcio sudamericano ad aver vinto per sei volte di fila il titolo di capocannoniere. È successo in Cile, paese che gli ha dato prima la gloria e poi il passaporto, regalandogli la gioia – a quasi 40 anni – di vestire la camiseta di quella Selección che invece la ‘sua’ Argentina gli aveva sempre negato. Ma andiamo con ordine: la sua non è una storia come un’altra e merita di essere raccontata.

ARANCE E ORIGINI ITALIANE

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I primi palleggi, Fernando Zampedri li ha fatti con un’arancia. Più che un omaggio a Maradona, un sapersi adattare al contesto, essendo nato a Chajarì, città della 'Mesopotamia argentina' stretta tra i fiumi Paranà e Uruguay, dal cui confine dista appena una manciata di chilometri. Un posto che in Argentina tutti conoscono come cuna del citrus, letteralmente la culla degli agrumi. Terra dai frutti dolci, smossa dalle fatiche dei nostri trisavoli. Che poi, a ben guardare, sono anche i suoi, visto che la famiglia Zampedri – partita dal Trentino a fine ‘800 con una valigia piena di speranza – è stata una delle prime ad aver popolato la colonia di Villa Libertad, poi ribattezzata Chajarì in anni più recenti. Origini italiane, dunque, e un sogno nel cassetto: solcare l’Atlantico in senso inverso e sistemare i conti con la storia. Con un pallone tra i piedi, claro. Solo che la vita dell’emigrante è dura e l’esperienza giovanile nel Venezia non dura che qualche mese. Giusto il tempo per rendersi conto che il calcio non per tutti diventa un mestiere. Così, tornato in Argentina, di giorno impasta calce con il padre – titolare di una piccola impresa edile – mentre la sera si allena, più per passione che per provare a cambiare il proprio destino. E così, dopo aver girato tutto il Paese nelle serie minori, dalle cascate Iguaçu fino al gelo della Patagonia, nel 2016 – a quasi 28 anni – arriva finalmente la chiamata dell’Atletico Tucuman, prima svolta della sua carriera.  

QUELLA MAGLIA DI LAUTARO

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Nel remoto nord ovest assapora l’asado migliore del Paese, ma anche il debutto in Primera División. Un primo anno di ambientamento poi, nella sua seconda stagione con El Gigante del Norte, i primi gol pesanti. E un aneddoto che lo legherà all’altro Toro, quello nerazzurro. Nel febbraio 2017 l’Atletico (che normalmente indossa maglie a strisce bianche e celesti) è di scena a Quito per la trasferta di Copa Libertadores contro l’El Nacional. La squadra arriva a destinazione il giorno prima, ma la valigia con le divise no. Bagaglio smarrito. I dirigenti del club si attivano subito e riescono a recuperare delle maglie e dell’Argentina Under 20 che ha giocato poche ore prima. Zampedri indossa la 9, quella di Lautaro. E segna, di testa, il gol partita. Il primo e unico con la maglia dell’Argentina.

RINASCITA AL DI LÀ DELLE ANDE

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La sua carriera prosegue poi al Rosario Central, dove vince il suo primo trofeo: la coppa d’Argentina 2018 ai calci di rigore contro il Gimnasia. Ma la bussola del suo destino calcistico punta altrove. A ovest, appena al di là della Cordigliera delle Ande. E così, nel 2020, risponde alla chiamata del Cile. L’Universitad Catolica sembra il posto giusto – a 32 anni - per chiudere la carriera. “Ero venuto per stare un anno, al massimo due. E invece…”. Invece, è successo l’impensabile. Pronti via e i Cruzados  di Santiago vincono campionato e supercoppa. Poi un’altra accoppiata l’anno dopo. Zampedri segna valanghe di gol ed è subito l’idolo della piazza, che lo adotta e ne fa il profeta della nuova epoca d’oro, ribattezzata Zampedrineta. Diventa così capitano, segna in qualunque modo (celebri le sue rovesciata, una anche nel sentitissimo Clasico Universitario) e infila un titolo di capocannoniere dietro l’altro. Al momento sono sei e potrebbe non essere finita, visto che è attualmente in corsa per la settima meraviglia. Nessuno come lui nella storia. Persino i connazionali Messi e Maradona si sono fermati prima, rispettivamente a cinque e a quattro.

IL CILE CHIAMò

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Uno score che ha convinto la disastrata nazionale cilena a fargli firmare in fretta e furia i documenti per la naturalizzazione. A 37 anni e senza la benedizione di Ivan Zamorano, che ha definito la scelta “un’ assurdità”. Pazienza. Anche perché Gary Medel (suo compagno all’Universidad) e Arturo Vidal hanno invece apprezzato la sua storia di resilienza. “Un sogno che si avvera” le sue parole mentre baciava la sua prima camiseta della Roja. Sì, ma il bilancio? Tante polemiche (i sovranisti ne hanno fatto una battaglia politica) e appena una manciata di minuti giocati nelle gare di qualificazione contro Paraguay ed Ecuador nel 2025. Con il Cile poi sprofondato nel caos di un ribaltone tecnico e rimasto spettatore del Mondiale. Peccato.

che botte CON PAREDES

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Il riscatto Zampedri lo ha trovato con la maglia dell’Universidad. Tanto per cambiare. È diventato miglior marcatore all time della storia del club ed è attualmente nella top 5 degli argentini (ma si può ancora definire così?) con più gol in attività, insieme a Messi, Hernan Barcos che gioca in Perù, Cano della Fluminense e l’ex cagliaritano Larrivey. Ogni tanto però, la garra delle origini riemerge e prende il sopravvento. L’ultima volta è successo pochi mesi fa, in Copa Libertadores, quando Fernando  – hincha dichiarato del River – ha incrociato i suoi tacchetti con il Boca. E con Leandro Paredes, uno che se c’è da alzare i giri non si fa certo pregare. La fase a gironi si è conclusa con il successo dell’Universidad Catolica alla Bombonera, risultato che ha sancito l’eliminazione degli Xeneizes dalla manifestazione. E l’immagine di Zampedri che, uscendo dal campo, battibeccava con Paredes, ha fatto il giro del mondo grazie ai social, con l'attaccante che chiudeva e apriva la mano come a dire "parla parla, che non sai fare altro". Il degno epilogo di una partita a calci, più che di calcio, tra colpi proibiti (specie a palla lontana) e insulti nel peggior arrabalero, la parlata tutt'altro che accademica con cui ci si esprime nelle peggio periferie di Buenos Aires. Perché, in fondo, quando lo spirito del Superclásico chiama, non c’è record che tenga. Tantomeno passaporto.

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