In base a cosa scegliere un tatoo shop?

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La preparazione del tatuatore e il rispetto delle regole sono essenziali per la sicurezza. Come precisa l'Istituto Superiore di Sanità, il tatuatore deve essere in possesso dell'idoneità igienico-sanitaria e operare in un locale autorizzato. Prima di procedere, è tenuto a fornire al cliente tutte le informazioni sui materiali e i prodotti utilizzati, in modo da consentirgli di firmare il consenso informato con piena consapevolezza.

La legge italiana (circolare del ministero della Sanità n. 2.9/156 del 1998) prevede inoltre l'obbligo di frequentare un corso regionale di formazione professionale per ottenere l'abilitazione.

Le verifiche da fare in studio prima del tattoo

Sul posto, è opportuno verificare che l'ambiente sia pulito, che il tatuatore usi guanti, maschera e camice monouso, e che proceda a un'accurata pulizia delle mani prima e dopo l'esecuzione. Gli aghi devono essere nuovi, sterili e monouso; la macchinetta deve essere coperta da un'apposita guaina di protezione; gli inchiostri devono essere sterili, atossici e versati in contenitori monouso, con la parte non utilizzata gettata al termine.

Precauzioni per la cicatrizzazione

È bene evitare di scegliere zone della pelle con nei o in cui la cicatrizzazione sia difficile, e assicurarsi che la parte da tatuare sia integra e adeguatamente disinfettata.

Nella fase successiva, e fino alla completa cicatrizzazione, va evitata l'esposizione diretta al sole o alle lampade solari senza protezione totale, così come i bagni in mare o in piscina, le saune e il bagno turco.

Le norme sugli inchiostri

Il Consiglio d'Europa ha pubblicato una prima risoluzione sui tatuaggi nel 2003, aggiornata poi nel 2008, stabilendo criteri comuni su sicurezza degli inchiostri, etichettatura e igiene. Un passaggio importante è stato chiarire che gli inchiostri per tatuaggi non vanno trattati come cosmetici, ma ricadono sotto il ben più severo regolamento Reach, che in Europa governa la gestione delle sostanze chimiche potenzialmente pericolose.

Da lì è partito un lungo lavoro normativo, culminato nel dicembre 2020 con un regolamento vincolante per tutti gli Stati membri, in vigore dal gennaio 2022, che fissa limiti precisi sulle sostanze ammesse negli inchiostri.

E da noi?

In Italia, però, la situazione è ancora ferma a due circolari ministeriali del 1998, che forniscono raccomandazioni igieniche agli operatori ma non hanno forza di legge. Non esiste una normativa nazionale vera e propria sul settore, e solo quattro regioni – Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Lazio – hanno provato a colmare il vuoto con leggi proprie.

«Il problema è che una parte dei pigmenti usati in Italia proviene da fuori Europa e non si sa che cosa ci sia dentro», afferma Antonio Costanzo, dell'Istituto Clinico Humanitas. «Il regolamento europeo esiste, ma se si acquista altrove le garanzie vengono meno». Da un controllo condotto nel 2019 dai Nas è emerso che in 22 campioni di inchiostro su 100 sono state trovate sostanze cancerogene.

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