L'ex bomber: "Il problema in Italia è la base, sono le strutture". E sugli attaccanti: "Oggi sono gli allenatori a chiedere cose diverse"
L'addio al calcio giocato è arrivato un po' a sorpresa, nei giorni scors, ma per Ciro Immobile era il momento giusto. Il congedo dai campi è giunto allora da Parigi, dove era ancora sotto contratto con l'altro club della capitale, quel Paris Fc che a gennaio gli ha offerto un ultimo palcoscenico prima del sipario. E da Parigi, l'ex bomber offre uno sguardo su chi rimane e sui problemi del calcio italiano in particolare, in una lunga intervista al mensile SoFoot.
scopo
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"Il problema in Italia – analizza Immobile – è la base, sono le strutture. Una squadra come Parigi ha uno stadio moderno, con i tifosi che accolti bene possono creare un ambiente speciale. Se la Lazio avesse uno stadio come quelli di Strasburgo e Lione, cambierebbe tutto. In Italia siamo in ritardo sotto questo punto di vista. Poi, la gran parte delle cose che so fare le ho imparate per strada quando ero ragazzino. So che i tempi sono cambiati, che i giovani non giocano più per strada: è una frase sentita mille volte, ma bisogna che i giocatori di oggi e quelli di domani abbiano ben in testa che lo scopo resta quello di divertirsi, ovunque tu decida di giocare”.
erede
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In Italia in ogni caso, il problema riguarda anche il profilo degli attaccanti: “Da noi oggi non c'è nessuno che abbia i miei numeri di quando vincevo la classifica dei marcatori, nonostante dovessi vedermela con gente come Higuain e Toni, che segnava ad occhi chiusi. Quando iniziai, anche l'attaccante del Genoa segnava 12-13 gol facilmente, come pure Maccarone, Di Michele, Lucarelli che giocavano a Siena, Livorno o Palermo. Per tutti loro era una cosa normale. Ma forse oggi sono gli allenatori a chiedere cose diverse, considerando l'attaccante innanzitutto come un regista avanzato più che un bomber. Prima si chiedeva gli attaccanti di finire le azioni, di mettere la palla dentro. Oggi, un allenatore è contento se l'attaccante ha fatto giocare la squadra, che segni o no. Il solo che mi pare in grado di fare il mio percorso è Pio Esposito, ma pure lui cerca prima l'azione decisiva che il gol puro e duro”.


