Oggi nei 100 dorso di cui è oro olimpico: "Mi diverto a creare il personaggio, ma sul lavoro sono molto serio"
15 agosto - 13:26 - PARIGI
Dopo il bronzo di mercoledì nei 200 dorso, ieri ne è arrivato un altro nella staffetta 4x100 stile libero mista. In mezzo, sempre ieri, il settimo posto nella finale dei 50 dorso. Thomas Ceccon non è mai davvero fuori scena. E da oggi torna nella sua gara, i 100 dorso, quella dell’oro olimpico conquistato due anni fa proprio a Parigi. Ma anche stavolta, mentre il cronometro corre e le medaglie si accumulano, a far discutere sono soprattutto le sue parole, le battute, i post sui social. A Casa Arena, tra una gara e l’altra, il campione vicentino racconta il personaggio Ceccon, la "prigione" in altura e gli avversari da battere.
Ceccon, lei dice di non amare molto le interviste, eppure proprio qui emerge il Thomas che diverte il pubblico. È una cosa spontanea o ha imparato a costruirsi un personaggio?
"Penso che un po’ il personaggio vada creato. Quello che vedete qui, quello del QR del costumone dimenticato, delle frasi divertenti, piace alla gente. Magari qualcuno si rivede in me e pensa: come è possibile che uno vada a fare una finale europea e si dimentichi quello che serve per gareggiare? Però non lo faccio apposta. Sono scherzoso, mi viene naturale. Allo stesso tempo credo che un po’ di personalità vada costruita. Mi sono creato questo personaggio sorridente, un po’ così, anche sui social. Ovviamente quello non sono completamente io: nella vita privata sono un’altra persona. Però so che piace e allora lo alimento anch’io".
Anche su X lei sembra divertirsi parecchio. Ha scritto che avrebbe preferito andare a zappare i pomodori piuttosto che fare ancora i 200 dorso. Non teme che qualcuno si arrabbi?
"Certo che c’è chi si indigna. Mi scrivono: “Vai tu sotto il sole dieci ore”. E lo capisco. Chi davvero zappa la terra può sentirsi preso in giro. Ma il messaggio è ironico. Non tutti lo comprendono e questo fa parte del gioco. Qualche volta bisogna anche prenderla un po’ più alla leggera, perché altrimenti diventa veramente difficile continuare a divertirsi".
Quindi non c’è un modello preciso a cui si ispira?
"No. Come faccio io, penso che nessuno lo faccia allo stesso modo: sul ridere, sullo scherzare. Ma questo non significa che io non sia serio. Quando vado in finale, ci vado con l’intenzione di fare il meglio possibile. Poi può andare bene o male, quello capita. Ma sul mio lavoro sono molto serio".
E la serietà si è vista soprattutto in Sierra Nevada. Lei ha definito quel periodo una “prigione”. Perché?
"Perché lì non puoi fare nient’altro che nuotare. C’è un piccolo paese a cinque minuti, un ristorante e basta. Si mangia sempre riso o pasta, poi pollo o pesce e verdure. Per 21 giorni è sempre così. Il cibo non è buono, non sa di niente, ma è fatto apposta per gli atleti: poco condito, senza sapore. E sei a 2300 metri, quindi fai molta più fatica a nuotare, devi bere di più perché ti disidrati e devi pure mangiare di più. Ventuno giorni così, soprattutto a fine luglio, quando sei già a fine stagione, sono pesanti".
Una stagione che quest’anno si è allungata parecchio.
"Sì. L’anno scorso avevamo finito il 4 o il 5 agosto, adesso finiamo il 16. Abbiamo deciso di fare questo ritiro sapendo che sarebbe stato impegnativo. A casa puoi uscire, mangiare quello che vuoi, vedere gente. Lì vai in camera, ti riposi e non c’è molto altro da fare. Per questo l’ho chiamata prigione".
Manca poco alla fine degli Europei. Ha già deciso dove andare in vacanza?
"Vorrei andare al mare, in Italia. C’era anche l’idea della Grecia, ma non ho organizzato niente. Non mi piace pianificare prima. Prima voglio tornare a casa, stare qualche giorno tranquillo e poi decidere".
Anche perché l’anno scorso le vacanze non erano iniziate benissimo: il sudafricano Coetzee le aveva “portato via” i 100 dorso.
"Sì, diciamo che ero abbastanza arrabbiato! Ha fatto 51”7 due volte e tre volte sotto i 52 secondi in una settimana, addirittura in 24 ore. È sicuramente il più pericoloso per i prossimi anni".
Parliamo di Tete, invece. Lei e Martinenghi siete molto diversi: lui solare, lei più ombroso. Si riconosce?
"Sì, non mi offendo. Siamo diversi".
Eppure avete un tratto comune: siete campioni olimpici e siete sempre lì a giocarsi le medaglie. Che cosa apprezza di lui?
"Quando c’è da metterci qualcosa, lui c’è sempre. È una sua dote. L’anno scorso ha cambiato diverse cose, è arrivato secondo ai Mondiali anche se era stato male. Quest’anno ha avuto un altro periodo complicato, è stato male, ma è arrivato qui e ha vinto. Nei 100 rana è sempre stato sul podio dal 2021, è una cosa che in pochi al mondo sono riusciti a fare. Poi Tete è sempre stato un amico. Gareggiamo insieme dal 2016-2017, abbiamo fatto tante staffette insieme. Se uno vince così tanto è perché se lo merita. Se uno si allena e lavora, alla fine non c’è molto altro da dire".


