Il figlio di Liverpool cresciuto sognando Gerrard: da Toxteth a San Siro, Curtis Jones ora si prende l'Inter

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Ha scritto un pezzo di storia dei Reds, indossando pure la fascia da capitano. E per arrivare in nerazzurro lascia casa per la prima volta

A Milano il numero 17 è al momento di stretta proprietà di Andy Diouf, uno dei colleghi di centrocampo abili a giocare pure sulla fascia, un po’ come toccherà anche a lui nella stagione che si spalanca. Per Curtis Jones, però, quel numero sarebbe qualcosa di più di una stampa sulla maglia: è una missione, un richiamo. Diciassette era il numero della porta della casa in cui il neointerista è cresciuto: "In quel numero ci sono le mie radici, la mia famiglia, il mio inizio: ci sono semplicemente io...", ha raccontato un 25enne orgogliosamente “scouser”, di Liverpool. Viene da Toxteth, zona popolare a sud del centro, multiculturale e tra le più complicate della città. Ha origini nigeriane per parte di padre, ma è cresciuto con quell’accento così stretto che tanti britannici prendono in giro: scouser deriva dal “lobscouse”, lo stufato dei marinai diventato tipico di Liverpool. Nel calcio, però, significa tifo acceso per i Reds, la squadra di tutta una vita, in cui è entrato a 9 anni e da cui va via sbattendo la porta. 

street kid

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Da quando è diventato padre di Giselle e vive la paternità con la compagna Saffie, la gerarchia dei valori di Curtis è cambiata: prima la famiglia, poi la carriera. In fondo, però, resterà sempre il ragazzo tirato su a calcioni a un pallone per la strada, uno "street kid" come tanti in città. Il talento selvaggio lo ha disciplinato con Steven Gerrard, idolo suo e di ogni ragazzo scouser. Da allenatore dell’Under 18 Gerrard lo plasmò nel modo di stare in campo e, soprattutto, in quello di comportarsi. Poi il 7 gennaio 2019, a 17 anni, il debutto contro il Wolverhampton in FA Cup e un anno dopo, sempre in coppa, l’epifania nel tempio di Anfield: nel derby contro l’odiatissimo Everton, destro a giro da fuori area e indimenticabile 1-0. Nel turno successivo, a 19 anni e cinque giorni, diventò il più giovane capitano di sempre: nella leggendaria storia del Liverpool, un posto lo avrà a lungo. 

l'addio

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Il bambino che urlava il nome di Gerrard per strada a Toxteth avrà pure portato la fascia della squadra di Stevie G., ma non ne è mai diventato l’erede. È mancato più di qualcosa per riuscirci, ma Curtis resta pur sempre un centrocampista modernissimo e completo, grazie anche agli anni a bottega da Jürgen Klopp. All’Inter è interessato pure per l’abitudine alla vittoria e l’armadietto pieno di trofei: due Premier, due Coppe di Lega, una FA Cup, Mondiale per club e Community Shield. Con i Reds alla fine ha sommato 228 presenze - parecchie a soli 25 anni - e 22 gol, con l’Inghilterra invece l’urlo è spesso rimasto in gola. Ha vinto da star l’Europeo Under 21 nel 2023, con i Tre Leoni ai tempi di Southgate ha esordito a fine 2024 contro la Grecia in Nations League: l’unico gol in 6 presenze lo ha fatto lì. Difficile, però, giocare stabilmente in nazionale senza continuità nel club perché lì, nel suo Liverpool, Curtis è scolorito un po’ alla volta. Anche per questo oggi lascia casa per la prima volta: non è mai facile per uno scouser.

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