Continua la telenovela dopo la scomparsa del Pibe, nel 2020. L'avvocato che aveva fornito le cartelle al tribunale ha ammesso l'errore. Disposti nuovi sequestri. L'anno scorso era stato rimosso il giudice della prima istruttoria
La telenovela sul processo per la morte di Diego Armando Maradona, avvenuta nel novembre 2020, si arricchisce di un nuovo e inquietante episodio. Il legale di uno degli imputati ha fatto notare che alcuni risultati degli esami clinici, analizzati dalla commissione medica, non appartenevano a Diego, bensì a suo padre, che portava lo stesso nome. Di conseguenza, un elemento probatorio fondamentale dovrà essere riesaminato e rischia di essere dichiarato inammissibile. Nicolas D’Albora, legale dell'imputata Nancy Forlini – coordinatrice dell'assistenza domiciliare per la società sanitaria Swiss Medical – ha segnalato l'errore, ma era stato proprio lui a trasmettere inizialmente le informazioni al tribunale. Ora ha spiegato di essersi limitato a inoltrare i dati senza esaminarli nel dettaglio: "Si è trattato di un errore involontario del laboratorio di Swiss Medical, di cui ci siamo accorti durante la preparazione del controinterrogatorio, poiché alcuni valori non corrispondevano a quelli di un paziente sottoposto a cure mediche. È stato allora che abbiamo notato come, a fronte di un'identità anagrafica identica, il numero di iscrizione e quello della cartella clinica non coincidessero".
da 8 a 25 anni
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La relazione della commissione medica costituisce un pilastro del vasto materiale probatorio raccolto dalla procura di San Isidro (periferia di Buenos Aires) per incriminare otto persone per omicidio semplice con dolo eventuale (una forma di omicidio colposo aggravato dalla consapevolezza del rischio), reato che prevede una pena detentiva compresa tra gli otto e i venticinque anni. Tutti gli imputati sono operatori sanitari che si occupavano dell'assistenza domiciliare di Diego presso la sua residenza nell'area a nord della capitale argentina. Il calciatore morì a causa di un edema polmonare provocato da un'insufficienza cardiaca acuta, tre settimane dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale cronico; la questione centrale da risolvere è se le cure ricevute a domicilio fossero adeguate. Nella perizia della commissione medica, firmata da 22 professionisti, 17 di essi sostengono che vi sia stata una responsabilità medica nella morte del Pibe de oro. Al termine dell'udienza di ieri, il collegio giudicante ha confermato l'esistenza di un "dubbio concreto" circa l'effettiva appartenenza alla vittima di almeno uno dei documenti medici presentati, prospettando la possibilità che anche i risultati di altri esami potessero essere errati. Di conseguenza, il tribunale ha accolto la richiesta dell'accusa e ha disposto perquisizioni presso le sedi della struttura sanitaria Swiss Medical e del Sanatorio De Los Arcos, al fine di individuare la documentazione pertinente e, se necessario, sottoporla a sequestro.
maggio 2025
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Va ricordato che nel maggio 2025 era stato annullato il primo processo, con relativa rimozione del giudice Julieta Makintach: quest'ultima, mentre faceva parte del collegio incaricato del caso, stava realizzando un documentario non autorizzato sulla vicenda, provvisoriamente intitolato "Divine Justice". I giudici hanno inoltre avvertito che, anche qualora venisse confermato uno scambio di persona relativo alle analisi mediche, tale circostanza di per sé "non pregiudicherebbe la validità del restante corpus documentale". Una volta acquisiti gli esiti delle perquisizioni, il tribunale valuterà l'opportunità di riconvocare la commissione medica affinché possa riesaminare le proprie conclusioni. Al termine della trentaseiesima udienza – appunto, una telenovela - e dopo le deposizioni di oltre 80 testimoni, la corte ha disposto una pausa fino a giovedì prossimo.


