Il Circolo Aniene, centro di amicizie e scambi di favori. Così Malagò e Mancini si sono presi la Nazionale

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Calcetti, padel e cene: a Roma nord si sviluppano le conoscenze tra molti volti noti dello sport. E il legame tra Mancini e il nuovo presidente Figc ha giocato un ruolo chiave nella scelta del ct azzurro

Lorenzo Cascini

Giornalista

15 agosto - 13:40 - MILANO

Amicizie, favori, rapporti di comodo e di potere. In una certa parte di Roma - dal Lungotevere ai Parioli - il mondo funziona così. E i circoli diventano il teatro principale di accordi e strette di mano. Si comincia da una partita a tennis o a calcetto e si finisce a tavolino, magari dopo la doccia, a parlare di affari. Un notaio, un politico, un avvocato e così via: nei circoli romani - se preferite, nei salotti - ce n’è per tutte le esigenze. Non ti serve oggi? Ti servirà in futuro. Quindi meglio averlo come amico. E se poi uno di quei soci diventa per caso presidente federale può far comodo averlo in squadra a calcetto o in doppio a padel, no? I soci si sfidano in tornei all’ultimo sangue, pieni zeppi di ex calciatori, imprenditori, politici. Insomma, personalità di spicco. I circoli sono centri esclusivi in cui si può entrare solo rispettando determinate regole. Rieccoci alle amicizie, appunto. Per farne parte bisogna essere presentati ufficialmente da parte di uno o più soci anziani (ad esempio, con almeno cinque anni di anzianità sociale) e poi l’ingresso deve essere approvato dal consiglio direttivo. Oltre, ovviamente, a un ingente quota iniziale da versare per diventare socio. Circa 30 mila euro a fondo perduto per entrare, più quattro mila euro all’anno. Mica bruscolini. E il circolo si vive come una seconda casa, una famiglia. Ci si conosce da una vita. C’è chi guarda le partite insieme regolarmente, chi gioca a calcio, chi a tennis. E si tramanda di generazione in generazione. 

Per chi è di Roma è consuetudine, prassi consolidata. Tra i circoli c’è rivalità interna, una lotta di supremazia a Roma Nord. Così vicini e allo stesso tempo così lontani. Canottieri Roma contro Lazio, Aniene contro Parioli, Tevere Remo contro Corte dei Conti. L’Aniene è un po’ come se fosse il Real Madrid dei circoli e Giovanni Malagò è un po’ il loro Florentino Perez. Per lui l’Aniene è molto di più di un circolo. E Roma molto più di una città. È il centro del suo mondo, fulcro della bolla. Ne è presidente onorario e non perde occasione per raccontarlo con orgoglio. 

LE AMICIZIE GIUSTE 

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Eccoci nel centro di potere della Roma bene: un mondo di sopra, dove tutto è guidato dalle amicizie giuste. Vincono i rapporti: per conferma chiedere a Roberto Mancini, compagno di squadra a calcetto di Giovanni Malagò e suo candidato numero uno alla nomina di nuovo ct. Da ora i due saranno insieme anche in Nazionale, oltre che in attacco nel calcio a cinque. Dopo centinaia di passaggi in campo, Malagò ha dolcemente ricambiato, rendendo a Mancini l’assist più bello del mondo: affidargli la panchina di quella Nazionale che aveva lasciato in modo burrascoso tre anni fa. Nell’ultima apparizione pubblica, prima della conferenza stampa di presentazione da nuovo ct, Roberto era apparso sorridente accanto all’amico di sempre, dopo la vittoria della Coppa Canottieri over 60. Giovanni ha preso un palo, Mancio ha infilato cinque gol e ha trascinato la squadra alla vittoria: 8-3 contro il Canottieri Lazio di Bruno Giordano. "Io in coppia con il Mancio? 'Lo siamo in attacco e nella vita', aveva precisato Malagò prima della finale. È una cosa che prescinde da tutto". L’aveva detto sorridendo. Chissà se, sotto sotto, nascondeva già l’idea di aprire un ciclo in azzurro proprio con il suo amico fidato. Possibile, conoscendo il soggetto. Curiosità: nello stesso circolo e nella stessa squadra gioca anche Andrea Abodi, ministro dello Sport. Lui che, qualche settimana fa, dopo le dimissioni del dt Maldini e di Leonardo, aveva punzecchiato proprio il presidente federale: "Ora c’è da recuperare una brutta figura. Ci sarebbe stato bisogno di una tempestività e di una comunione di intenti che non si è manifestata". Pronta la risposta di Giovanni. "Abodi parla di brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta... Il suo mondo è uno di quelli che non potrebbe parlare di brutte figure avendone vissute tante e da parecchie parti". Bizzarro pensare che tempo fa giocavano insieme con la maglia gialloblù del Circolo Aniene. 

DA RANIERI A TOTTI

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A proposito di Aniene, negli ultimi giorni si è parlato di “Nazianiene”: un tripudio di romanità nato nelle stanze dell’Aniene. Centro di potere, accordi e trattative. E chissà che uno dei soci, entrando in palestra o in piscina, non possa scorgere il ct della Nazionale. Roberto Mancini, infatti, è socio da anni, frequenta il circolo e ci passa tanto tempo: palestra, calcetto, tennis. La sede della Figc dista un paio di chilometri, Coverciano poco più di un’ora di treno. Non sarà un problema. E non è l’unico nome noto iscritto all’Aniene. Tra i soci c’è anche Claudio Ranieri, che però non frequenta moltissimo. Qualche cena sociale, oltre al ruolo di fondatore del Roma club Aniene. E Malagò - noto romanista - ha subito colto al volo l’occasione di portare uno come Sir Claudio in Nazionale. In un certo senso, dando un’altra occasione anche a lui, che un anno fa rifiutò l’azzurro per restare alla Roma. 

A proposito di romanismo, romanità e simboli, tra i soci c’è anche Francesco Totti: si è visto pochissimo negli anni, giusto un paio di partite a padel e qualche torneo. E non è l’unico ex campione del mondo. In passato sono stati soci pure Marcello Lippi e Dino Zoff. Poi Carlo Verdone, Enrico Vanzina, Franco Carraro, Walter Veltroni. Insomma, dove ti giri, ti giri, becchi un vip. E ancora, i tanti sportivi: Matteo Berrettini, Federica Pellegrini, Josefa Idem, Simona Quadarella, Nicolò Martinenghi, Benedetta Pilato. Come dicevamo, l’Aniene è un po’ il Real Madrid dei circoli. Eppure, c’è stato un momento in cui sembrava che, per guidare la Nazionale, Milano potesse superare Roma Nord. Niente da fare. Il modus operandi di Giovanni e la sua romanità hanno avuto la meglio. Un modo di orientare le scelte e convincere i suoi uditori figlio di un sistema proprio di questa specifica parte di Roma. L’ha detto pure lui di essere un bravo persuasore. Stavolta lo attende la sfida più difficile: convincere gli italiani, il popolo dei 60 milioni di ct. Per farlo, si affiderà al lavoro di quell’unico che ct lo è davvero, il suo fidato compagno Mancini. Storia di una nomina nata a bordo piscina, tra divani, sorseggiando champagne. Viva l’amicizia, siano lodati i rapporti giusti: funziona così nei circoli dei Parioli. E adesso l’ha imparato l’Italia intera.

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