ciclismo
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Quindici anni di sfide, cadute e beffe. Il belga vincendo la Roubaix si è preso la rivincita sul suo principale rivale: per una volta non è stato lui ad applaudire il principe olandese, ma il contrario
Cosa penserebbe oggi il mini-Wout, imbronciato come ogni adolescente che non si sente al proprio posto? Cosa direbbe lì, seduto controvoglia accanto a Mathieu, il compagno di giochi nel fango che già allora non gli andava a genio? Nel 2011 era stata Sporza, tv belga, a metterli davanti a una camera, ma allora Wout van Aert, quasi 16enne con ciuffo addomesticato, non poteva sapere cosa sarebbe arrivato dopo: l’intera carriera sarebbe stata marchiata a fuoco da un duello smisurato (e quasi sempre perdente) con quel coetaneo di quattro mesi più giovane, Mathieu van der Poel. Lui, umile fiammingo, nato nel settembre 1994, vicino all’olandese dal sangue blu che, al suo cospetto, faceva già valere tutt’altra nobiltà ciclistica. Dopo delusioni in serie arrivate fino all’accanimento, l’incubo di WvA potrebbe, però, essere stato spezzato il 12 aprile, domenica eroica. Wout, che chiamavano Paperino per l’incredibile capacità di attirare jella, fulmini e saette - il classico corridore che, se c’è una buca, ci finisce dentro con entrambe le ruote - è diventato Gastone.


