"Non credo che la Serbia abbia
sfruttato il successo del tennis serbo negli ultimi 20 anni per
creare un sistema in grado, come quello italiano, di produrre
giocatori di alto livello. È stata un'occasione d'oro, perché
avere una generazione che ha sfornato tre o quattro dei migliori
giocatori al mondo in un periodo di tre o quattro anni. Quale
altro Paese può vantare una cosa simile?". E' l'analisi che fa
Novak Djoković, rimasto l'unico serbo in campo a Wimbledon dopo
l'eliminazione di tutti i suoi connazionali al debutto. "Grazie
a Dio - si legge su NovaSport -, non abbiamo perso tutti. E'
stata una lotta serrata. Ed è stata una lotta serrata per la
vittoria di tutti noi, almeno per Misha", ha detto, riferendosi
a Miomir Kecmanović battuto da Jannik Sinner. Quanto alla
diciottenne Kostović, eliminata da Aryna Sabalenka, dice: "Ho
visto Teodora solo per un breve periodo durante il
riscaldamento. È molto giovane. Un successo fantastico per lei,
le si stanno aprendo le porte del tennis mondiale. Penso che sia
sulla strada giusta, tutto sta andando per il meglio, si sta
dirigendo verso la Top 100 del mondo."
E Djoković ricorda come "siamo un piccolo Paese che non ha
una tradizione tennistica. Un tempo, Ana, Jelena, Ziki (Ana
Ivanović, Jelena Janković e Nenad Zimonjićed, ndr) ed io eravamo
i numeri uno al mondo. Abbiamo vinto la Coppa Davis, giocato la
finale di Fed Cup, eppure la nostra nazione non ha un Centro
Nazionale di Tennis. Realisticamente, non abbiamo le condizioni
a livello statale per tutti questi ragazzi." Djokovic ribadisce
che tutti gli alti e bassi finora, compresi i suoi, sono
esclusivamente il risultato di sacrifici personali e familiar,
non di un lavoro pianificato: "Sono tutti casi individuali, come
lo eravamo noi. Abbiamo avuto l'opportunità di fare qualcosa per
20 anni, purtroppo non è stata riconosciuta e così è andata.
(...) Bisogna anche iniziare qualcosa a livello statale, non
tutto può essere fatto individualmente", ha concluso Djoković.
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