Tra decine di telecamere, replay al rallentatore, microfoni e collegamenti in tempo reale: ecco come lavora il centro di controllo a Lissone
Per un po’ la Sala Var si era sentita una grande attrazione. Venghino signori venghino a vedere questa meraviglia: stanze, bottoni rossi e bottoni verdi, 240 chilometri di cavi attorcigliati dentro armadi di vetro, 130 cavi di tipo elettrico, altri 65 per video e fibra ottica, 40 per i dati, e una sala relax, una per le conferenze, e poi server, telefoni, led. L’attrazione più wow di tutte erano però le sale. Per raccontarle, il team della comunicazione (c’è sempre un team della comunicazione, ahinoi) aveva fatto una grande opera di racconto. Un battage che nemmeno a Houston. Ma qui non è l’America, è Lissone. E in questo centro tecnologico all’avanguardia erano stati invitati giornalisti, esperti, tecnici. E ovviamente influencer, vuoi farteli mancare? Tra reportage (tipo Parise in Vietnam) e lunghi resoconti da questo piccolo angolo di futuro, in Sala Var ci aveva fatto un salto anche Geopop, il progetto editoriale autorevole e bello di divulgazione scientifica che racconta le scienze nella vita di tutti i giorni. Andrea Moccia, il fondatore, con la solita professionalità, spiegò che “Iliad, innovation and technology partner, insieme a Lega Serie A condivide il valore della trasparenza”. Eh sì, “perché la trasparenza è il valore fondante del Var”. Il giro sul Nautilus culminava nell’incredibile: nientemeno che in una saletta senza finestra, “per isolare gli arbitri”, la stessa saletta che siamo abituati a vedere in tv e che oggi è diventata un refugium peccatorum. Senza finestre, come in convento, perché lì nessuna distrazione sarebbe dovuta entrare. E la cosa più incredibile? “Quando gli arbitri arrivano sono in giacca e cravatta. Poi si mettono in casacca. Per concentrarsi ed entrare di più in modalità partita”. No, vabbè.

