Dal campo profughi al Mondiale: la favola di Irankunda, giustiziere della Turchia

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La famiglia è fuggita dal Burundi e in Australia Nestory si è messo in evidenza nel calcio. La frecciata ai turchi: "Ci sottovalutano e noi..."

Da un campo profughi all’estasi mondiale, passando per il grande Bayern. il Mondiale trumpiano, quello dei respingimenti e delle frontiere chiuse, ha già trovato il simbolo all’inverso nella storia straordinaria del nuovo volto d’Australia. Si chiama Nestory Irankunda, ha appena 20 anni e due razzi ai piedi: i turchi, che avevano un po’ snobbato la nazionale dei Socceroos, se lo ricorderanno a lungo. Non lo dimenticherà soprattutto Merih Demiral, fatto secco da questo esterno elettrico nell’azione dell’1-0 nella gara di debutto a Vancouver. Nel secondo tempo ne sarebbe arrivato un altro del compagno Metcalfe per chiudere la pratica, ma la rete che ha spaccato il match è la sua, la prima: ha messo davanti agli occhi del mondo la sua vicenda emozionante, una delle più significative dell’intero torneo. Irankunda, infatti, trascende abbondantemente il calcio perché indossa la maglia gialla abbagliante degli australiani dopo un’avventurosa fuga fatta di amore e speranza, integrazione e riscatto. Nestory è nato il 9 febbraio 2006 a Kigoma, in Tanzania, nel più classico dei campi profughi in quell’angolo del pianeta: è figlio di una famiglia burundese costretta a lasciare il proprio Paese per sfuggire alla guerra civile che per anni ha devastato il Burundi. Quando era ancora bambino, i genitori finalmente hanno ottenuto asilo in Australia e si sono trasferiti ad Adelaide alla ricerca di un futuro migliore. 

il riscatto

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Da quel momento, il calcio è diventato il linguaggio con cui il piccolo Nestory ha scritto il proprio destino nel Paese che lo ha accolto. Cresciuto nei suburbs della città, ha iniziato a giocare nei campetti locali con l’Adelaide Croatia Raiders, distinguendosi immediatamente per caratteristiche fuori dal comune: velocissimo, esplosivo, dotato di una forza fisica sorprendente per la sua età. Sembrava sempre giocare a un ritmo superiore rispetto ai coetanei. Gli osservatori dell’Adelaide United lo hanno notato e inserito nel settore giovanile del club, da lì Irankunda ha bruciato ogni tappa fino all’esordio tra i pro’ quando era ancora adolescente. In A-League è diventato rapidamente una delle attrazioni principali, anche perché simbolo di un’Australia multiculturale: una storia di integrazione felice che si presta al racconto, da esibire come un gagliardetto. In fondo, rappresenta la vicenda di migliaia di famiglie migranti che hanno trovato nel Paese oceanico una nuova opportunità di vita. Per questo, ogni suo successo è vissuto da molti con particolare trasporto, non solo quando di mezzo c’è la nazionale. In tanti hanno gioito allo stesso modo nel novembre 2023 quando è arrivata l’impensabile svolta di carriera: il Bayern Monaco ha annunciato il suo acquisto, considerandolo uno dei giovani più promettenti del panorama mondiale. 

la puntura

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Un salto così alto, diretto, non capita spesso agli australiani e presenta sfide lungo il successivo cammino. Irankunda si è dovuto confrontare con ritmi, pressioni e aspettative completamente diverse: ha iniziato con la seconda squadra bavarese, lavorando per affinare il talento e trasformare le qualità che madre natura gli ha dato in un bagaglio tecnico più completo. L’esordio con i grandi, però, è mancato e, dopo un prestito al Grasshoppers in Svizzera, ecco nel 2025 la cessione al Watford, dove ha giocato l’ultimo anno con il nostro Bove. Raccontano che la resilienza e la mentalità forgiata dalla sua storia personale lo guidino nella risalita a livelli più alti e un gol così globale potrebbe di certo aiutarlo a puntare a un club di più alto lignaggio. E, magari, qualcuno in Baviera potrebbe mangiarsi le mani. Di certo, ha le caratteristiche più ricercate sul mercato: è l’archetipo dell’esterno offensivo moderno che può giocare su entrambe le fasce, dotato di progressione palla al piede e dello scatto che ha incenerito i turchi di Montella. Quando trova spazio davanti a sé, riesce a raggiungere velocità impressionanti, ma ha pure tempi di inserimento e tiro. Ma ha pure un bel caratterino, a quanto pare: a fine partita ha ricordato come alcuni giocatori turchi, Calhanoglu in testa, avessero sottovalutato l’Australia alla vigilia, facendo intendere di essere tecnicamente superiori. "Sì, è stata una motivazione in più - ha detto Irankunda sulle osservazioni dell’interista e capitano della Turchia -. Ovviamente, non ci piace sentire la gente parlare di noi in quel modo perché siamo una grande squadra. Molti ci sottovalutano, e abbiamo dimostrato che possiamo farcela anche noi….”. E poi la chiosa, vagamente provocatoria: “Hanno tenuto la palla molto di più di noi, ok, ma chi ha segnato i gol?”

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