Il 40enne portiere della squadra rivelazione che ai sedicesimi sfiderà l'Argentina: "Un bambino di 12 anni ci ha dato la carica, siamo qui per ispirare i giovani. E al tempo Buffon ispirò me"
Il giovane Mason, un puntino blu mare presente sulle tribune dello Houston Stadium insieme a sua madre, avrà pianto di nuovo a dirotto. Il giorno prima di Arabia Saudita-Capo Verde aveva abbracciato Vozinha tra le lacrime, in albergo, e gli aveva detto “ti voglio bene”. “È il calcio ragazzi, è passione pura. Per me, per noi, per tutti: è un idolo”.
LA DEDICA A MASON
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Suo padre Edson Silva, capoverdiano passato per Psv e Tottenham, aveva incrociato il cammino con quello del portierone dei miracoli, capace di tenere unite dieci isole in mezzo all’Atlantico con la forza del pallone. Vozinha l’ha rifatto: clean sheet, 0-0, un altro punticino e via ai sedicesimi, dove sfiderà l’Argentina. A fine partita è stato il più cercato. S’è palesato in zona mista e ha ricordato anche Mason, 12 anni: “Non ho parole per descrivere un bambino che piange di fronte a noi. Siamo qui per costruire immagini e ricordi per i più piccoli e per i più grandi. Il tutto affinché i giovani giocatori possano identificarsi in noi, da Stopira, a Ryan Mendes. Grazie a questo Mondiale ora tutti sanno dov’è Capo Verde”. E soprattutto chi è Josimar José Évora Dias, 40 anni, per tutti Vozinha, uno che da bambino veniva preso in giro in modo pesante. E non solo: “Ero competitivo e ribelle, non mi piaceva perdere. Mi picchiavano. E quando non potevo restituire i colpi tornavo arrabbiato, in lacrime”. Da qui “Vozinha”, “nonnina”, perché piangeva insieme a sua nonna.
CORI E CANTI
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Questo Mondiale gli ha cambiato la vita. Ha 17 milioni di follower su Instagram e ancora un annetto di carriera: la stagione scorsa ha giocato al Chaves, in seconda divisione portoghese, ora lo vogliono in Brasile: Corinthians e Cearà su tutte. Nel frattempo, sogna sereno. “Siamo dei combattenti”. Ieri ha visto i compagni festeggiare con canti, cori e balli. Jovane Cabral, Mendes, i fratelli Duarte, Livramento e gli altri si sono presentati in zona mista con occhiali e cappelli da cowboy. Hanno sfilato di fronte ai giornalisti - e anche ai giocatori dell'Arabia Saudita, impassibili - con la musica alta sfoggiando sorrisi e dando il "cinque" a chiunque. Vozinha è stato il più cercato: “Non so dove mi porterà la vita, ma una storia simile non avrei saputo scriverla così, è tutto “troppo”. Tra una domanda e l’altra ha parlato anche di Gigi Buffon e della Serie A: “È stato un idolo, un riferimento, così come l'Italia”. Mamma Ana era in tribuna come al solito, inquadrata dai maxischermi a più riprese. “Il mio faro, la mia eroina - ha detto, visibilmente commosso -, questo traguardo è per tutti quelli come me: degli eroi per caso, ma con un cuore gigantesco e una passione infinita”. Mason ha tutto il diritto di piangere.

