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Tanti stranieri hanno portato un beneficio fenomenale nel breve, ma rischiano di rappresentare un imbuto o peggio ancora un freno alla crescita. E dalla prossima stagione il club dovrà fare i conti con le regole sui bilanci
Ma se hai sessanta milioni, è meglio investirli su Nico Paz, Palestra o magari - perché si è parlato anche di loro - su Cambiaghi, Chiesa e Luca Pellegrini? La domanda può sembrare in qualche modo surreale, ma risponde invece alle esigenze personali, ed economiche, di un club. In questo caso del Como, perché è di lui che stiamo parlando. Ora non c’è dubbio che riprendersi il talento argentino dal Real Madrid sia stata un’operazione suggestiva e gratificante, considerando il valore del giocatore, quello che ha già dimostrato sulle rive del lago, il suo attaccamento ai colori e la stima profonda che hanno per lui i dirigenti, Fabregas e i tifosi. Perché è con lui, e anche grazie a lui, che è stata conquistata una storica qualificazione alla Champions. Ma la domanda iniziale, dicevamo, prescinde dalle straordinarie qualità del fantasista-goleador e aderisce agli attuali regolamenti che impongono a tutti di rispettare alcuni paletti. Che impongono di avere in rosa uno come Palestra o, non solo una provocazione, di distribuire un bel numero di milioni per portare a casa una serie di calciatori italiani. Già, perché non è tutto rosa, o blu per restare a uno dei colori del Como, quello che appare e ha portato a un campionato di alto profilo, con tanto di qualificazione alla manifestazione internazionale più importante. Sì, perché verrebbe quasi da dire che - anche per una proprietà che non ha certo problemi a investire - adesso viene il difficile. Che vuol dire far quadrare i conti e adattare la rosa alle regole che, giustamente, sono state introdotte per valorizzare i calciatori italiani. Altrimenti tutti i discorsi e i buoni propositi - anche in relazione alle fortune della Nazionale - davvero non varrebbero nulla. Ma andiamo per ordine.

