Il tecnico sarà ascoltato con molta attenzione per gli innesti che si dovranno adattare alle sue esigenze, profili simili a quelli cercati la scorsa estate, come Lookman e Koné
Sarà sempre più l’Inter di Cristian Chivu. Una squadra plasmata a immagine e somiglianza del proprio tecnico, come non era stato possibile costruire la scorsa estate per una lunga lista di fattori: gli strascichi della disastrosa finale di Champions League contro il Psg, l’addio per certi versi inaspettato di Simone Inzaghi, la fretta - comunque ragionata - di trovare un nuovo allenatore dal profilo ideale per la squadra, il Mondiale per Club alle porte. Più in generale, il primissimo compito della dirigenza nerazzurra (e di Chivu) pochi mesi fa riguardava la ricostruzione psicologica di un gruppo uscito con le ossa rotte da un finale di stagione da incubo, in cui era stato accarezzato persino il sogno Triplete ma che alla fine non aveva portato alcun titolo. Adesso che la missione può considerarsi quasi compiuta, il futuro si può programmare con un pizzico di calma e organizzazione in più, su tutti i fronti: dalla guida tecnica, che chiaramente vedrà Chivu confermatissimo, fino soprattutto al mercato.
voce in capitolo
—
Quel che è certo, per quanto riguarda il futuro in nerazzurro di Chivu, è che il tecnico avrà il solito potere decisionale sulle scelte di campo (l’idea di discostarsi dal consolidatissimo 3-5-2 resiste eccome), ma sarà ascoltato con molta attenzione sul mercato. L’estate scorsa, il romeno "si è ritrovato" Luis Henrique e Sucic come due dei cinque acquisti messi a segno dalla dirigenza nerazzurra: il primo trattato ben prima dell’arrivo di Chivu, il secondo persino acquistato mesi prima. In ogni caso due talenti da coltivare in prospettiva, certamente non dei pilastri attorno a cui costruire una rivoluzione di rottura col passato. Esattamente come Bonny, pupillo di Cristian da utilizzare come seconda linea per spostarlo in prima un domani. E gli altri? Pio Esposito è formalmente rientrato dal prestito allo Spezia per decisione del tecnico, al contrario Diouf resta un oggetto misterioso, nonostante si sia raggiunta la metà di aprile, e Akanji si è invece rapidamente confermato leader della difesa.
il piano
—
La scorsa estate la società aveva, comunque, provato a regalare al romeno prima un attaccante "diverso" come Lookman e poi un guardiano del centrocampo come il giallorosso Manu Koné: entrambi gli affari sono saltati sul più bello, ma tra qualche mese si riproverà a dare a Chivu profili simili. Lo chiede lo stesso allenatore: servono muscoli, centimetri, corsa e forza fisica, davanti dribbling e imprevedibilità. L’obiettivo dell’allenatore, in totale armonia con la società, è quello di costruire una squadra che rispecchi le sue idee e possa resistere nel tempo. Un nuovo ciclo, insomma. Da Palestra (classe 2005) a Muharemovic (2003), le idee sul tavolo sono già tante.

