Il designatore è stato accusato di frode sportiva e di aver scelto arbitri graditi proprio ai nerazzurri: ma i fatti contestati conducono a partite finite assai male per la squadra che fu di Simone
Ieri l’Inter, almeno per un po’, ha vissuto una classica giornata di vigilia, di quelle di fine campionato, quando vedi che l’obiettivo è lì a un tiro di schioppo: allenamento, conferenza, viaggio in pullman, hotel. Solita liturgia, ma stavolta spezzata a metà da una notizia caduta come una saetta in un bosco: l’intero gruppo non aveva in testa altro che non fosse questo benedetto scudetto, poi sugli smartphone è comparsa una notifica e tutti hanno scoperto dell’inchiesta che coinvolge il designatore Gianluca Rocchi con l’accusa generale di frode sportiva e di aver scelto arbitri graditi proprio ai nerazzurri. Una vicenda giudiziaria inattesa in un momento in cui il profumo di scudetto è nell’aria: anche se indirettamente, rischia di “macchiare” la corsa interista verso il tricolore numero 21. Nella realtà, i fatti in questione risalgono per la maggior parte alla stagione scorsa, quella della grande delusione e degli zero titoli portati a casa nella coda dell’epoca Inzaghi: proprio da questa circostanza temporale nasce la meraviglia del club, spiazzato dalla vicenda, quasi incredulo. I fatti contestati a Rocchi e legati al club nerazzurro conducono a partite finite assai male per la squadra che fu di Simone: nelle gare in oggetto della stagione 2024-25, una di seguito all’altra, Bologna-Inter 1-0 del 20 aprile e Inter-Milan 0-3 del 23 aprile, la squadra ha pesantemente azzoppato la corsa allo scudetto e salutato del tutto la Coppa Italia e, quindi, i sogni di Triplete. È caduta prima a Pasqua contro Vincenzo Italiano in una gara assai discussa alla moviola e poi è caduta fragorosamente nel derby, senza e senza ma.
quei dubbi
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Ore di confronti, riunioni, e solito continuo contatto con la proprietà americana: i dirigenti, con in testa il presidente Beppe Marotta, che ha raggiunto Torino prima della squadra, hanno analizzato le poche info a disposizione, ma alla fine la società Inter ha scelto di non produrre una dichiarazione ufficiale da dare in pasto ai media. Anche oggi nello stadio granata non dovrebbero esserci interviste di alcun dirigente, anche perché i tempi non vengono considerati ancora maturi per pronunciarsi. Informalmente, però, il club è decisamente allibito per la slavina in atto, ma nello stesso tempo si definisce tranquillo per lo svolgimento dei prossimi giorni: nessun tesserato ha, infatti, ricevuto alcun avviso di garanzia. Nel complesso, i dubbi nerazzurri si concentrano su alcuni capisaldi della stessa inchiesta, a partire dalla presunta riunione “top secret” tenuta proprio a San Siro, durante la semifinale di andata di Coppa Italia del 2 aprile (Milan-Inter 1-1): in quella occasione sarebbe stato “concordato” sia l’arbitro del match di Bologna del 20 sia quello del ritorno di Coppa con il Diavolo del 23: un Meazza strapieno non è il luogo più discreto di Milano, in fondo. In più, è considerata astrusa la teoria secondo cui lo stesso Doveri sarebbe stato “sgradito” ai nerazzurri, ma poi volutamente scelto per il derby di Coppa (perso dall’Inter in casa), così da escludere una sua partecipazione nell’eventuale finale di Coppa contro una tra Bologna ed Empoli e in una delle cinque partite di campionato rimanenti a quel punto del cammino. In realtà, Doveri ne aveva già arbitrate tre dei nerazzurri in quel momento (in Napoli-Inter 1-1 di un mese prima c’era stato effettivamente un presunto mancato rigore su Dumfries che aveva fatto inalberare i nerazzurri). In più, lo stesso fischietto avrebbe curiosamente arbitrato proprio la partita di campionato caduta nel calendario giusto 3 giorni dopo l’andata di semifinale di Coppa Italia contro il Milan. Era il 5 aprile, altra data funesta per il campionato di Inzaghi: l’Inter a Parma fu rimontata da Chivu, proprio lui, da 0-2 a 2-2.
settimana nera
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Detto della lente di ingrandimento su Inter-Milan 0-3 di Coppa Italia 2024-25, semifinale di ritorno arbitrata sempre da Doveri e finita 0-3, quest’anno lo stesso fischietto “poco gradito” non è certo sparito dai cieli interisti: ha incrociato i nerazzurri 4 volte e, dopo due successi dell’Inter, ecco due scontri diretti poco felici per Chivu (2-2 col Napoli a San Siro, ko nel derby di ritorno con gol di Estupinan). L’altra designazione incriminata nella stagione passata è quella di Andrea Colombo, in Bologna-Inter il 20 aprile: i nerazzurri non ricordano certo un lieto arbitraggio pasquale, soprattutto nel recupero arroventato del Dall’Ara. La rimessa di Miranda spostata di una decina di metri avanti aveva spalancato la sforbiciata ammazza-campionato di Orsolini. Prima di quel giorno, Colombo aveva arbitrato l’Inter cinque volte: 5 vittorie, 19 gol segnati e 2 subiti, mentre quest’anno c’era pur sempre lui allo Stadium nel doloroso 4-3 subito dalla Juve di Tudor. Ovviamente, in casa nerazzurra non è sfuggito anche un passo nella lettera di Domenico Rocca: in quella denuncia che ha innescato il caso l’ex assistente mette nero su bianco il proprio stupore perché in Inter-Roma del 2025 «l’arbitro Gervasoni, supervisore di giornata, non “bussa” ai Var per far assegnare un calcio di rigore netto a favore dell’Inter, errore grave che molto probabilmente determinerà la perdita del campionato a favore del Napoli». È la sfida del 27 aprile, l’Inter-Roma 0-1 decisiva per il tricolore di Conte, quella del mancato penalty per fallo di mano di Ndicka su Bisseck. Il caso in questione è andato di traverso alla squadra di Inzaghi, ancora oggi fa rimuginare il tifoso medio nerazzurro, anche per colpa di un audio Var a lungo sparito. Quel match arrivava esattamente sette giorni dopo Bologna-Inter e quattro giorni dopo Inter-Milan di Coppa Italia: una settimana tra le meno felici di questi anni, tre sconfitte una dietro l’altra e tanti saluti ai sogni di gloria.

