Il ministro l’aveva già evocato, se si procedesse non è escluso un ricorso al Tar di Gravina. Chiesti chiarimenti al Coni: "Mi aspetto di ricevere dal Coni, prima possibile, informazioni in merito alla vicenda. Per tutelare lo sport sono necessarie trasparenza, tempestività e parità di trattamento"
La (possibile) crepa nel sistema ha prodotto l’immediata reazione del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi che, come noto, sta lavorando per una riforma radicale del calcio italiano, che vada oltre il nome del prossimo presidente federale. È proprio da qui che parte il suo post su X, pubblicato alle 18.32 di ieri pomeriggio: "C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo in tutte le sue articolazioni e rispettare i tifosi, gli appassionati e gli innamorati dello sport, a partire dal calcio: trasparenza, tempestività e parità di trattamento quando si affrontano ipotesi di inosservanza delle norme sportive, tanto più quando hanno possibili risvolti penali. E farlo sempre e con chiunque!". E questo è indiscutibile.
attacco alla figc
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La seconda parte è però un attacco diretto alla Federazione, con accuse pesanti: "Leggo, come tutti voi, i risvolti che stanno emergendo sull’indagine della Procura di Milano, partita dalla denuncia di un ex tesserato dell’Aia. Lasciando all’autorità giudiziaria il compito di svolger il proprio lavoro e senza voler entrare nel merito dell’operato del designatore della Can Rocchi, l’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Finora, nessun riscontro pubblico, così come non sappiamo chi abbia ricevuto la denuncia e quale organo sia stato investito della questione per verificarne la sussistenza". Di fatto un’accusa alla Procura Figc guidata da Giuseppe Chinè che in realtà era a conoscenza solo del caso “bussata” a Lissone e che su questo ha indagato in modo approfondito (sette audizioni) ritenendo poi la denuncia dell’associato Aia Rocca "infondata" e "mossa da ragioni di carattere personale". Da lì l’archiviazione, decisa con l’avallo della Procura generale dello Sport del Coni, presieduta da Ugo Taucer, che se non l’avesse ritenuta consona avrebbe potuto avocare a sé l’indagine. Se Abodi se la prende con la giustizia federale, dovrebbe dunque allargare il campo anche al Coni. Delle presunte designazioni “combinate” di Rocchi su cui stanno indagando i pm milanesi, la Procura Figc non ha mai saputo nulla fino a ieri mattina e Chinè ha immediatamente chiesto gli atti. Una volta che li avrà in mano partirà come doveroso una nuova indagine sul designatore autosospeso. Elementi su cui occorre fare chiarezza, visto che dopo il post del ministro l’ombra dell’"insabbiamento" si è diffusa velocemente tra media e tifosi.
commissariamento
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E arriviamo alla terza e ultima parte del messaggio di Abodi: "Mi aspetto, quindi, di ricevere formalmente dal Coni, prima possibile, informazioni in merito alla vicenda. Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze". Una chiusura che, visto il momento e le parole spese in precedenza dal ministro sul tema, non si può che leggere come un nuovo slancio verso un commissariamento. Un’ipotesi che è stata molto in auge subito dopo il flop della nostra Nazionale in Bosnia, ma che il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, l’unico legittimato ad agire su questo fronte, aveva sempre rispedito al mittente: "Al momento non ci sono le condizioni". Abodi stesso ultimamente aveva dichiarato di "non voler forzare la mano", preferendo strade alternative, tanto che stava valutando pure l’idea di un decreto.
scenari
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Il caso Rocchi può cambiare gli scenari, con un impatto importante anche sulle elezioni del futuro presidente Figc in programma il 22 giugno. Tra i criteri per cui, in base allo Statuto Coni, si può commissariare una federazione ci sono anche "gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi". Ed è su questo punto che con ogni probabilità si vorrà far leva. Ma occorre fare due rilievi: al momento le "gravi violazioni" di cui Rocchi è accusato non sono accertate e Rocchi stesso non fa parte degli organi direttivi della Figc. Quello che potrebbe accadere (al di là dell’esito del processo a Zappi) è un commissariamento dell’Aia, che potrebbe fare anche il dimissionario presidente Gabriele Gravina, a cui è concesso di agire per i cosiddetti atti indifferibili. Non è tutto. Un commissariamento (che viene proposto dalla Giunta Coni al Consiglio Nazionale), se ritenuto illegittimo perché privo dei presupposti per attuarlo, può essere impugnato. Non è escluso quindi che se questa dovesse essere la strada, il presidente Gravina possa fare ricorso, prima al Collegio di garanzia dello Sport presso il Coni, poi eventualmente al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato. C’è un precedente recente: nel 2018 venne impugnata la proroga di sei mesi del commissariamento di Fabbricini proprio in Figc. Il Collegio di garanzia presieduto da Frattini a sezioni unite decise che la proroga in questione era illegittima e ad ottobre si andò a votare (e vinse proprio Gravina). Ad impugnarla per conto di Cosimo Sibilia era stato l’avvocato Giancarlo Viglione, oggi legale della Figc. Detto questo, se l’ipotetico e tanto discusso commissariamento dovesse essere giudicato illegittimo, Buonfiglio ne uscirebbe male e sarebbe costretto a un passo indietro. Ma sono solo scenari. Per ora.

