C'è chi ha già vinto la Champions: è il Ruanda, sponsor di tutte le semifinaliste. Non senza polemiche

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Il  marchio "Visit Rwanda" è legato a Bayern, Psg, Atletico e Arsenal. I tifosi tedeschi però si sono ribellati attaccando l'accordo, che ritengono con un Paese che non tutela i diritti civili

Lorenzo Topello

Collaboratore

17 aprile - 17:42 - MILANO

Il filo sottile che lega le quattro semifinaliste di Champions si intreccia fra le divise di allenamento, le patch sulle maglie da gioco e la rubrica dei contatti telefonici. Non è facile trovare un lato comune a quattro colossi provenienti da quattro Paesi diversi, a meno che non si vada a sfogliare la margherita dei loro sponsor. Atletico, Psg, Arsenal e Bayern Monaco hanno un comune denominatore composto da due parole, ma distante un emisfero: Visit Rwanda, il Paese africano che ad aprile può già affermare di aver vinto la Champions. Anche se per alcuni tifosi, soprattutto quelli del Bayern, non è esattamente un motivo di vanto.

da dove viene

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Visit Rwanda è una campagna lanciata nel 2018 con l’obiettivo di valorizzare il Paese in tutto il mondo. I vertici governativi ruandesi hanno fiutato l’opportunità di riuscire, attraverso il calcio, a incoraggiare il proprio patrimonio paesaggistico, faunistico e culturale. Serviva un propulsore per vendere al meglio i pacchetti turistici, dal trekking ai paesaggi, anche perché è proprio dal turismo che l’economia ruandese, secondo alcune stime precedenti all’arrivo del Covid, ricavava il 10% del proprio Pil. La pandemia ha logicamente abbattuto una percentuale così alta, ma il governo ruandese ha rinvigorito la carta del pallone come canale di marketing. Nel giro di neanche un decennio il marchio Visit Rwanda è comparso sulle maglie (e non solo) di quattro top team europei. Tutti in semifinale di Champions, oggi.

arsenal

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Nel maggio 2018 la prima unione fra il Ruanda e il calcio europeo: la firma dell’accordo triennale (poi rinnovato) con l’Arsenal e la conseguente comparsa di Visit Rwanda sulla manica sinistra delle maglie dei Gunners, delle giovanili e della squadra femminile. Nel patto figurava anche la comparsa della scritta sui tabelloni dell’Emirates e sui cartelloni degli sponsor per le interviste a fine gara. Il primo accordo prevedeva 10 milioni di sterline all’anno nelle casse dei londinesi, mentre il presidente ruandese Paul Kagame veniva aspramente criticato anche da alcune organizzazioni internazionali per aver arricchito un club europeo già potentissimo di suo invece di conservare i fondi per opere infrastrutturali e sociali nel proprio Paese. Un sondaggio Nielsen condotto un anno dopo la sponsorizzazione evidenziava però come l’afflusso di turisti britannici in Ruanda fosse cresciuto del 5% in pochi mesi, unito all’espansione social del marchio Visit Rwanda che su Twitter e Facebook pare aver conosciuto un vero e proprio boom.

nuovi accordi

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Il governo ruandese ha così deciso di investire ancora. Nel 2019 ha stretto un accordo col Psg divenuto premium partner: una sponsorizzazione un gradino sotto all’Arsenal, per cui non c’era di mezzo la comparsa del marchio sulle maglie, ma solo sulla cartellonistica e in altre occasioni ufficiali. Un affare simile è stato chiuso col Bayern Monaco nel 2023: i tedeschi sono divenuti platinum partner per una cifra vicina ai 5 milioni di euro, e l’accordo comprendeva la presenza di Visit Rwanda negli stadi e nelle campagne promozionali globali. Lo scorso maggio poi un altro definitivo mattoncino: quello piazzato in Liga con l’Atletico Madrid. Il logo ha iniziato così a far capolino sulle maglie femminili dei Colchoneros e anche sulle divise di allenamento e riscaldamento della squadra maschile, oltre a comparire ufficialmente all’interno dello stadio Metropolitano e sulle piattaforme social dell’Atletico. 

il caso bayern

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Alla fine del febbraio 2025, però, la ministra degli Esteri della Repubblica Democratica del Congo, Therese Kayikwamba Wagner, ha denunciato pubblicamente tutte le superpotenze di Champions coinvolte nelle sponsorizzazioni col governo di Kagame, definendoli "accordi insanguinati" a causa del sostegno del Rwanda ai ribelli dell’M23, un gruppo che ha conquistato diversi territori nell’Est congolese ed è già stato denunciato per brutalità dalle Nazioni Unite. L’appello ha amplificato le proteste (attive da un quadriennio, in realtà) da parte dei tifosi dell’Arsenal che più volte hanno chiesto la cessazione dell’accordo, ma soprattutto ha aperto la contestazione furiosa degli ultrà del Bayern. Che hanno iniziato ad esporre striscioni eloquenti all’Allianz Arena: "Visit Rwanda- Chiunque guardi con indifferenza tradisce i valori del Bayern!". La società non è rimasta inerte. E anzi, dal febbraio 2025 si è mobilitata: prima ha inviato due dipendenti in Ruanda per verificare la situazione sociale e umanitaria nel Paese, poi ha sondato direttamente il ministero degli Esteri tedesco per valutare l’interruzione dell’accordo. Fino alla decisione dello scorso agosto: ridefinire la partnership trasformandola da commerciale a meramente calcistica, attraverso un progetto esclusivamente creato al potenziamento dell’Academy del Bayern a Kigali. Nient’altro.

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